Boccia ed Epifani difendono la Vincenti

BRINDISI - L'inchiesta giudiziaria partita da un esposto di un esponente Sel alla fine si rivela politicamente deflagrante nel Partito democratico. E' sul fronte piddino infatti che si sono accese le polemiche riguardo le presunte irregolarità nello svolgimento delle primarie - parlamentarie.

Giovanni Epifani

BRINDISI - L'inchiesta giudiziaria partita da un esposto di un esponente Sel alla fine si rivela politicamente deflagrante nel Partito democratico. E' sul fronte piddino infatti che si sono accese le polemiche riguardo le presunte irregolarità nello svolgimento delle primarie - parlamentarie del centrosinistra. Proprio sul fronte da cui non è partita alcuna segnalazione alla magistratura ma c'è stato un solo intervento, quello di Antonella Vincenti,  che si occupa delle donne del partito, ha partecipato alle consultazioni a San Donaci (ottenendo un ottimo risultato), e ha poi segnalato ai vertici le sue perplessità.

Attaccata da più fronti, ora viene difesa. In primis dall'onorevole Francesco Boccia che, almeno lui, non entra nel merito dell'attività della magistratura dai cui approfondimenti investigativi sembra proprio che ci sia gente mai andata a votare (si procede per falsità in scrittura privata, contro ignoti). E bacchetta la segreteria provinciale di Brindisi del partito.

"Trovo fuori luogo e ingiustificate - scrive Boccia -  le reazioni della segreteria provinciale Pd di Brindisi apparse sulla stampa. Reazioni che, in prima battuta, non sono andate al di là di mediocri asserzioni retoriche, o di affermazioni di circostanza, salvo poi avventurarsi addirittura nella minaccia di azioni giudiziarie nei confronti di un’esponente che ha sempre dimostrato lealtà, consenso, coerenza, senso di responsabilità e spirito di abnegazione nei confronti del partito dopo anni di militanza".

"Trovo pertanto scorretto - prosegue -  il tentativo di trasformare e far credere che dietro l’affermazione della Vincenti si nascondano accuse di brogli o accuse di reato a tutto il gruppo dirigente, quando in realtà  si tratta chiaramente di una presa di posizione di carattere politico, che personalmente condivido. Peraltro sorprende che il punto di partenza della nota del segretario provinciale brindisino sia costituito dalla ipotesi che le dichiarazioni di Antonella Vincenti siano intervenute solo in un momento eccessivamente tardivo rispetto all’esito delle primarie".

I fatti sono andati in un certo modo, Boccia lo sa e difatti li ricostruisce con precisione: "E' mio dovere precisare che Antonella Vincenti pose la questione politica all’interno del Partito con una segnalazione indirizzata alla Commissione di Garanzia ed adeguatamente motivata, in data 6 gennaio 2013, tre giorni dopo e non tre mesi dopo. Vicenda segnalata al responsabile nazionale dell'organizzazione del Pd, Nico Stumpo, al quale io stesso ho personalmente chiesto in quei giorni di valutare se, le accuse di brogli fatte dall'esponente di Sel, autore della denuncia e apparse sui giornali avessero fondamento”.

“Se la consultazione delle parlamentarie è stata viziata da anomalie di varia natura sarà la magistratura ad accertarlo. Non è questa la sede per contestazioni di natura giudiziale; resta il fatto – conclude - che di fronte ad un’indagine in corso bisogna esclusivamente agevolare il delicato compito della magistratura mettendosi a disposizione".

Sulla questione interviene anche il consigliere regionale (ostunese) Giovanni Epifani: "Se nelle parlamentarie si sono verificate anomalie di qualsiasi tipo – così come segnalato da alcuni esponenti politici di Sel - è giusto che la magistratura conduca delle inchieste approfondite. Personalmente condivido la posizione di chi stima l’operato politico di Antonella Vincenti, la quale tre giorni dopo il voto comunicò i suoi dubbi sulla vicenda solamente attraverso una segnalazione agli organi di garanzia interni al Pd”.

“Tuttavia ora che gli esposti e le denunce sono al vaglio della magistratura ordinaria e in attesa delle risposte degli inquirenti, sarebbe opportuno che i toni sprezzanti ed eccessivamente polemici nel Partito Democratico scomparissero. Un confronto sereno e una leale correttezza tra coloro che hanno partecipato alle primarie sono gli unici atteggiamenti legittimi rispetto a uno degli strumenti più democratici di queste elezioni, le parlamentarie".

L'inchiesta intanto è giunta a un suo punto di svolta. Destinata ad allargarsi. Ci stanno lavorando su gli agenti della Digos che hanno ascoltato una trentina di persone, le quali hanno dichiarato di non essere mai andate a votare. A giorni si saprà se vi sono ipotesi di responsabilità riferibili a qualcuno da iscrivere, eventualmente, nel registro degli indagati.

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