Acque Chiare, lottizzazione abusiva prescritta: ville restituite

La Cassazione dopo la camera di consiglio durata tutta la notte: fine dell’incubo iniziato il 27 maggio 2008. Nessuna confisca neppure per l'albergo e per gli altri immobili da vendere e per i quali c'erano stati i compromessi. Il procuratore generale aveva chiesto il rigetto dei ricorsi degli imputati e delle parti civili

BRINDISI – L’urlo di gioia è esploso al telefono poco prima delle 9, bagnato dalle lacrime di chi, per undici anni, ha vissuto di fatto una condanna per aver perso le villette di Acque Chiare: la Cassazione ha dichiarato prescritto il reato di lottizzazione abusiva e ha disposto la restituzione delle case ai proprietari. Più esattamente, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio per gli imputati Vincenzo Romanazzi, Bruno Romano Cafaro, Carlo Cioffi e Severino Orsan e ha annullato senza rinvio con riferimento alla "disposta confisca del comparto C, con restituzione agli aventi diritto".

La Cassazione

cassazione ermellini-2Fine dell’incubo. Fine della dolorosa vicenda giudiziaria iniziata il 28 maggio 2008, quando i finanzieri apposero i sigilli al villaggio lungo la costa  Nord, in località Torre Testa, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Brindisi sulla lottizzazione abusiva dell’area, tipizzata come agricola e non già come turistico-residenziale.

La Cassazione si è pronunciata dopo una lunga camera di consiglio, andata avanti tutta la notte. Attesa interminabile per i proprietari, gravida di ansia e di paura dopo che il procuratore generale, ieri mattina, aveva chiesto alla Terza sezione, di rigettare tutti i ricorsi. Sia quelli discussi dai difensori degli imputati, che quelli discussi dagli avvocati che in giudizio hanno rappresentato i proprietari delle villette in qualità di parti civili. La Suprema Corte ha rigettato tutti i ricorsi delle parti civili, il che significa che la revoca della confisca deriva dall'accoglimento dei soli ricorsi delle difese dei quattro imputati.

La prescrizione e il dissequestro

Gli Ermellini hanno dichiarato l’estinzione del reato contestato per intervenuta prescrizione, sulla base del trascorrere del tempo, per il costruttore Vincenzo Romanazzi, difeso dagli avvocati Vito Epifani e Alfredo Gaito,  il notaio Bruno Romano Cafaro al quale è riconducibile la maggior parte dei rogiti, difeso  dagli avvocati Stefano Prontera e da Filippo Sgubbi. Cafaro e Romanazzi furono entrambi condannati in Appello a un anno e sei mesi, con ammenda di 55mila euro. Prescrizione anche per il progettista Severino Orsan e per  l’ex dirigente del settore Urbanistica del Comune Carlo Cioffi, entrambi difesi da Roberto Cavalera, condannati in Appello a due a nove mesi con ammenda di 35mila. Per Cafaro, inoltre, è stata esclusa, oltre alla responsabilità penale anche quella civile: nei suoi confronti, a differenza degli altri imputati, è stata esclusa ogni statuizione civile nei confronti della Regione Puglia e delle difese.

Contestualmente i giudici della suprema Corte hanno disposto il dissequestro delle villette che, di conseguenza, tornano nella disponibilità dei proprietari a distanza di undici lunghissimi anni, nel corso dei quali le loro ragioni sono state rappresentante dagli avvocati Luca Leoci, Livio Di Noi, Rosario Almiento e Vittorio Rina.  C’era il rischio della confisca che per tutto questo tempo ha segnato la vita di chi decise all’epoca di investire nell’acquisto degli immobili, accedendo mutui che ancora non sono estinti. Nessuna confisca, stando a quanto sostengono i difensori, neppure per gli altri immobili del cosiddetto comparto C, vale a dire l'albergo, le villette ancora da vendere e quelle per le quali c'erano stati i compromessi, che di fatto rientrano nella disponibilità dell'imprenditore Vincenzo Romanazzi.

Quanto, invece, ai comparti contraddistinti dalle lettere A e B, vale a dire la fascia del demanio e quella dei parcheggi, nulla è stato scritto nel dispositivo, di conseguenza bisognerà aspettare il deposito delle motivazioni. Da ultimo, la Corte ha disposto la compensazione delle spese di lite.

L'albergo in primo piano e il villaggio di Acque Chiare

La Grande Chambre

La pronuncia è arrivata dopo i rinvii dettati dall’esigenza di aspettare la sentenza della Grande Chambre di Strasburgo sulla confisca o meno degli immobili in caso di prescrizione della lottizzazione abusiva, con riferimento a situazioni analoghe a quelle che attengono ad Acque Chiare da quasi undici anni diventato un villaggio fantasma.

