Sgravi fiscali inesistenti, annullati i sequestri di beni e conti degli imprenditori

Il Tribunale del Riesame accoglie i ricorsi dei difensori di otto indagati nell'inchiesta in cui è finita ai domiciliari una commercialista. Il legale della professionista chiede la scarcerazione per mancanza dei gravi indizi, oltre che per assenza delle esigenze cautelari

BRINDISI – Annullato il sequestro dei conti correnti e dei beni immobili degli imprenditori finiti sotto inchiesta per sgravi fiscali inesistenti: il Tribunale del Riesame ha accolto i ricorsi presentati dai difensori di otto dei 14 indagati, in qualità di legali rappresentanti di società operanti nel settore dell’edilizia.

domenico attanasi-2Il collegio di Brindisi, in funzione di Riesame della misura cautelare reale, presieduto da Domenico Cucchiara, ieri (lunedì 19 giugno) si è pronunciato sulle istanze discusse dagli avvocati di Carmine Della Corte, Maria della Croce Semeraro, Tommaso Argentieri, Martino Carriero, Mario Marinosci, Pietro Nardelli, Pietro Sgura e Pietro Locorotondo, tutti accusati di “indebita compensazione” perché non avrebbero versato somme dovute nei periodi di imposta, utilizzando crediti non esistenti per un ammontare superiore alla soglia di 50mila euro.

Con accusa identica è stata arrestata ed è ancora ai domiciliari, la commercialista Maria Rosella, ragioneria con “compiti di consulenza fiscale e tenuta delle scritture contabili” per una serie di imprese e società cooperative edili. Secondo l’accusa, “in concorso tra loro”, la professionista francavillese i titolari delle imprese e delle coop, “per gli anni di imposta 2014, 2015 e 2016 non versavano le somme” e procedevano con una compensazione di crediti non esistenti. Più esattamente, indicavano con “codice di tributo 6700 corrispondente al credito d’imposta, incentivi per le medie e piccole imprese oppure usavano il codice tributo 2300 Ires saldo. Gli importi contestati, in alcuni casi, avrebbero superato anche l’asticella corrispondente a 150mila euro in un anno.

I difensori degli imprenditori, Domenico Attanasi (nella foto), Leonardo Andriulo, Augusto Orlando, Cataldo Montanaro e Stefano Epicoco hanno eccepito la circostanza che il sequestro diretto  del profitto del reato contestato non potesse essere disposto a carico dei legali rappresentanti delle società e che quello per equivalente, sempre disposto nei confronti degli stessi, fosse possibile solo all’esito di una verifica del patrimonio sociale. Accertamento che, secondo gli avvocati, non era stato preso in esame nel provvedimento di sequestro firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi. Per questo motivo il Riesame, ha accolto i ricorsi e di conseguenza ha annullato il decreto di sequestro nei confronti degli otto imprenditori. Nei prossimi giorni saranno discussi i ricorsi, con identica richiesta di dissequestro, per gli altri indagati.

Per la commercialista è stato depositato al Tribunale del Riesame di Lecce ricorso per la remissione in libertà, contestando non solo l’assenza delle esigenze cautelari, ma anche i gravi indizi di colpevolezza.

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