Ancora la pista dei fanghi Enel

VIBO VALENTIA – C’è un filo diretto che collega la precedente inchiesta calabrese sullo smaltimento dei fanghi di una centrale Enel, quella di Cerano a Brindisi, e i residui di lavorazione sotterrati dalla Fornace Tranquilla Srl di San Calogero accanto ad un agrumeto. Si stima che in questa operazione trasportatori e conferitori avrebbero risparmiato oltre 18 milioni di euro mentre la fornace calabrese quasi 2 milioni di euro non versati alla discarica per i fanghi, mai pervenuti a destinazione.

I veleni venivano interrati

VIBO VALENTIA – C’è un filo diretto che collega la precedente inchiesta calabrese sullo smaltimento dei fanghi di una centrale Enel, quella di Cerano a Brindisi, e i residui di lavorazione sotterrati dalla Fornace Tranquilla Srl di San Calogero accanto ad un agrumeto. Si stima che in questa operazione trasportatori e conferitori avrebbero risparmiato oltre 18 milioni di euro mentre  la fornace calabrese quasi 2 milioni di euro non versati alla discarica per i fanghi, mai pervenuti a destinazione.

Gli indagati in parte sono gli stessi di allora: Calogero Sanfilippo e Mirko Luciano Pistillo in qualità di responsabili dell’impianto di Cerano sino al 2006, e i dipendenti  Giuseppe Incampo e Diego Baio, poi Carlo Aiello, 48 anni di Brindisi, responsabile della linea movimentazione delle scorie della termoelettrica di Cerano. Riguardo le imprese di autotrasporto, risultano indagati Vito Antonio Sacco (Ecolservizi), Antonio Roma (Società Lavori Ecologici) e Giuseppe Antonio Marraffa di Carovigno (Ecolservizi), e Vito Sabatelli di Cisternino (società individuale omonima).

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L’inchiesta di Vibo Valentia comincia nel 2009 e si chiude con il blitz di ieri, ma non si escludono ulteriori sviluppi. Nel 2009 fu arrestato una prima volta il titolare della Fornace Tranquilla Srl, Giuseppe Romeo. Si stima in 135mila tonnellate il quantitativo di fanghi Enel illecitamente smaltiti accanto all’agrumeto di San Calogero. Gli indagati sono 18 in tutto.

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