Traffico di cocaina, 18 arresti: forniture organizzate a Brindisi

Scoperto un arsenale. Ruolo di primo piano contestato a Renato De Giorgi, 51 anni, già in carcere in Grecia: droga per sodalizio romano di Montespaccato. Il gruppo, legato anche alle Ndrine, avrebbe gestito almeno 100 chili di coca, per un valore di 4 milioni di euro. Intercettazioni e verbali di pentiti

Parte della cocaina sequestrata dalla Finanza (Foto da ROMATODAY)

BRINDISI – Fiumi di cocaina, almeno cento chili, per un valore di quattro milioni di euro. Nel sodalizio del "Re Mida" di Roma, con base nel quartiere di  Montespaccato, riscostruito dall’ultima inchiesta della Dda,avrebbe avuto un ruolo  Renato De Giorgi, 51 anni, di Brindisi, nome legato alla storia del contrabbandi negli anni di Marlboro city: secondo l'accusa, avrebbe gestito forniture di droga al gruppo. L'associazione avrebbe avuto anche contatti con una Ndrina calabrese e con frange della Sacra Corona Unita e sarebbe stato in grado di procurarsi armi micidiali, come fucili Kalashnikov e mitragliette Skorpion.

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L’inchiesta

De Giorgi è l’unico indagato di Brindisi a essere coinvolto nel blitz della Guardia di Finanza: è tra i 18 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere ottenuta dai pm del pool Antimafia di stanza della Capitale. Il provvedimento gli è stato notificato nel carcere di Preveza, in Grecia, dove è ristretto da due anni e mezzo: venne arrestato nella località ellenica compresa tra Parga e Lefkada, dopo la scoperta di quasi trenta chili di cocaina all’interno di un’attività commerciale ritenuta a lui riconducibile. Per questa accusa, è stato già rinviato a giudizio e affronterà il processo in Grecia, il mese prossimo.

Il ruolo contestato a De Giorgi

Le indagini delegate ai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria, hanno ricostruito una serie di contatti nel periodo di tempo compreso la fine del 2015 e la metà del 2017, tra De Giorgi e il sodalizio radicato nel quartiere romano di Montespaccato, al cui vertice – secondo l’accusa – ci sarebbe Costantino Sgambati, 42 anni, nato e residente nella Capitale. Il brindisino è accusato di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga e di aver fornito 73 chili di coca.

Le immagini del blitz

Sgambati  è considerato un personaggio emergente nel panorama criminale romano, in grado di imbastire una serie di contatti con consorterie di stampo mafioso, per le quali sarebbe diventato nel tempo un canale di distribuzione delle sostanze stupefacenti. Cocaina soprattutto e anche hashish. Business a sei zeri. Re Mida, appunto, secondo l’impostazione accusatoria. “In questo contesto sono emerse relazioni con alcuni esponenti della cosca Bellocco, attiva nella zona di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria”, si legge nel provvedimento di arresto, nella parte in cui viene spiegata la genesi dell’attività investigativa.

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Intercettazioni e pentiti

L’accusa mossa dai pm della Dda e condivisa dal gip del Tribunale di Roma che ha firmato l’ordinanza di arresto in carcere, è ancorata a intercettazioni, sia telefoniche che ambientali, e alle dichiarazioni rese da due collaboratori di giustizia, ex uomini della ‘Ndrangheta.

I pentiti calabresi avrebbero indicato De Giorgi come uno dei principali fornitori. Gli inquirenti lo reputano anche vicino al presunto clan Coluccia, ramificazione salentina della Sacra Corona Unita, per effetto di legami con Vincenzo Amato, 42 anni originario di Noha, in provincia di Galantina, latitante dal 2016, con una condanna a venti anni di reclusione da scontare, essendo diventata definitiva. Vincenzo Amato e il fratello Andrea risultano coinvolti, da ultimo, nell’inchiesta chiamata Orione della Dda di Lecce.

Gli altri indagati

Stando all’accusa, dell’associazione avrebbero fatto parte Ugo Di Giovanni, 42 anni; Andrea Sgambati, 44, fratello di Costantino; Stefano Bruno, 51; Marco Fanelli, 38; Davide Scognamiglio, 34, e Mattia Sigismondi, 25. I sei indagati avrebbero avuto il compito di gestire le aree di spaccio, trasportare e custodire il narcotico, recuperare i crediti insoluti a fronte di pregresse cessioni di stupefacente.

Non organico al gruppo, ma comunque legato al sodalizio, sarebbe stato Dorian Petoku, 31 anni, già arrestato dai Finanzieri del Gico lo scorso gennaio, nell’ambito dell’operazione “Brasile Low Cost in relazione  per il tentativo di importazione dal Sud America di oltre mille di cocaina. Accusa mossa in concorso con Salvatore Casamonica, Marco Turchetta,  figura di spicco tra gli ultrà di una squadra di calcio capitolina);  Davide De Gregori; Luca Carovillano; Luca Francesco Viglietta; Francesco Giglio; Nicola Macrì ed Emanuele. Un indagato non è stato ancora rintracciato.

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Le armi e il laboratorio della droga

L’inchiesta ha accertato la disponibilità di armi da parte di Sgambati: a marzo 2016, i finanzieri sequestrarono un arsenale, all’indomani del pentimento di Daniele Mezzatesta, 41 anni, considerato l’uomo di fiducia. C’erano Kalashnikov, fucili a canne mozze e a pompa, mitragliatori Skorpion e silenziatori, per un totale di venti pezzi.

Furono scoperti, inoltre, sei chili di esplosivo ad alto potenziale, cinque detonatori e un giubbotto antiproiettile. E ancora 73 chili di cocaina e 140 di hashish. Durante le indagini, inoltre, venne posto sotto sequestro un laboratorio allestito per la lavorazione, il “taglio” e il confezionamento della cocaina.

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