Sigarette su nave militare: "Le prime indagini fatte dalla Capitaneria"

Nota della Procura di Brindisi, che precisa che i mezzi dell'autorità marittima sono stati utilizzati per lo sbarco della merce sequestrata

BRINDISI – Procedono in tandem Capitaneria di porto e Guardia di Finanza per accertare chi e in che modo abbia portato quasi sette quintali di sigarette di contrabbando sulla nave militare Caprera, poste sotto sequestro subito dopo l’arrivo nel porto di Brindisi, lo scorso 16 luglio, e poi trasbordate a bordo di mezzi della stessa autorità marittima per il trasporto nel deposito giudiziale designato.

L’inchiesta

Dopo le indiscrezioni trapelate ieri per mano di uno degli inviati della trasmissione televisiva Le Iene di Italia Uno, oggi la Procura di Brindisi conferma la scoperta e il conseguente sequestro di un “grande quantitativo di tabacco di contrattando a bordo della nave militare Caprera”. La nota porta la firma del procuratore capo, Antonio De Donno, il quale evidenza che “il primo organo di polizia giudiziaria delegato a svolgere indagini” sia stato il “personale della capitaneria di porto. Del tutto estranea, quindi, ai fatti la Capitaneria, precisazione d'obbligo.

In particolare, i primissimi accertamenti investigativi hanno riguardato il “trasporto a bordo della nave del tabacco di contrabbando”. “Unitamente al personale della guardia di finanza, la capitaneria – si legge nel comunicato ha provveduto al sequestro penale del tabacco e all’inoltro della conseguente comunicazione della notizia di reato all’autorità giudiziaria”. Sotto sequestro sono finiti 3.600 chili di sigarette, per un totale di quasi 700 chilogrammi, trovati in 72 scatoloni. Nave Caprera era rientrata da una missione in Libia durata 108 giorni.

Doppia inchiesta

Contestualmente all’inchiesta avviata dalla Procura di Brindisi, c’è quella della magistratura militare a Napoli. Al momento sono al vaglio dei pubblici ministeri le posizioni di alcuni marinai, componenti dell’equipaggio della nave. Non è esclusa che venga disposto l’ascolto del comandante in qualità di persona informata sui fatti. Secondo indiscrezioni, sarebbe stato lo stesso comandante a chiedere un controllo all’arrivo nel porto di Brindisi.

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