Agenti penitenziari rischiano processo

BRINDISI - Tutto uno strano giro di firme false e attestazioni ugualmente dubbie per l’acquisto di radioline in un negozio esterno, piuttosto che all’interno dello spaccio del carcere di Brindisi, finalizzato a intascare denaro sulle spalle dei detenuti. Lo avrebbero organizzato due agenti penitenziari, un assistente e un assistente capo (F.D.M, 42 anni di Martano e E.E, 45 anni di Latiano, in servizio nell’istituto di via Appia) che sono stati raggiunti ieri da un avviso di conclusione indagini.

Il carcere di Brindisi

BRINDISI - Tutto uno strano giro di firme false e attestazioni ugualmente dubbie per l’acquisto di radioline in un negozio esterno, piuttosto che all’interno dello spaccio del carcere di Brindisi, finalizzato a intascare denaro sulle spalle dei detenuti. Lo avrebbero organizzato due agenti penitenziari, un assistente e un assistente capo (F.D.M, 42 anni di Martano e E.E, 45 anni di Latiano, in servizio nell’istituto di via Appia) che sono stati raggiunti ieri da un avviso di conclusione indagini.

I reati ipotizzati sono falso, abuso d’ufficio, minacce e violenza per aver indotto a falsificare, attraverso l’inconsapevole intermediazione di un detenuto, 25 domande per l’acquisto di altrettante radioline che sarebbe dovuto avvenire, stando a quanto dichiarato, all’interno dello spaccio della casa circondariale di Brindisi e che invece stava per essere effettuato altrove.

L’ipotesi accusatoria dice “in un negozio di loro fiducia e al di fuori di ogni controllo da parte della direzione della casa circondariale” con addebito sul conto corrente di cui ognuno dei detenuti è titolare per le compere nel cosiddetto ‘sopravvitto’, interno all’istituto. Tale presunto illecito avrebbe consentito loro di “procurarsi il vantaggio patrimoniale conseguente all’acquisto”.

I due sono accusati anche di aver indotto una delle persone recluse a macchiarsi del reato di autocalunnia. L’inchiesta, affidata al procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi, è stata avviata in seguito a querela di parte formulata da uno dei 25 aspiranti acquirenti delle radioline, recluso all’epoca dei fatti, alla fine del 2012, nel carcere di Brindisi.

Le contestazioni sono nello specifico di aver “tratto in inganno un detenuto e abusando dei propri poteri di averlo persuaso a falsificare 25 domande di autorizzazione all’acquisto di radioline presso un negozio di sua fiducia e al di fuori di ogni controllo da parte della direzione della casa circondariale”. Per aver “tratto in inganno un assistente capo e un ispettore, al cui controllo sottoponeva le domande”.

Per aver “tentato di costringere un detenuto a commettere il reato di autocalunnia”. Più in particolare “nell’anzidetta qualità poneva in essere le seguente illecite condotte: dava incarico al detenuto lavorante C.A, di individuare i detenuti interessati all’acquisto di radioline e, una volta accertato che 25 erano interessati all’acquisto, gli consegnava altrettanti moduli di domanda in bianco affinché li compilasse e li sottoscrivesse al posto dei singoli detenuti”.

“Una volta compilate le 25 domande d’acquisto annotava su ciascuna di esse l’ammontare del fondo disponibile sul conto corrente di cui ogni detenuto era titolare e ciò faceva indebitamente, trattandosi di adempimento di competenza esclusiva del personale addetto all’ufficio conti correnti”. Le radioline non sono mai state consegnate a chi le aveva prenotate. Qualcuno ci ha visto del marcio e ha sporto denuncia. E’ stata avviata prima un’inchiesta interna, poi la procura ha aperto un fascicolo. Ora ai due poliziotti sono concessi venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere d’essere interrogati.

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