Agguato sulla superstrada: domani vertice a Francavilla con Sco, Ros, procuratori e Mantovano

FRANCAVILLA FONTANA – “Francesco era un bravo ragazzo. Lavorava, non frequentava cattive compagnie, ogni mattina alle 5 stava in piedi e la sera alle 9 stava già a casa”. Romeo Leo, vicino di casa e amico dei fratelli Ligorio, racconta dello sfortunato giovane, aveva 18 anni, con le lacrime agli occhi. E’ arrivato sul luogo dell’agguato con Fabio, zio della vittima. “Abitiamo dirimpetto, in via Calamandrei. Mi ha chiesto di accompagnarlo qui e io non ci ho pensato due volte – dice Romeo Leo -, ci conosciamo bene e siamo amici. Ancora non abbiamo avvisato la madre di Francesco e la nonna. Il ragazzo viveva con lei da quando la madre Marianna ha trovato un compagno e si è trasferita a Oria”.

Alfredo Mantovano

FRANCAVILLA FONTANA –Le indagini vengono condotte dai carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana. C’è molto riserbo su questo ennesimo fatto di sangue che si verifica a Francavilla Fontana. Se non siamo all’emergenza ci manca poco.  Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano annuncia: “Dopo l’omicidio avvenuto oggi a Francavilla Fontana ho chiesto al prefetto di Brindisi Nicola Prete di convocare domani, nello stesso Comune di Francavilla Fontana, nella compagnia dei carabinieri, un incontro tecnico di coordinamento sulla sicurezza del territorio”.

A questo incontro parteciperanno il direttore del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia di Stato Gilberto Caldarozzi, il vice comandante dei Ros dei carabinieri, generale Mario Parente, il procuratore antimafia Cataldo Motta, il procuratore di Brindisi Marco Di Napoli e i responsabili provinciali delle forze dell’ordine.

“Francesco era un bravo ragazzo. Lavorava, non frequentava cattive compagnie, ogni mattina alle 5 stava in piedi e la sera alle 9 stava già a casa”. Romeo Leo, vicino di casa e amico dei fratelli Ligorio, racconta dello sfortunato giovane, aveva 18 anni, con le lacrime agli occhi. E’ arrivato sul luogo dell’agguato con Fabio, zio della vittima. “Abitiamo dirimpetto, in via Calamandrei. Mi ha chiesto di accompagnarlo qui e io non ci ho pensato due volte – dice Romeo Leo -, ci conosciamo bene e siamo amici. Ancora non abbiamo avvisato la madre di Francesco e la nonna. Il ragazzo viveva con lei da quando la madre Marianna ha trovato un compagno e si è trasferita a Oria”.

Ci sono anche dei parenti di Nicola Canovari, il ferito, conducente, proprietario del camion e datore di lavoro di Francesco nel tratto della statale 7, presso lo svincolo per Oria, dove alle 5,40 è avvenuto l’agguato nel quale è rimasto ucciso il ragazzo. Si mantengono in disparte. Chi non sa capacitarsi è Fabio Ligorio. “Non può essere vero – dice sconvolto -, non è possibile che abbiamo potuto fare una cosa del genere a mio nipote, un ragazzo d’oro”.

“Era un ragazzo d’oro – conferma Romeo Leo -, gli volevamo tutti bene. Un gran lavoratore. Per due anni era stato a Bernalda, in Calabria, a lavorare con lo zio Enrico. Sul suo conto non si è mai sentito niente. Come ho detto, non frequentava cattive compagnie. Non so perché era ritornato a Francavilla e aveva lasciato Bernalda. Da sei sette mesi si era messo a lavorare con Nicola (Canovari, ndr). Era molto legato alla nonna che vive a Francavilla da tanti anni e anche alla madre. Una ragazza madre, Francesco portava il suo cognome, che aveva questo unico figlio. Che sfortuna povera Marianna, che sfortuna”.

