Al processo Acque Chiare comincia la sfilata dei notai

BRINDISI – “Ho stipulato rogiti perché non vi era nulla di irregolare”. E’ praticamente quanto ha sostenuto nell’udienza di questa mattina il notaio Benedetto Petrachi che ha stipulato alcuni degli atti di vendita delle villette di Acque Chiare, ora tutte sotto sequestro per illeciti che sarebbero stati commessi dal costruttore Vincenzo Romanazzi, 73 anni, di Brindisi, rappresentante legale di Acque Chiare Srl; da Bruno Cafaro, 72 anni, notaio brindisino, da Carlo Cioffi, 57 anni, di Brindisi, dirigente del settore Urbanistico e assetto del territorio del Comune di Brindisi, e Severino Orsan, direttore dei lavori e progettista del complesso Acque Chiare.

Il villaggio Acque Chiare

BRINDISI – “Ho stipulato rogiti perché non vi era nulla di irregolare”. E’ praticamente quanto ha sostenuto nell’udienza di questa mattina il notaio Benedetto Petrachi che ha stipulato alcuni degli atti di vendita delle villette di Acque Chiare, ora tutte sotto sequestro per illeciti che sarebbero stati commessi dal costruttore Vincenzo Romanazzi, 73 anni, di Brindisi, rappresentante legale di Acque Chiare Srl; da Bruno Cafaro, 72 anni, notaio brindisino,  da Carlo Cioffi, 57 anni, di Brindisi, dirigente del settore Urbanistico e assetto del territorio del Comune di Brindisi, e Severino Orsan, direttore dei lavori e progettista del complesso Acque Chiare.

Altri imputati come  Gianbattista De Cataldo, all’epoca dei fatti segretario generale del Comune di Brindisi ora in pensione, Giovanni Battista Matichecchia, all’epoca responsabile della Sovrintendenza alla Belle arti (i quali patteggiarono la pena tempo fa) e Giovanni Antonino, allora sindaco di Brindisi, accusato di essere stato il terminale delle mazzette (pure lui patteggiò la pena), sono ormai fuori dalla scena che si stanno spartendo il costruttore, il notaio, il funzionario comunale e il direttore dei lavori. Peraltro per un’accusa di illecito edilizio (la corruzione è prescritta) che a loro arrecherà un danno relativo, mentre rischia di essere un’autentica ghigliottina per chi in buona fede ha acquistato e rischia di perdere villa al mare e denaro speso per il suo acquisto.

Stamattina, dunque, è stato interrogato il notaio Petrachi come teste della difesa. Le domande sono state innumerevoli. Ma il fatto essenziale è che ha sottolineato “ho stipulato quegli atti perché tutto era in ordine. Vi erano i certificati di agibilità e abitabilità. Sia dal punto di vista delle concessioni edilizie, sia sotto il profilo urbanistico, tutto risultava essere perfettamente regolare”.

Petrachi - che di atti di acquisto ne ha redatti una decina - la maggior parte sono stati stipulati da Cafaro che  è indagato - è uno dei notai chiamati in causa dalla difesa dell’architetto comunale Carlo Cioffi, l’avvocato Roberto Cavalera, che ha chiesto l’interrogatorio di Michele Errico, di  Lavinia Vacca, Guido Grisi e Roberto Braccio. Tutti notai che pure hanno stipulato atti di vendita di villette di Acque Chiare.

Acque Chiare è un complesso turistico-residenziale sorto tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila. Si trova sulla costa a Nord di Brindisi. L’intenzione era realizzare una Rosa Marina a Brindisi. Sotto certi aspetti il costruttore c’è riuscito. Secondo l’accusa sostenuta da Adele Ferraro e Antonio Negro, il complesso ha avuto una destinazione finale diversa da quella prevista in progetto. E questo ha fatto scattare il sequestro di tutte le ville e le strutture connesse e l’incriminazione di costruttore, notaio, sindaco e così via.

I proprietari, che ritengono di essere stati raggirati, hanno denunciato per truffa Romanazzi e Cafaro. E nelle scorse settimane con una  lettera hanno messo in mora Comune, Regione Puglia e Società Acque Chiare, chiedendo un indennizzo pari a 50 milioni di euro nel caso le ville dovessero essere confiscate.

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