Istituto superiore Sanità aggiorna dati: Brindisi assente in studio Sentieri, non c'è registro tumori

Se ne sta parlando da giorni sulle cronache nazionali, si è scatenato il dibattito su uno studio epidemiologico che serve a fotografare una condizione di salute della popolazione che è provocata da una serie di concause tra cui c'è anche l'inquinamento industriale. E c'è un paradosso di cui gli ambientalisti a Brindisi non si sono ancora accorti.

BRINDISI - Se ne sta parlando da giorni sulle cronache nazionali, si è scatenato il dibattito su uno studio epidemiologico che serve a fotografare una condizione di salute della popolazione che può essere provocata da una serie di concause tra cui c’è anche l’inquinamento industriale. E c’è un paradosso di cui gli ambientalisti a Brindisi non si sono ancora accorti. Lo studio Sentieri che tanto sta facendo discutere a Taranto e nella Terra dei Fuochi è stato aggiornato al 2014. Ma c’è un grande assente: Brindisi. Si sa che la mortalità infantile a Taranto è aumentata, si sa che in 55 comuni nelle province di Napoli e Caserta ci sono eccessi di mortalità e di ospedalizzazione anche perché ci si ammala troppo di cancro, oltre che di altre malattie. E Brindisi? Brindisi non c’è. Non c’è nell’aggiornamento 2014 dello studio dell’Istituto superiore della Sanità, giunto ormai al suo terzo “upgrade”.

La ragione? Sono i dati a mancare. Perché, come ha più volte denunciato la Cgil, non è stato ancora istituito un registro tumori. La Asl ha spiegato le proprie ragioni: i fondi ci sono, ma ci sono questioni tecniche che impediscono al momento di mettersi al lavoro. Ma tutto ciò ha provocato un danno non di poco conto. Perché nell’elenco dei Sin trattati dall’Istituto superiore della Sanità, Brindisi non figura. Eppure è sito di interesse nazionale perché inquinato.

Lo studio è consultabile sul sito dell’Iss. Ma i brindisini, a meno che non vogliano approfondire i dati che riguardano le altre zone critiche d’Italia, ovranno attendere tempi migliori.

L'elenco dei Sin trattati dall'Iss non comprende Brindisi-2Si badi bene, lo ha chiarito anche il ministero della Salute: “lo studio Sentieri non individua dei collegamenti precisi tra l'inquinamento ambientale e l'eccesso di malattie o morti, ma ha il compito di segnalare "che le popolazioni che risiedono in territori ove sono presenti sorgenti di inquinamento presentano eccessi di occorrenza di patologie che sono associate alla presenza di tali sorgenti". "Le sue caratteristiche metodologiche - si legge sul sito dell'Iss - non consentono, in linea generale, la valutazione di nessi causali, permettono tuttavia di individuare situazioni di possibile rilevanza sanitaria da approfondire con studi mirati. La metodologia, inoltre, si basa sulla individuazione a priori, in base a una revisione sistematica e standardizzata della letteratura scientifica, delle patologie associabili a quadri di contaminazione ambientale. Si tenga conto che queste ultime patologie sono peraltro ad eziologia multifattoriale e l'inquinamento puo' concorrere o esserne causa".

Non sono percentuali utili, insomma, alle inchieste giudiziarie che hanno necessità di un ragionamento diametralmente opposto. La prova, prima di tutto. Ma servono a prevenire. Servono a sapere. A poter ragionare con le aziende che sono potenziale fonte di inquinamento perché investano rispettando le norme sull’ambientalizzazione e perfino proponendo innovazione nelle tecniche di abbattimento delle emissioni in atmosfera, di dispersione di polveri, di contaminazione alimentare. Di inquinamento della falda.

L’epidemiologia è necessaria ai fini medici per attuare strategie di prevenzione. Per conoscere con una buona approssimazione cosa accade in un territorio, in termini di salute dei cittadini, e cercare di comprenderne le cause.

Lo studio sentieri-2In un processo è altro che conta. E’ la correlazione provata tra cancro e responsabilità di una o più aziende a reggere i giudizi con accuse importanti. Ad ogni modo la carenza assoluta di elementi statistici crea un vuoto non di poco rilevo. E’ emerso durante il dibattimento del processo a carico di 13 dirigenti Enel e due imprenditori locali come l’assenza di approfondimenti sull’inquinamento in zone critiche di Brindisi non solo abbia destato lo stupore di chi, come il docente Claudio Minoia, consulente della Procura, si è ritrovato a poter partire da zero. Si riscontra ancora oggi una sorta di ‘indolenza’ che mal si concilia poi con la richiesta di interventi a gamba tesa per sanzionare questo o quell’atteggiamento.

Ribadiamo. Non è con Sentieri che si fanno i processi. Ma se ancora oggi, nel 2014, Brindisi è assente in uno studio di tale portata, allora ci si chiede quali strumenti di valutazione si propongono ai tecnici per fare la voce grossa con chiunque gestisca potenziali fonti di inquinamento e contaminazione. Brindisi, lo ha ricordato Minoia deponendo proprio durante il processo Enel, è ancora Sito di interesse nazionale da bonificare. Non è stato “declassato” come invece è accaduto altrove. Ma l’Istituto superiore della Sanità che ha stabilito che a Taranto c’è una percentuale rilevante di morti per tumore e che in Campania pure, su Brindisi non ha potuto aprire bocca, non riuscendo neppure a cristallizzare un dato sulla mortalità per tumore che, sebbene non relazionabile a una industria in particolare o a una fonte di inquinamento precisa, sarebbe quantomeno un punto di partenza. Sembrerebbe, insomma, che quaggiù si scoppi di salute. E invece no. Semplicemente non c’è un registro tumori.

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