Neonato morto: nessuna colpa medica. Archiviazione per dieci

Il giudice delle indagini preliminari Giuseppe Licci stamani ha disposto l'archiviazione del caso relativo alla morte di un neonato, che avvenne dopo un parto cesareo attorno alla mezzanotte del 7 gennaio 2014, a causa di una sofferenza fetale (questo stabilì l'esame autoptico). Nessun elemento quindi, per proseguire le indagini a carico di dieci medici e paramedici dell'ospedale Perrino di Brindisi

BRINDISI – Il giudice delle indagini preliminari Giuseppe Licci stamani ha disposto l’archiviazione del caso relativo alla morte di un neonato, che avvenne dopo un parto cesareo attorno alla mezzanotte del 7 gennaio 2014, a causa di una sofferenza fetale (questo stabilì l’esame autoptico). Nessun elemento quindi, per proseguire le indagini a carico di dieci medici e paramedici dell’ospedale Perrino di Brindisi come avevano chiesto, attraverso il loro legale avvocato Giovanni Zaccaria, i genitori del neonato, opponendosi alla richiesta di archiviazione del pm Pierpaolo Montinaro.

Il caso fu messo in relazione, dal legale della famiglia, anche al blocco degli ascensori che affliggeva l’ospedale Perrino, dato che la partoriente era stata trasportata verso la sala operatoria seguendo un percorso anomalo. Due giorni dopo la morte del neonato, il 9 luglio,  fu sporta denuncia. Il pm nominò tre consulenti: Domenico Urso, Ermenegildo Colosimo e Pantaleo Greco. I carabinieri del Nas ricostruirono tutte le fasi della vicenda. Il  2 luglio 2014, il pm inoltrò la prima richiesta di archiviazione, ritenendo che la condotta dei sanitari fosse stata corretta e non ci fosse alcuna responsabilità imputabile agli indagati.

Un ascensore bloccato al PerrinoFu considerato irrilevante, in base alle risultanze della consulenza tecnica e delle indagini del Nas, l’eventuale ritardo nel trasferimento in sala operatoria della paziente dovuto al malfunzionamento degli ascensori. Come già detto, l’avvocato dei genitori si oppose all’archiviazione. Si celebrò perciò l’udienza di rito in camera di consiglio, davanti al gip Giuseppe Licci. Era il 4 novembre scorso. Il gip si riservò la decisione e con ordinanza del successivo 12 gennaio dispose la prosecuzione delle indagini per approfondimento le cause della morte bambino.

I consulenti già citati depositarono un supplemento di relazione. Il 26 febbraio il pm Pierpaolo Montinaro chiese di nuovo l’archiviazione perché riteneva che l’intervento di parto cesareo fosse stato eseguito correttamente e tempestivamente, e pertanto che non  vi era alcun profilo di colpa, neppure lieve, a carico del personale medico e paramedico impegnato nelle varie fasi dell’assistenza alla partoriente, una donna di 34 anni di Carovigno.

Ma il legale dei genitori del bambino rinnovò l’opposizione all’archiviazione, chiedendo al gip che il pm riformulasse il capo di imputazione. Seconda camera di consiglio il 26 maggio scorso, con riserva del gip, sciolta questa mattina con l’esito anticipato in principio. si svolge la seconda camera di consiglio. Alla luce delle ulteriori conclusioni dei consulenti medico-legali del pm, non vi è alcun dubbio per il gip circa la correttezza dei sanitari intervenuti. Le confutazioni della relazione peritale da parte del legale dei genitori, rileva il gip, non mostrano alcun supporto scientifico, pertanto le indagini condotte devono ritenersi esaustive. Da qui l’archiviazione disposta per i dieci indagati.

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Gli indagati erano Carmela Lanzilotti, Paolo Emilio Amoruso e Stefania Casi, tutti difesi da Anna Cavaliere; Donata Avantaggiato Marin difesa da Vita Cavaliere; Fabrizio Cosimo Picoco difeso da Viviana Labbruzzo; Paola De Pasquale difesa da Rocco Comes e Pietro Pacifico; Stella Saponaro difesa da Donato Vergine; Paola De Pasquale difesa da Carmela Roma; Silvana Causi difesa da Carmine Alessandro Dell’Aquila; Germana Alemanno difesa da Alfredo Piccolo.

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