Focus/ Ma che c'entra Falcone con la sede di un partito

Partiamo dalla notizia, diffusa attraverso un comunicato stampa come tanti: il Pd di Oria intitola la sede a un simbolo antimafia, il magistrato Giovanni Falcone, morto il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci, 15 anni prima della fondazione del Pd

Partiamo dalla notizia, diffusa attraverso un comunicato stampa come tanti: il Pd di Oria intitola la propria sede a un simbolo antimafia, il magistrato Giovanni Falcone, morto il 23 maggio 1992 nella strage di Capaci, quindici anni prima della fondazione del Partito democratico.

Partecipa alla cerimonia, prevista per il 31 marzo 2014, al civico 31 di via Marco Pagano, oltre al capogruppo regionale del Pd, Pino Romano, il sindaco di Bari e segretario regionale del partito, Michele Emiliano. Ex magistrato, anch’egli antimafia, attualmente in aspettativa.

Ora: Emiliano ha fatto la sua scelta da vivo. Non senza suscitare polemiche, non senza che si sia animato il solito dibattito sull’opportunità che i magistrati facciano politica e soprattutto su come ci si debba regolare dopo, cessata la carriera “pubblica” e il periodo di “stand-by” professionale.

Ma che c’entra Falcone con la militanza, sia essa di destra o di sinistra? Potremmo attenderci dunque, prossimamente su questi schermi, una sede di Forza Italia con dedica a Paolo Borsellino?

La fede politica è questione strettamente personale. La memoria del giudice che creò la super procura antimafia, che lavorò sì a stretto contatto con il socialista Claudio Martelli, ma con il solo intento di combattere la criminalità organizzata con tutte le proprie forze, è stata tramandata ai posteri come assolutamente lontana da influenze partitiche, specie nel proprio lavoro.

Non fece mai una scelta di campo. Anzi, finì forse per essere bersaglio della politica, quando la solitudine in cui fu fatto sprofondarelo trasformò in un “morto che camminava” ancor prima d’essere ucciso.

L’altro pomeriggio l’aula magna di una scuola di Brindisi è stata intitolata a Paolo Borsellino, alla presenza della sorella Rita, molto emozionata. La scuola è una terra neutra, un luogo di formazione e quella targa scoperta è un invito a seguire il tracciato della legalità. La fotografia in bianco e nero di Falcone e Borsellino campeggia sui palazzi di giustizia dal 2012, il ventennale delle stragi.

Vero è che tutto è lecito. Anche appropriarsi di simboli che per storia e cultura sono del tutto estranei al proprio percorso. Ognuno è libero di intitolare quel che crede a chi gli pare. Perfino di produrre panini con il nome di Al Capone. O di commercializzare vini con l’effigie di Mussolini (forse questo è vietato dalla legge, ma si fa ugualmente).

Insomma, è questa l’epoca in cui perfino nelle banalità del quotidiano ci si aggrappa a punti di riferimento di una certa levatura. E talvolta si rischia di abusarne.

C’è un’abissale differenza fra la celebrazione e il marketing. Una linea di confine che impone, per ragioni di opportunità, di tenere lontana la politica, categoria certamente nobile che riguarda la gestione della cosa pubblica e che non è però scevra da degenerazioni (trasversalmente, s’intende), dagli intoccabili del nostro passato recente e remoto.

La scelta del Pd di Oria potrebbe senz’altro essere valutata in termini positivi, se la si ritenesse un monito a perseguire i principi nobili dell’agire pulito. Della lotta alla criminalità in ogni forma.

D’altro canto, c’è da rilevare, che si tratta una presa di posizione di grandissima responsabilità, non al riparo da possibili strumentalizzazioni e imbarazzi. Le icone antimafia lasciamole al mondo della scuola, della cultura, dell’associazionismo, magari anche del volontariato.

Ci si indigna così tanto quando un magistrato prende posizione. Quante ne abbiamo sentite sulle toghe rosse, su Magistratura democratica, sulle procure “ideologizzate” citate da Berlusconi.

Vi sono state crociate di diverso colore, ve ne sono tutt’ora.

Emiliano, così come Mantovano, Maritati, Ingroia, Di Pietro, Grasso, De Magistris, hanno facoltà di prendere la parola e difendere le proprie scelte. Rivendicarle. Di decidere, in questo dato momento storico, da che parte stare. Di rispondere alle accuse. Falcone no. Nessuno quindiè legittimato a impossessarsi delle sue idee, nessuno può arrogarsi il diritto di interpretarle. E’ una questione di buon gusto.

La sinistra ha le sue di icone, da Gramsci a Berlinguer. Ma evidentemente non le bastano più.

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Commenti (2)

  • analisi perfetta! complimenti

  • Brava Roberta, una riflessione attenta e pienamente condivisibile.

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