Il cadavere quando è arrivato lo zio è stato già rimosso, chiuso in un sacco blu e posto nella bara metallica con destinazione obitorio del cimitero di Francavilla Fontana dove nelle prossime ore sarà sottoposto ad autopsia. Un accertamento tecnico necessario e obbligatorio ma che non dovrebbe far emergere nulla oltre la ferita mortale provocata dalla pallottola calibro 7,62 entrata nella schiena, a ridosso della spina dorsale. Sembra non corra pericolo di vita invece Canovari. L’intervento chirurgico è ancora in corso nell’ospedale Perrino dove è stato trasferito dall’ospedale di Francavilla Fontana.

“La preoccupante recrudescenza della criminalità registrata già da lungo tempo i cui segnali di allarme non sono stati colti nella giusta misura pur se confermati dai rapporti della Direzione Distrettuale Antimafia, è motivo di forte preoccupazione e necessita di interventi urgenti ed efficaci per contrastare questo grande rigurgito della criminalità organizzata che alle prime luci dell’alba si è concretizzato nell’ennesimo cruento fatto di sangue. Un episodio che ha rischiato di coinvolgere ignari cittadini in quanto consumato su una delle principali arterie stradali della provincia”. Lo ha affermato in mattinata Massimo Ferrarese, presidente della Provincia, chiedendo la convocazione immediata di un vertice sulla sicurezza e l’ordine pubblico con il diretto coinvolgimento del Ministero dell’Interno ai suoi massimi livelli, che , come si è visto, è già stato programmato.

“E’ necessario – ha affermato Ferrarese – che si vada oltre la semplice presa d’atto di quanto sta accadendo nel nostro territorio. Ed è per questo che il vertice dovrà produrre, in maniera più efficace rispetto al recente passato, soluzioni immediate che siano in grado di restituire tranquillità ai cittadini della nostra provincia”. La situazione a Francavilla sta diventando incandescente. La malavita si affronta a colpi di arma da fuoco. La torta su cui si sono concentrati gli appetiti e si stanno riequilibrando gli assetti e il traffico delle sostanze stupefacenti. Nicola Canovari ha precedenti per spaccio di droga e probabilmente è sempre invischiato in questo smercio. Il fratello Cosimo, 42 anni, è stato arrestato il 21 ottobre scorso dai poliziotti. Nella sua casa superblindata, come c’era tanta droga, oltre a una pistola con il colpo in canna, proiettili, e sofisticati congegni per scoprire se ci sono microspie o altri aggeggi elettronici di ascolto.

La pistola col colpo in canna sta a significare che in questo momento nella malavita francavillese nessuno si sente tranquillo. Quando i carabinieri nei giorni scorsi hanno arrestato Carlo Di Palmo, 37 anni, latitante dal 15 ottobre scorso, è stato trovato in possesso di un giubbotto antiproiettile che utilizzava nei suoi spostamenti. Evidentemente non voleva correre rischi. Per la droga si muore. Non solo chi la usa. Ma in questo momento è ad alto rischio anche chi la vende. L’agguato di questa mattina porta ad una rilettura dell’assassinio di Vincenzo Della Corte, 42 anni, freddato a colpi di fucile caricato a pallettoni lo scorso 8 ottobre in un locale nel quale il francavillese e il  suo socio Cosimo Rochira, condannato in appello a 14 anni per un omicidio (in libertà per decorrenza dei termini) dovevano aprire un supermercato. Si era ipotizzata una vicenda di truffe. Ma ormai non è da escludere che dietro quell’omicidio ci possa essere il riassetto che sta avvenendo nella malavita francavillese e il traffico della droga.

Discorso nel quale si inquadra sicuramente l’incendio della vettura di Gianluca Della Corte, parcheggiata in via Calamandrei, zona 167, stessa strada in cui abitava il ragazzo ammazzato questa mattina. Della Corte è uno dei sei arrestati nei giorni scorsi nell’operazione “Sorella” per traffico di droga. Gli altri arrestati sono stati i fratelli Massimo e Daniele Di Palmo, Pietro Di Summa,  Nicola Maggiore e Sandro Pucci. Incendio che sarà stato un “messaggio” rivolto all’arrestato, come potrebbe essere un “messaggio” rivolto a Sandro Pucci, la gambizzazione di Danilo Pucci, 19 anni, parente dell’arrestato.

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