Scu, sfoglie trovate a casa di brindisini: “Ma non sono affiliati”

La difesa degli imputati Enzo Sicilia, Nicola Magli e Vincenzo Polito: “Nessun riscontro ai pizzini di Martena”

Uno dei pizzini scritti da Raffaele Martena

BRINDISI – “I pizzini che si ritiene siano stati scritti in carcere da Raffaele Martena non possono essere prova delle affiliazioni alla Sacra Corona Unita, perché non ci sono riscontri oggettivi, stando agli atti d’indagine: non ci sono prove che i destinatari di quelle lettere abbiamo portato a termine attività illecite”.

La difesa degli imputati

Operazione Oltre le mura-2-2-3Parola ai difensori di tre dei 12 imputati nel processo, con rito abbreviato, scaturito dall’inchiesta chiamata Oltre le mura della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Nell’udienza di questa mattina, ci sono state le arringhe degli avvocati Luca Leoci, per Enzo Sicilia e Nicola Magli, cognati, entrambi di Brindisi,  e Francesco Cascione per Vincenzo Polito, di San Pietro Vernotico.

Tutti e tre sono accusati di aver fatto parte dell’associazione mafiosa, in qualità di uomini di fiducia di Martena, nel periodo in cui questi era detenuto nel carcere di Terni, assieme ad Antonio Campana, di recente diventato dichiarante, in attesa di essere riconosciuto come pentito a tutti gli effetti, sebbene per il pm della Dda le prime dichiarazioni messe a verbale siano autentiche e veritiere, quindi, credibili. Tanto è vero che in sede di requisitoria, il rappresentante della pubblica accusa, ha chiesto il riconoscimento dell’attenuante della collaborazione per Campana, con condanna alla pena di sei anni di reclusione.

Quella più alta è stata invocata per Martena: 16 anni, con riferimento al ruolo di primo piano contestato con riferimento alla creazione del nuovo gruppo in seno alla Scu, a far data dal mese di luglio 2017. Dodici anni sono stati chiesti per Polito, nove per Sicilia e un in meno per Magli.

I pizzini

MARTENA Raffaele, Classe 1986-2Secondo i due penalisti, se da un lato è vero che Martena avesse l’abitudine di scrivere lettere mentre era detenuto usando termini affettuosi, le cosiddette sfoglie, dall’altro è anche vero che gli imputati non hanno mai aderito agli inviti o alle direttive. Non ci sono, in tal senso, riscontri oggettivi. Né sul fronte della droga, né su quello delle estorsioni. “Innegabile è la conoscenza tra Martena e alcuni degli imputati, ma questo non è di per sé sufficiente a contestare la partecipazione al sodalizio di stampo mafioso”. (Nella foto accanto, Raffaele Martena)

Sicilia, già nel corso dell’interrogatorio di garanzie, fece  riferimento a una conoscenza datata nel tempo perché disse di aver conosciuto Martena ai tempi della scuola. “Abbiamo fatto le elementari assieme, con la Scu non ho mai avuto niente a che vedere”, disse.

I fogli furono stati trovati nel corso della perquisizione domiciliare l’8 novembre 2017 e risultano essere stati scritti il 16 e il 15 ottobre precedenti da Martena il quale rivolgendosi a Sicilia, lo chiamava “caro nocciolo”. Nomignolo che lo stesso ha negato sia mai stato riferito alla sua persona

Le lettere, quelle che negli anni passati venivano definite pizzini, sono state trovate a casa di Enzo Sicilia. Per l’accusa, anche quella sfoglia è stata scritta di pugno da Martena a ottobre 2017 e costituisce un’amissione diretta della volontà di chiamare a raccolta i giovani per mettere da parte i cosiddetti “vecchi”, in modo tale da conquistare il monopolio nella gestione di una serie di attività illecite. Dalla droga alle estorsioni, inserendo anche nella contabilità del sodalizio, i parcheggi. La sfoglia, nella lettura data dai magistrati dell’Antimafia,  sarebbe una confessione autentica visto che Martena non ha usato termini in codice.

Ha scritto chiaramente di essere  “malavitoso”, al pari di un altro brindisino, chiamato “Puffo”, quest’ultimo da identificare – secondo l’accusa – in Raffaele Renna, 48 anni, nativo di Mesagne, di recente arrestato nell’inchiesta Omega Bis della Dda di Lecce sulla Scu nei territorio del Sud di Brindisi e sulla gestione della droga. Renna, in questo filone non risulta imputato. Di Renna ha riferito Antonio Campana nel primo verbale reso in qualità di dichiarante.

Gli altri imputati

Antonio Campana-2Le prossime due udienze sono state calendarizzate per dare la parola di difensori degli altri imputati. Queste le altre richieste di condanna, al netto della riduzione per il rito alternativo al dibattimento: 12 anni per  Andrea Polito nato a San Pietro Vernotico, 30 anni, difeso da Pietro Romano; 13 anni per Jury Rosafio, nato a Brindisi, 42 anni, difeso da Danilo Di Serio; dieci anni Igino Campana (zio di Antonio Campana), nato a Mesagne, 64 anni, difeso da Gianfrancesco Castrignanò; dieci anni anche Ronzino De Nitto, nato a Mesagne, 44 anni, difeso da Pasquale Annicchiarico.

Richiesta di condanna a 12 anni per Fabio Arigliano, nato a Brindisi, 47 anni, difeso da Giacinto Epifani; Mario Epifani, nato a Brindisi, 38 anni, difeso da Fabio Di Bello; 12 anni per Andrea Martena, nipote di Raffaele Martena, nato a Brindisi, 33 anni, difeso da Gianvito Lillo e Dario Budano; otto per Ferruccio Taurino, l’unico rimasto a piede libero, nato a San Pietro Vernotico, 41 anni, difeso da Marco Pezzuto del foro di Lecce. (Nella foto al lato Antonio Campana)



 

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