Attentati, droga, e rapine a S.Pietro: indagine conclusa

BRINDISI - Indagini concluse per la operazione “New Fire” che nelle scorse settimane ha portato in carcere tredici persone di San Pietro Vernotico (la maggior parte) e di Torchiarolo, accusate di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacente, furto, rapine, minacce aggravate, danneggiamento mediante il fuoco, detenzione e porto abusivo di armi. I sostituti procuratori Alberto Santacatterina e Milto De Nozza hanno firmato nella giornata di ieri la conclusione delle indagini che ora dovrà essere notificata alle parti. Che avranno venti giorni di tempo, dal momento della notifica, per presentare memorie e richieste, dopo di ché la pubblica accusa chiederà la fissazione del giudizio.

Fabrizio Annis

BRINDISI - Indagini concluse per la operazione “New Fire” che nelle scorse settimane ha portato in carcere tredici persone di San Pietro Vernotico (la maggior parte) e di Torchiarolo, accusate di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacente, furto, rapine, minacce aggravate, danneggiamento mediante il fuoco, detenzione e porto abusivo di armi. I sostituti procuratori Alberto Santacatterina e Milto De Nozza hanno firmato nella giornata di ieri la conclusione delle indagini che ora dovrà essere notificata alle parti. Che avranno venti giorni di tempo, dal momento della notifica, per presentare memorie e richieste, dopo di ché la pubblica accusa chiederà la fissazione del giudizio.

Gli imputati sono Alessandro Blasi, soprannominato “Big Jim”, 29 anni, considerato il capo del sodalizio composto prevalentemente da giovani sotto i trent’anni; Fabrizio Annis, 29 anni,  “Spennato” o “Iddru”; Adriano Chetta, 28 anni; Andrea De Luca, 32 anni; Crocefisso Geusa, 21 anni, esecutore materiale insieme a Tafuro degli attentati che hanno interessato San Pietro Vernotico negli ultimi anni; il fratello Fabio Geusa, 25 anni; Cosimo Damiano Laporta, 25 anni; Matteo Marangio, 20 anni; Antonio Martella, 22 anni; Mario Miglietta, 33 anni; Riccardo Paladini, 24 anni; Michele Turco, 30 anni.

E infine il capo dei capi in persona, Roberto Trenta, l’autore della decapitazione dei due conigli, le cui teste, ancora grondanti sangue, furono recapitate al sindaco Giampietro Rollo e all’assessore comunale Sergio Palma. Tutti di San Pietro Vernotico. A incastrarli è stato il loro ex collega Davide Tafuro, 22 anni, di San Pietro Vernotico, diventato collaboratore di giustizia quando ha capito che i suoi compari gli volevano fare la pelle.

Ha riflettuto e scelto, preferendo l’appellativo di “infame” alla morte che i suoi complici avevano decretato. Tafuro ha cominciato a raccontare tutto ai carabinieri, consentendo di imbastire il secondo atto dell’operazione “Fire” che nel luglio scorso aveva portato all’arresto di  Blasi, Trenta, Annis e Geusa.

Tafuro ha raccontato ai carabinieri di giuramenti, santini bruciati, affiliazioni. Tutto sulla falsa riga del “capo dei capi”. E poi attentati a non finire per creare un clima di terrore nella zona. Attentati incendiari, rapine, furti, teste di coniglio mozzate e ancora sanguinanti lasciate in giro. Tutto era buono per creare il caos e far trasferire il maresciallo dei carabinieri che aveva osato non avere garbo nei confronti del boss al momento dell’arresto.

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Ma i piani non sono andati come pensavano. Questi apprendisti mafiosi, che si ispiravano a Toto Riina e alla fiction televisiva sul capo mafioso che dopo anni di latitanza fu catturato dal “capitano Ultimo” e dai suoi uomini e ora è rinchiuso in carcere, sono scivolati sulla paura di Tafuro di essere ucciso. La paura fa novanta anche se hai giurato, mentre il santino viene bruciato, fedeltà al boss e agli altri affiliati. Tafuro ha confessato tutto, inchiodando i suoi colleghi alle proprie responsabilità.

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