Mancano i braccialetti elettronici per i domiciliari, indagati restano in carcere

Il caso sollevato dall’avvocato Mario Guagliani dopo la pronuncia del Riesame per Lorenzo Mastrovito, Lorenzo Battisti e Orlando Morleo, arrestati per alcune rapine negli uffici postali e nelle banche del Veneto

BRINDISI – A Brindisi e provincia non ci sono braccialetti elettronici a disposizione delle forze dell’ordine, di conseguenza gli indagati per i quali è stata disposta la sostituzione della misura cautelare in carcere con quella ai domiciliari unitamente a dispositivi di controllo, restano “dentro”.

Il caso

mario guagliani-2A sollevare il caso è stato l’avvocato Mario Guagliani del foro di Brindisi (nella foto accanto), dopo che lo scorso 25 ottobre il Tribunale del Riesame di Trieste,  ha concesso i domiciliari con braccialetto elettronico a Lorenzo Mastrovito, 47 anni, di Ostuni, arrestato dai carabinieri il 4 ottobre scorso con l’accusa di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di furti negli uffici postali e nelle filiali di banche in Veneto. Il collegio ha riconosciuto i domiciliari con braccialetto elettronico anche a Lorenzo Battisti e a Orlando Morleo, entrambi di Brindisi, arrestati nella stessa inchiesta con identica accusa.

Il Riesame

Per tutti e tre gli indagati, il Riesame ha ritenuto insussistenti i presupposti per contestare l’esistenza del sodalizio e per questo ha concesso l’attenuazione della misura chiesta oltre che dall’avvocato Guagliani, dai penalisti Giuseppe Guastella e Daniela d’Amuri, difensori – rispettivamente – di Battisti e Morleo. I tre indagati però sono rimasti in carcere non essendoci la disponibilità di strumenti elettronici per il controllo, da applicare prima del trasferimento nelle rispettive abitazioni.

L’istanza al gip

MASTROVITO Lorenzo, classe 1971-2Di fronte al persistere della custodia inframuraria, nonostante la pronuncia del Riesame, Guagliani ha esposto la situazione al gip del Tribunale di Trieste che firmò il provvedimento di custodia, chiedendo la sostituzione della misura in corso di esecuzione, con quella degli arresti domiciliari per Mastrovito (suo assistito, nella foto accanto) anche senza il braccialetto elettronico. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta, rinviando ai divieti di comunicazione imposti già dal Riesame con ordinanza.

I divieti

Mastrovito, quindi, ha ottenuto il trasferimento nella sua abitazione, a Ostuni, dove resterà ristretto in attesa della chiusura dell’inchiesta e non potrà  “allontanarsi dal luogo dei domiciliari, senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria, nonché di incontrarsi e comunicare con persone diverse dai familiari conviventi e da coloro che le assistono”. In caso contrario “verrà ripristinata la custodia cautelare in carcere”. 

BATTISTI Lorenzo, classe 1954-2Stessa istanza al gip sarà presentata dai difensori di Battisti (foto accanto) e Morleo (nella foto in basso), ancora ristretti in carcere. E’ l’unica strada possibile, visto che ad oggi nel Brindisino non c’è la disponibilità di braccialetti elettronici.

L'inchiesta

Battisti e Morleo restano indagati con l’accusa di tentata rapina pluriaggravata in concorso nella Banca nazionale del lavoro a Trieste, in via Morpurgo, il 3 luglio dello scorso anno. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, avrebbero avuto accesso al cortile posteriore della banca dopo aver tagliato la rete di recinzione.

Sarebbero riusciti ad “aprire un varco a una porta esterna al servizio della centrale termica che si rilevava, tuttavia, priva di accesso agli uffici”. A quel punto avrebbero cercato di “rimuovere la grata a protezione di una finestra di un bagno comunicante con gli uffici”. Ma senza risultato.I due brindisini avrebbero rubato due targhe, quelle di una Fiat Punto e quelle di una Fiat 500, entrambe rubate il 30 settembre 2017 a Fossalta di Piave. 

MORLEO Orlando classe 1975-2Mastrovito è accusato anche di aver preso parte alla rapina, non andata a segno, nell’ufficio postale di Sistiana il primo novembre dello scorso anno. Identica accusa è contestata in relazione al colpo fallito nell’ufficio postale di Ceggia, il giorno successivo.


 

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Commenti (1)

  • Si legge, in questi giorni, di un enorme confisca di beni della mafia fatta in Sicilia. Bene, si mettano immediatamente a disposizione dell'amministrazione della giustizia una parte di quanto confiscato e si sopperisca , almeno nell'immediato, a parte dei fabbisogni della stessa, come, nella fattispecie, alla dotazione di braccialetti elettronici e sistemi ad essi connessi. Farlo subito, senza chiacchiere , senza procedure contabili ed amministrative bizantine e da tempi biblici: il crimine non aspetta ed anzi prospera proprio su queste lentezze, su questi vincoli , sull'impalcato delle centomila e passa leggi, sui cavilli, sulle postille, sulle disquisizioni filosofico- giuridiche, sui commi ed i sub-paragrafi bis, ter, quaternes , quienses, sixtieses ( o come cazzarola si definiscono ) e compagnia bella.

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