La sentenza europea ha assunto un ruolo di primo piano nel caso legato al futuro di Acque Chiare, dal  28 giugno 2018, quando sono state depositate le motivazioni della pronuncia, definitiva in quanto non più impugnabile, su procedimenti simili al villaggio costruito dalla società di Vincenzo Romanazzi. La Grande Chambre si è espressa su Punta Perotti a Bari, Golfo Aranci a Olbia (in Sardegna) e Testa di Cane e Fiumarella di Pellaro a Reggio Calabria. I giudici europei hanno affermato il principio secondo cui non è possibile procedere alla confisca degli immobili, qualora non ci sia stata una “sanzione penale”. Sanzione che nell’accezione italiana dovrebbe coincidere con una sentenza penale di condanna. E la prescrizione, nell’ordinamento italiano, non è una pronuncia del merito, ma una causa di estinzione del reato sulla base del trascorrere del tempo.

Hanno fatto riferimento a questa impostazione i penalisti che ieri hanno discusso dinanzi ai giudici della Cassazione, rivendicando al tempo stesso la buona fede degli acquirenti. Chi mai avrebbe acquistato un bene immobili sapendo che non poteva essere venduto?  

La corruzione

Prescritta già da tempo la corruzione, contestata dalla Procura sempre con riferimento al costruttore in concorso con l’allora sindaco di Brindisi che per questo reato patteggiò a trenta giorni in continuazione con i capi di imputazione dell’inchiesta sulla cosiddetta tangentopoli, a tre anni e sei mesi. Ed è guardando alla divisione dei tronconi, ossia ai giudizi separati per corruzione e lottizzazione che l’avvocato Vito Epifani ha sollevato una serie di eccezioni evidenziando come il processo non si sia svolto dinanzi al giudice naturale, vale a dire il Tribunale collegiale, ma dinanzi a Tribunale in composizione monocratica, con lesione dei diritti di difesa.

Acque Chiare, la spiaggia il giorno del sequestro

I proprietari

Prescrizione, inoltre, è stata affermata in prima battuta dal Tribunale di Brindisi per 73 proprietari, a loro volta imputati con l'accusa di lottizzazione in concorso. Decisero di avvalersene non già perché non interessati alla pronuncia nel merito e in modo particolare all’affermazione della buona fede, quanto per chiudere subito una pagina dolorosa nella propria vita, con conseguenze anche sul piano familiare oltre che economico.

Per gli altri 154 proprietari di recente si è concluso il processo in Appello, sempre con il riconoscimento della prescrizione: si tratta di quelli per i quali il pm ha impugnato la sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione perché ritenuta tardiva. Sono i proprietari per i quali il Tribunale, in composizione monocratica, ha revocato la rinuncia alla prescrizione il 3 giugno 2014: per il sostituto procuratore e per il procuratore generale sarebbe arrivata quanto non era  più possibile – codice alla mano – riconoscere tale causa di estinzione del reato e quindi tornare indietro. Ma la tesi non ha trovato conferma.

La Finanza al villaggio Acque Chiare-2

La truffa

Nel merito, gli avvocati avevano insistito sulla richiesta di assoluzione degli imputati: “Si tratta di persone “truffate dal costruttore e dal notaio che rogò la maggior parte degli atti di vendita degli immobili”, hanno sostenuto. Tesi affermata sin dal primo momento, quando cioè venne disposto il sequestro del villaggio, eseguito dai militari della Guardia di Finanza.  “Gli imputati sono gli stessi che denunciarono i raggiri ottenendo l’imputazione coatta per truffa, dopo la pronuncia del giudice in sede di udienza preliminare”, ricordano gli avvocati. Anche l’accusa legata alla truffa è caduta in prescrizione, cancellata (estinta) sempre per effetto del trascorrere del tempo.

La buona fede

“Resta da sempre l’affermazione dell’assoluta buona fede dei proprietari al momento dell’acquisto”, avevano concluso. Chi mai avrebbe acquistato una villetta, sapendo che non di residenze estive si trattava, ma di residence di un complesso alberghiero? In quel periodo c’era anche un sito internet e c’erano annunci pubblicitari sulla vendita delle immobili nel villaggio Acque Chiare. Case, si leggeva. Molti dei proprietari stanno ancora pagando le rate dei mutui accesi per finanziare l’acquisto. Da oggi, quell’incubo è finito. Ma Acque Chiare, diventato nel frattempo un villaggio fantasma, non sarà più come prima, probabilmente.


 

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