Appalto per il centro diurno e assunzioni di parenti: cinque imputati per corruzione

Il pm: “Accordo per far entrare nella coop aggiudicataria il figlio del dirigente comunale e della sorella dell’assistente sociale”. La difesa: “Chiariremo ogni aspetto”

OSTUNI –  Il bando per la gestione del centro diurno, l’affidamento del servizio del valore di un milione di euro a una coop e la richiesta di assunzione di parenti sono alla base dell’accusa di corruzione mossa nei confronti di un ex dirigente del Comune di Ostuni, un assistente sociale della Città Bianca, del presidente della cooperativa e di altre due persone: sono tutti imputati nel processo iniziato ieri mattina in Tribunale, a conclusione  nell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza dopo una segnalazione partita dal sindaco Gianfranco Coppola.

Il Comune di Ostuni

Gli imputati

Hanno scelto il processo ordinario, rinunciando a riti alternativi: Antonio Minna, ex dirigente del settore Servizi sociali dell'Ente (ora in pensione); suo figlio Paride Minna;  Rosanna Danese, assistente sociale, la sorella Grazia Danese e Giovanni Spennati presidente della cooperativa Penelope, una delle più note realtà della Città Bianca, già titolare dell’appalto sulla mensa. Sono difesi dagli avvocati Giuseppe Tanzarella e Guglielmo Cavallo. La decisione di affrontare il dibattimento è legata alla decisione dei penalisti di dimostrare la correttezza dell’operato di tutti.

La segnalazione del sindaco

gianfranco coppola sindaco ostuni-2Il processo scaturisce dalle indagini coordinate dal pubblico ministero Valeria Farina Valaori, passata nel pool dell’Antimafia di Lecce. A chiedere un approfondimento della vicenda,  fu lo stesso sindaco della Città Bianca, Gianfranco Coppola, dopo aver trovato nella buca delle lettere della sua abitazione una lettera anonima. Nella missiva si ricostruiva la storia dell'appalto e si evidenziavano parentele e incompatibilità.

"Quella missiva era senza firma ma conteneva alcuni nominativi e poneva interrogativi precisi", spiegò Coppola in occasione della notifica degli avvisi di conclusione dell'inchiesta. "Era piuttosto circostanziata e di conseguenza l'ho consegnata alla Guardia di Finanza. Risale a due anni fa, più o meno".

L’inchiesta

La Finanza, quindi, acquisì tutti gli atti amministrativi relativi alla gara indetta dell’Amministrazione cittadina, settore Servizi sociali. Secondo l’accusa, ci sarebbe stato un accordo di natura corruttiva che avrebbe determinato la turbata libertà degli incanti, altra accusa contestata.  

“Il dirigente e l’assistente sociale, in qualità di pubblici ufficiali, violando i loro doveri d’ufficio” E avrebbero  “alterato fraudolentemente” lo svolgimento della gara ad evidenza pubblica per la gestione in concessione di un centro diurno socio-educativo a fronte di un impegno di spesa pari ad un  milione di euro in cinque anni, al fine di escludere, ingiustamente, una cooperativa sociale”, vale a dire il precedente gestore,  “a vantaggio di un’altra”. La gestione precedente del centro era della coop Prisma, riconosciuta come parte offesa e rappresentata in giudizio dall’avvocato Mario Guagliani. Il penalista ha ottenuto l’ammissione dell’istanza di costituzione di parte civile.

L’accusa di corruzione

Secondo questa impostazione, l’accordo “corruttivo” prevedeva “l’assunzione, da parte del presidente della cooperativa beneficiaria, del figlio del dirigente comunale e della sorella dell’assistente sociale”. Nel fascicolo del pm, c’è anche il parere dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che condivise l’impostazione accusatoria.

In occasione della prima udienza del processo il Tribunale ha disposto la citazione del Comune di Ostuni e della cooperativa Penelope in qualità di responsabili civili. L’ascolto dei primi testi, indicati dal pm, è stato fissato a partire dal prossimo autunno.

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