Tumore diagnosticato in ritardo, Asl risarcisce danno agli eredi del paziente

Il decesso il 26 aprile 1994, la gestione liquidatoria della ex Usl Brindisi/3 condannata dal Tribunale a pagare danni da perdita di chance e del rapporto parentale per 177mila euro. Nei giorni scorsi definito un accordo transattivo per 153mila

BRINDISI – “Vero che la patologia oncologica era aggressiva, ma se fosse stata tempestivamente e correttamente diagnosticata, il paziente avrebbe avuto certamente una migliore aspettativa di vita”. Quel paziente è morto in ospedale e per questo la Asl di Brindisi dovrà risarcire gli eredi per il danno subito dopo la perdita del familiare, versando la somma di 153mila euro a fronte dei 177mila euro stabiliti con sentenza dal Tribunale.

Il tribunale di Brindisi

La pronuncia del giudice civile è arrivata a distanza di 23 anni dal decesso. Tanto hanno atteso i parenti del paziente che venne ricoverato all’ospedale di Francavilla Fontana, all’epoca sotto la gestione della Usl Brindisi/3. La prima udienza è stata incardinata nel 2013, la sentenza è arrivata il 2 gennaio scorso e di recente. Tempi della giustizia, tempi non brevi. Fatto sta che all’indomani della pubblicazione e quindi della lettura delle motivazioni  le parti, da un lato la Gestione liquidatoria della ex Usl e dall’altro i familiari dell’uomo deceduto, hanno deciso  di rinunciare alla strada processuale e di raggiungere un accordo transattivo. In tal modo sono stati evitati il giudizio d’Appello e l’incognita connessa al secondo grado.

Quel che rivela sono le conclusioni della consulenza medico legale redatta dal dottor Giovanni Bosco per conto del Tribunale. Il medico “per un verso ha escluso il nesso di casualità tra condotta del personale del presidio ospedaliero di Francavilla Fontana ed evento morte, stante la certezza dell’exitus del signor (…) a causa dell’aggressività della patologia oncologica di cui era affetto e, per altro vero, riteneva sussistere un danno da perdita di chance in quanto, laddove quella patologia fosse stata diagnosticata tempestivamente e correttamente, il paziente avrebbe avuto certamente una migliore aspettativa di vita”, è scritto nella perizia.

Da qui la decisione del giudice Pietro Lisi, secondo il quale sussiste “in favore del paziente il danno da perdita di chance e in favore dei congiunti, figlio e vedova, il danno da perdita di rapporto parentale” e pertanto ha condannato la gestione liquidatoria al pagamento delle somme: 110.040euro alla data del 30 aprile 1994, più la rivalutazione di anno in anno sino al soddisfo con maggiorazione degli interessi legali, per un totale di 177mila euro, oltre alle spese pari a 17.509,44 euro e di Ctu per 904.

Con l’accordo transattivo, gli eredi hanno rinunciato a una quota pari al 25 per cento della sorte capitale, per 44.379,21 euro. La transazione – si legge  - ha consentito di evitare l’ala del giudizio di appello che potrebbe riformare la sentenza di primo grado in senso sfavorevole alla famiglia e alla Asl. L’azienda sanitaria ha autorizzato il pagamento “a stralcio di ogni pretesa rinveniente dalla sentenza” che “dovrà essere effettuato in un’unica soluzione entro e non oltre il 15 aprile 2017, termine da considerarsi essenziale”. Ventitré anni dopo la morte in ospedale.

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