Animali e circhi, al Tar la spunta Orfei

BRINDISI - “L’ordinanza non vieta l’uso di animali nei circhi, vieta il maltrattamento degli stessi negli spettacoli circensi”. Ergo “è illegittima la nota del settore Attività produttive del Comune di Brindisi con la quale si chiede al circo ‘Darix presenta Orfei’ una dichiarazione dalla quale risultasse che non era previsto l’uso di animali”.

La sede del Tar di Lecce

BRINDISI - “L’ordinanza non vieta l’uso di animali nei circhi, vieta il maltrattamento degli stessi negli spettacoli circensi”. Ergo “è illegittima la nota del settore Attività produttive del Comune di Brindisi, con cui si richiama l’ordinanza del sindaco del 25 ottobre 2012, con la quale si chiede al circo ‘Darix presenta Orfei’ una dichiarazione dalla quale risultasse che non era previsto l’uso di animali”. Lo sostiene il circo in questione che ha trascinato il Comune dinanzi ai giudici del Tar di Lecce, affermando che effettivamente, stando a una interpretazione letterale dell’ordinanza, non vi sia a Brindisi alcun divieto di impiego degli animali nei circhi. Il Tar ha concesso la sospensiva.

La parte analizzata e richiamata dalla nota del 15 luglio 2013 a firma del dirigente del settore Attività produttive è quella “in cui si ordina il divieto di svolgere sul territorio del Comune spettacoli, giochi, lotterie o altri intrattenimenti pubblici, compresa la mera esposizione alla pubblica vista comunque per trarne lavoro, esemplificatamente in occasione di fiere, mercati, manifestazioni circensi, che comportino maltrattamenti ad animali e/o siano contrari alla loro dignità ed al loro rispetto, e/o vediamo animali vivi quali trofei di una vincita”.

Secondo il Tar di Lecce, nella breve motivazione contenuta nel decreto che dispone la misura cautelare provvisoria, la nota con cui il Comune ha chiesto al circo di certificare che non avrebbe impiegato animali, richiama “impropriamente” l’ordinanza che sarebbe invece riferibile ad altra fattispecie. Il ricorso sarà discusso nel merito a settembre in camera di consiglio, circostanza in cui l’indirizzo dei giudici amministrativi in sede cautelare, potrebbe essere confermato o del tutto ribaltato.

Il circo oltre a chiedere l’annullamento della richiesta a firma del dirigente del settore Attività produttive, ha anche invocato la perdita di efficacia di ogni atto presupposto, conseguente o connesso alla stessa. Sull’ordinanza del sindaco Mimmo Consales anche il prefetto Nicola Prete, sollecitato dall’Ente nazionale circhi. “Pur condividendo la ratio e la finalità del provvedimento – c’era sciritto - non può non rilevarsi che lo stesso, in sostanza, intende impedire l’impiego di animali in modi non conformi a condizioni di vita e di igiene, così come tutelati dalle norme di riferimento”.

L’ordinanza infatti vieta di svolgere attività che comportino l’impiego di animali, qualora detto impiego implichi “maltrattamenti” o ulteriori attività “contrarie alla loro dignità e al loro rispetto”. Ma, ha aggiunto il prefetto, “laddove l’impiego di animali avvenga nelle forme e con le modalità previste dall’art. 16 del DPR 21.4.1994 n. 234, recante il Regolamento per l’esercizio dello spettacolo viaggiante, lo stesso sia da ritenersi legittimo e conforme non solo alle previsioni normative di rango superiore quanto anche a quelle di cui all’ordinanza adottata nella materia dalla S.V., peraltro in stretta sintonia con le prime”.

Insomma. L’ordinanza del sindaco non stabilisce niente di diverso da quanto invece sancisce la legge. Non si possono utilizzare gli animali per scopi o in situazione in cui siano maltrattati, per lo meno secondo quanto sostiene la difesa del circo e – fino a questo momento – il Tar di Lecce che ha decretato la sospensiva. Non c’era insomma alcuna necessità di un’ordinanza per ribadire l’ovvio. Ce ne voleva una che disponesse il divieto assoluto, con chiarezza, di utilizzo degli animali nei circhi.

Ma forse, e bisogna prenderne atto anche se non si condivide affatto questo indirizzo, non è possibile imporre alcun divieto in materia. Perché tale divieto non è previsto da alcuna norma. E un’ordinanza, gerarchicamente “inferiore” a una legge non può, purtroppo, cambiare le cose. Ad ogni modo, si vedrà a settembre quel che accadrà: il Tar potrebbe stravolgere il proprio stesso giudizio di prima istanza.

 

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