Almiento: “Fui minacciato, dissero non farai né il presidente, né l’avvocato”

Il presidente della Stp parte civile nel processo: imputati due sindacalisti per tentata estorsione, diffamazione e violenza privata

Rosario Almiento

BRINDISI – “Diventai bersaglio di alcuni rappresentanti sindacali, ricevetti pressioni e anche minacce dopo la decisione di trasferire un dipendente: mi dissero, non ti faremo fare né il presidente, né l’avvocato”.

Il presidente della Stp

sede stp-2-2-2Rosario Almiento, penalista, presidente della  Stp (di recente alla guida delle Ferrovie appulo lucane) è stato ascoltato nel processo in corso dinanzi al Tribunale di Brindisi, in cui sono imputati due rappresentanti sindacali, Armando Leo, 57 anni, segretario provinciale della Uil Trasporti, residente a Torre Santa Susanna, e Antonio Esperte, 45, segretario provinciale della Ugl,  di Mesagne. Sono stati rinviati a giudizio con le accuse di tentata estorsione, violenza privata e diffamazione ai danni di Almiento, autore della denuncia posta alla base dell’inchiesta.

Il presidente della Società Trasporti Pubblici è parte civile ed è rappresentato in giudizio dall’avvocato Roberto Cavalera. Parte civile è anche la Stp, al dibattimento rappresentata dall’avvocato Mario Guagliani.

Le accuse

Alla base delle condotte contestate nel capo di imputazione ci sarebbe stata la volontà o quanto meno il tentativo di favorire un familiare del sindacalista Leo, impiegato della Stp con mansione di autista, motivo per il quale ci sarebbero state azioni tali da ostacolare il trasferimento di un dipendente. I due sindacalisti,  con una serie di atteggiamenti, si sarebbero garantiti una posizione, già consolidata, di potere all’interno della Stp, minata dall’arrivo del nuovo management.

I volantini

Le azioni attraverso cui sarebbero avvenute minacce e pressioni sono riconducibili all’affissione alla divulgazione dei volantini nel periodo di tempo compreso tra il mese di dicembre 2012 e quello di gennaio dell’anno successivo. Il contenuto è tale da integrare, per il pm, gli estremi della diffamazione a mezzo stampa dal momento che sono stati offesi l’onore e la reputazione del presidente della Stp.

Sotto accusa è finito il seguente passaggio: “Sembra che gli enti soci (della Stp, ndr) ogni volta vadano alla ricerca per l’incarico di presidente, di una persona che non conosca il sistema gestionale di un’azienda, non abbia capacità relazionale, ma capisca solo l’obbedienza al padrino del partito di turno”.

Le minacce

Alle parole scritte, avrebbero fatto seguito quelle verbali con richiesta ad Almiento di revocare i provvedimenti relativi al trasferimento del dipendente. Quando il presidente ha detto no, i due sindacalisti si sarebbero rivolti in tono minaccioso dicendo: “Qui comandano i mesagnesi”. E ancora, la tentata estorsione, nel momento in cui i due avrebbero preteso che l’avvocato tornasse sui suoi passi: “Altrimenti non ti facciamo più fare il presidente e neppure l’avvocato”. Circostanze che Almiento ha confermato in udienza.

Il licenziamento

Gli imputati, nel frattempo, sono stati licenziati. Entrambi hanno impugnato il provvedimento dinanzi al Tribunale del Lavoro. Il giudice, di recente, ha rigettato il ricorso. Tutta la documentazione relativa al licenziamento è stata acquisita nel fascicolo del dibattimento, su richiesta del pubblico ministero Raffaele Casto.



 

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Commenti (1)

  • Leggo la notizia che per me non costituisce nulla di nuovo, qui a Brindisi ed al Sud in generale. Quando oltre 30 anni fa (36 per la precisione) lavorai per vari anni in una grossa azienda locale a partecipazione pubblica ( il che già la dice lunga), non erano per nulla infrequenti episodi di camorria ed atteggiamento mafioso ( da mafioncelli da quattro soldi, dopotutto) facenti capo a responsabili sindacali che, sicuri dell'appoggio dei vari politici del cosiddetto "arco costituzionale" , si comportavano da padroni con le maestranze e con le varie dirigenze aziendali "non allineate" ( dirigenze che, cribbio, ve le raccomando…….) . Erano, alla fine, solo degli smargiassi che allignavano nell'azienda rapinando magnificamente lo stipendio senza MAI lavorare. Guai a toccarli o, peggio, sanzionarli disciplinarmente: subito ricorso giudiziale agli organi competenti che, nel 99,9 % dei casi, li assolveva a velocità supersonica. Oggi, per fortuna, cose del genere non sembrano essere più possibili. Un bel calcione nel deretano e via , al pascolo con la cresta abbassata e la coda tra le gambe. Se si fosse fatto così una trentina di anni fa , può darsi che a Brindisi esisterebbero ancora tante aziende e tanti padri di famiglia forse starebbero ancora lavorando. Chi ha orecchie per intendere……..

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