Bimbo nato senza vita, il gip: "Il pm vada avanti nell'inchiesta. Dieci i sanitari indagati"

Il neonato venne alla luce senza vita per una sofferenza fetale: i periti lo dicono, ma non chiariscono se vi erano sintomi riconoscibili, tali da consentire un intervento efficace, in grado di evitare una tragedia familiare.

BRINDISI - Il neonato venne alla luce senza vita per una sofferenza fetale: i periti lo dicono, ma non chiariscono se vi erano sintomi riconoscibili, tali da consentire un intervento efficace, in grado di evitare una tragedia familiare. Il quesito posto ai periti dal pm Pierpaolo Montinaro, abbisogna di ulteriori specifiche e approfondimenti, secondo il gip di Brindisi, Giuseppe Licci,  che ha accolto l’opposizione all’archiviazione di un’inchiesta per omicidio colposo a carico di 10, tra medici e infermieri, relativa alla morte di un feto il 7 gennaio del 2014 al Perrino di Brindisi.

Il fascicolo è stato ritrasmesso al pm che avrà ancora 60 giorni di tempo per indagare e in particolare per fornire una “risposta esauriente circa le cause della morte del feto”, non ancora fornita secondo  l’avvocato della famiglia, l’avvocato Giovanni Zaccaria e secondo il giudice.

A quanto fu denunciato all’epoca dei fatti dai genitori del piccolo venuto alla luce senza vita fu anche un guasto agli ascensori della struttura sanitaria a impedire di giungere rapidamente, una volta deciso di intervenire con un cesareo d’urgenza, alle sale operatorie. Dalla perizia eseguita dai medici legali è emerso che la morte del feto è riconducibile a una sofferenza fetale per l’infiammazione della placenta e del cordone ombelicale. Ora bisognerà stabilire se vi erano “sintomi” che potessero essere riconoscibili in anticipo rispetto a quando si è intervenuti.

Stando a quanto fu ricostruito nella denuncia, la madre del piccolo, una donna di 34 anni di Carovigno, si era recata in ospedale la sera del 7 gennaio, su consiglio del ginecologo, alla vigilia del parto programmato. Aveva raggiunto il nono piano della struttura con un ascensore, poi i medici avevano deciso di anticipare il cesareo: una volta allestita la sala operatoria, la partoriente in barella era stata condotta in un'altra ala del nosocomio, perché l'ascensore più vicino non era in funzione, e avvolta in alcune coperte era stata fatta passare attraverso un corridoio all'aperto. Alle 23.24 aveva poi dato alla luce il bimbo, ormai senza vita.

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