Falso allarme bomba alle Poste: individuato l'autore delle telefonate, ha agito per ripicca

Si tratta di un 42enne bracciante agricolo: è stato denunciato per procurato allarme e interruzione di servizio e pubblica necessità

BRINDISI – Risolti dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni i casi dei presunti “allarme bomba” verificatisi a Carovigno e Brindisi il 24 e il 28 ottobre e il 7 novembre scorsi. I militari sono riusciti a trovare il responsabile delle telefonate al 112 che annunciavano la presenza di ordigni negli uffici postali provocando la chiusura degli stessi e l’attuazione dei piani di emergenza con ingente dispiego di forze e risorse. Si tratta di un 42enne, S.B. domiciliato a Carovigno, bracciante agricolo: è stato denunciato per procurato allarme e interruzione di servizio e pubblica necessità. Avrebbe agito “per ripicca” nei confronti di Poste italiane.  

falso allarme bomba1-2

Il primo episodio di cui è ritenuto responsabile si è verificato il 24 ottobre scorso. Al 112 giunse una telefonata che annunciava la presenza di un ordigno nell’ufficio postale di Carovigno. Il secondo il 29 ottobre riguardante le Poste di viale Porta Pia a Brindisi e il terzo episodio il 7 novembre scorso sempre a Carovigno. Sono intervenuti gli artificieri che non hanno trovato ordigni.

Telefonate del tutto infondate, quindi, su cui i militari della compagnia di San Vito, diretta da capitano Antonio Corvino, si sono messi subito a lavorare. È emerso che la prima telefonata è giunta da una cabina telefonica sita in piazza Italia a Ostuni, successivamente le altre sono state effettuate da un’altra cabina collocata sempre a Ostuni in via Papa Giovanni XXIII e l’altra da Brindisi in piazza Crispi. Ai militari è bastato agganciare le celle da cui sono partite le chiamate ed eseguire appostamenti e controlli.

Anche la conoscenza del territorio ha permesso ai carabinieri di giungere al 42enne: nei giorni precedenti alle segnalazioni era stato fermato per un controllo. L’uomo è stato immortalato, inoltre, mentre era al telefono nella cabina telefonica. I carabinieri durante la perquisizione hanno trovato gli abiti indossati durante le telefonate. Si è giustificato spiegando che aveva agito per ripicca nei confronti di Poste Italiane, per via di alcuni ammanchi dal libretto postale della madre convivente. 

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