Acque Chiare, e ora la stangata Imu

BRINDISI – Le villette sono state confiscate con sentenza di primo grado. Ma, poiché non si tratta ancora di un giudizio definitivo, saranno i proprietari a dover pagare l’Imu, l’imposta municipale unica, di recente introduzione, la cui prima rata (che per le seconde abitazioni ammonta a più della metà del totale) andrà versata entro 18 giugno prossimo.

Il villaggio Acque Chiare

BRINDISI – Le villette sono state confiscate con sentenza di primo grado. Ma, poiché non si tratta ancora di un giudizio definitivo, saranno i proprietari a dover pagare l’Imu, l’imposta municipale unica, di recente introduzione, la cui prima rata (che per le seconde abitazioni ammonta a più della metà del totale) andrà versata entro 18 giugno prossimo.

Si parla del complesso “Acque Chiare”, quelle ridenti abitazioni in località Case Bianche che sono state oggetto di un sequestro, nel 2008, e che sono ora confiscate e materialmente avvolte dai sigilli, in attesa dell’Appello, l’unica concreta speranza per l’esercito di proprietari (sono circa 170, esclusi i promissari acquirenti che sono una cinquantina), di riottenere gli immobili che hanno acquistato, in taluni casi dovendo accendere mutui o mettendo mano ai propri risparmi.

L’Imu è dietro l’angolo, ma soltanto per i proprietari, coloro cioè che non si erano fermati al preliminare di vendita, ma che, dopo il rogito dei notai, avevano preso possesso dei beni e, una volta abbattutasi la bufera, non avevano potuto far di più che affermare con convinzione, e disperazione in taluni casi, la propria buona fede. Stando alle stime si tratterà di alcune centinaia di euro, importo annuale, dal sapore davvero amaro per il popolo di Acque Chiare.

Nessuno di essi può infatti utilizzare le abitazioni sulla litoranea per Apani: a maggior ragione dopo la sentenza di primo grado del 14 febbraio scorso quando fu consumata quella che è stata ribattezzata la “strage di san Valentino”. L’imputazione di lottizzazione abusiva è stata confermata per tutti e quattro coloro che erano alla sbarra: il costruttore Vincenzo Romanazzi, il notaio Bruno Romano Cafaro, condannati a un anno e sei mesi di reclusione più 30mila euro di multa, l’architetto del Comune Carlo Cioffi e l’architetto Severino Orsan condannati a nove mesi più 20mila euro di multa Per tutti la sospensione condizionale della pena e la condanna in solido al pagamento dei danni alla Regione Puglia, parte civile, alla quale dovranno essere liquidati 15mila euro di spese di costituzione e 50mila euro di provvisionale, con quantificazione rimandata alla sede civile.

Sarà, ironia della sorte, proprio il Comune di Brindisi, con il nuovo sindaco (Mimmo Consales, eletto ieri al primo turno), nei suoi uffici competenti, a determinare la quota Imu spettante ai 173 proprietari delle abitazioni di Acque Chiare. Proprio l’ente al quale loro stessi avevano chiesto il risarcimento dei danni, citandolo come responsabile civile in relazione alla condotta del dirigente Cioffi. L’istanza di ristoro fu rigettata dal giudice monocratico Francesco Aliffi, e in quegli stessi istanti si levarono le voci di protesta e di sdegno per la decisione di confiscare il villaggio intero.

Trattandosi di una decisione ancora non definitiva, resta tutto immutato. Così com’era negli anni passati, quando c’era l’Ici. Ora c’è l’Imu, imposta a carico dei proprietari privati delle proprie case al mare, il cui ammontare va ancora determinato.

Le villette che non sono state vendute, ma per le quali è stato soltanto siglato un preliminare sono di fatto di proprietà della società del costruttore, Vincenzo Romanazzi, ma non sono ancora accatastate, quindi neppure rubricate come prime o seconde case. Non c’è quindi ancora niente da pagare per quella cinquantina di abitazioni “in sospeso”.

Quanto all’infinita e intrecciata vicenda giudiziaria di Acque Chiare, prescritto il reato di corruzione per Vincenzo Romanazzi, chiuso il processo principale, per lottizzazione, sta per cominciare l’ultimo capitolo, non meno complesso dei precedenti: 222 imputati per concorso in lottizzazione abusiva negoziale, tutti gli intestatari e i promissari acquirenti nel giudizio che dovrebbe avere avvio domani dinanzi al giudice monocratico Francesco Cacucci: da indiscrezioni della vigilia, sembrerebbe imminente un nuovo cambio della guardia per incompatibilità.

Dopo il passaggio del testimone da Stefania De Angelis a Cacucci, si dovrà ora procedere, a quanto pare, alla designazione di un altro giudice per più di 200 imputati, inclusi Cafaro e Romanazzi che, sempre in quella stessa aula, non sembri un’assurdità, dovranno rispondere di truffa aggravata ai danni dei proprietari, che avranno facoltà di costituirsi parte civile ritrovandosi così a rivestire un doppio ruolo: vittime e carnefici.

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