Accusano di violenze il figlio, in aula piangono

CEGLIE MESSAPICA – Si sono commossi dinanzi ai giudici della sezione collegiale del Tribunale. Lacrime vere, di disperazione. “Lo abbiamo denunciato perché vogliamo che nostro figlio si salvi dalla droga che lo sta distruggendo, l’ha trasformato rendendolo violento”. Marito e moglie, cegliesi, 68 anni lui, 60 lei, genitori di Antonio Turrisi, 30 anni, detenuto dal 2 marzo scorso quando fu arrestato dai carabinieri della stazione del luogo, per estorsione, rapina e violenza privata nei loro confronti.

La stazione carabinieri di Ceglie Messapica

CEGLIE MESSAPICA – Si sono commossi dinanzi ai giudici della sezione collegiale del Tribunale. Lacrime vere, di disperazione. “Lo abbiamo denunciato perché vogliamo che nostro figlio si salvi dalla droga che lo sta distruggendo, l’ha trasformato rendendolo violento”. Marito e moglie, cegliesi, 68 anni lui, 60 lei, genitori di Antonio Turrisi, 30 anni, detenuto dal 2 marzo scorso quando fu arrestato dai carabinieri della stazione del luogo, per estorsione, rapina e violenza privata nei loro confronti.

I due genitori questa mattina sono stati interrogati (presidente Giuseppe Licci) dal pubblico ministero Silvia Nastasia (che il 12 marzo scorso ha chiesto il giudizio immediato) e dal difensore dell’imputato Aldo Gianfreda. Scene penose di questi genitori che per tanto tempo hanno dovuto subire la violenza del loro figlio. Il giovane ha la recidiva specifica e infraquinquennale. L’ultimo episodio risale al marzo scorso. Secondo il capo di imputazione formulato dalla Ferraro e accolto dal giudice per le indagini preliminari Alcide Maritati Antonio Turrisi avrebbe minacciato i propri genitori, malmenando la madre, danneggiando suppellettili e oggetti vari della loro casa, costringendoli  a consegnargli denaro. Inoltre è accusato di averli maltrattati “sottoponendoli ad un continuo stato di vessazione fisica e morale, minacciandoli e ingiuriandoli costantemente”.

I genitori dell’arrestato hanno rievocato in aula i comportamenti del figlio, Le violenze subite. Ma hanno mitigato perché in fondo e sempre il loro figlio e nessun genitore è felice di saperlo dietro le sbarre, e soprattutto tossicodipendente. “Vorremmo tanto che lasciasse la droga – ha detto il padre tra le lacrime -. Chiediamo aiuto alle istituzioni perché lo aiutino a disintossicarsi ed a ritornare il ragazzo allegro e spensierato che era una volta”. Parole pronunciate nel silenzio totale, parole angoscianti anche per giudici e penalisti abituati a confrontarsi di continuo che situazione border-line. Il processo è stato aggiornato. La prossima udienza sarà assorbita dall’interrogatorio dell’imputato, quindi ci sarà la discussione e la sentenza.

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