Abbandona la comunità, e per la madre comincia l'incubo

I carabinieri arrestano un 23enne su ordine del magistrato. Una spirale di violenze fisiche e morali durata tre mesi

CELLINO SAN MARCO – Dal suo abbandono della comunità di recupero a ieri, quando è stato arrestato, sono trascorsi solo tre mesi, ma sufficienti per trasformare in un incubo la vita della sua famiglia, sottoposta a violenze, minacce e vessazioni di ogni genere. Molto probabilmente non è il carcere la cura necessaria per risolvere i problemi di un 23enne di Cellino San Marco, ma sarà l’amministrazione penitenziaria a decidere quali percorsi attuare. Certo è, invece, che per la madre del giovane e la sorella è finita per ora la paura.

E il rischio per l’incolumità fisica delle due donne non era affatto da trascurare. Il gip del tribunale di Brindisi infatti, su richiesta del pm, non ha tardato ad emettere una ordinanza di custodia cautelare nei confronti del soggetto, cui i carabinieri della stazione di Cellino hanno provveduto a dare esecuzione, trasferendo il protagonista della vicenda alla casa circondariale di Brindisi.

Anche sulla propria pagina Facebook il giovane aveva manifestato propositi di nuovi atti di violenza nei confronti – ritengono gli investigatori – della madre, anche se non espressamente citata. Tra le minacce adombrate, quella di incendiare l’auto della donna. La sorella, assieme ai quattro figli tutti minori, aveva lasciato la casa di famiglia già nel mese di ottobre, poco dopo il ritorno dalla comunità del fratello. Era troppo spaventata dalla situazione, e dalle minacce rivolte anche nei suoi confronti.

Ciò che è avvenuto in quella casa, spiegano i carabinieri, è stato terribile. E proprio il giorno di Natale, non sopportando più le violenze materiali e morali, la madre del 23enne aveva a sua volta abbandonato la casa. Aveva subito di tutto: colpita da una sedia scagliatele contro dal figlio; sbattuta sul letto, percossa con pugni allo stomaco e quasi soffocata da una prolungata stretta alla gola.

Una spirale di vessazioni che non si attenuava, ma diventava sempre più pesante e pericolosa. La relazione dei carabinieri di Cellino San Marco al pm, a riscontro dei fatti, ha innescato la richiesta di una misura cautelare rapida nei confronti del giovane, chiudendo questo doloroso capitolo.

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Commenti (1)

  • Quanto descritto nell'articolo conferma sempre il fatto che la parola "recupero" per certi personaggi sia solo una boutade, una scemenza senza senso. Il buon lavoro di piccone e vanga sotto il sole , il freddo, la pioggia per un certo numero di annetti sia la cura più efficace. Ah, una piccola domanda: nell'articolo leggo che nell'excursus del giovane vi è stato anche uno strangolamento ( per fortuna non riuscito) ai danni della madre. Ma questo non è tentato omicidio? La "comunità di recupero"..... ma mi si faccia il piacere!!

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