Nuovi pentiti: uno fa il nome del "killer" di Della Corte. E Campana ora si affilia a Vitale

Vi è un dichiarante di cui prima non s’era mai sentito parlare: Fabio Pignataro, che ai carabinieri ha raccontato più di qualche verità, non si sa al momento se attendibile o meno, ma comunque confluita nella mole di accertamenti fatti per chiudere il cerchio sui delitti irrisolti griffati Scu.

BRINDISI - Erano undici i pentiti ad aver condotto gli investigatori a svelare quattro omicidi e sei ferimenti in cerca d’autore avvenuti nel Brindisino. Ora, con la conclusione delle indagini preliminari, sono a disposizione dei legali tutti i verbali su cui si fonda l’inchiesta denominata 'Zero' ed emerge che vi è un dichiarante di cui prima non s’era mai sentito parlare: Fabio Pignataro, di Mesagne, classe 1978, che ai carabinieri ha raccontato più di qualche verità, non si sa al momento se attendibile o meno, ma comunque confluita nella mole di accertamenti fatti per chiudere il cerchio sui delitti irrisolti griffati Scu. Ce n'è una che è molto recente, riguarda uno dei delitti di Francavilla Fontana per i quali ancora ci sono indagini in corso: in particolare quello di San Michele Salentino, vittima Vincenzo Della Corte del cui presunto autore Pignataro fa il nome che è però coperto da omissis. Non lo è il soprannome: nella ricostruzione riportata nel fascicolo compare ‘Mimmo quazz’.

Fabio PignataroNon è chiaro se le dichiarazioni di Pignataro siano state ritenute attendibili. Si sa che egli non è stato ammesso al programma di protezione, a differenza di quanto invece accaduto per Leonardo Greco con zona di competenza San Donaci, l’uomo che di recente è assurto agli onori delle cronache per aver aggredito la moglie e che invece, dopo essersi autoaccusato del delitto di una donna, Lucia Pagliara, fatto di sangue che fu proprio il suo “battesimo” che risale al 1998 (per questi fatti è stato giudicato e assolto), ha dato un contributo che sembrerebbe importante alle investigazioni. Non è un apporto del tutto assimilabile a quanto detto dal già collaboratore Ercole Penna e dal neopentito 'Gabibbo', ma è interessante almeno per un paio di punti: per le informazioni sui legami tra quarta mafia e ‘ndrangheta e per quelle rese sui nuovi equilibri criminali secondo i quali Antonio Vitale, ristretto al 41 bis dal 1999 sarebbe il capo indiscusso di una associazione che non si chiama più Scu, ma “Nuova Cosa”.

Fine della latitanza per CampanaCampana affiliato a Vitale, anche secondo Gabibbo. Francesco Campana sarebbe un affiliato a Vitale, quindi, secondo Greco,  con grado di ‘diritto al medaglione’ così come del resto lo era Ercole Penna e dovrebbe tutt’ora esserlo Pasimeni, Vicientino. Di questa ipotesi però parla anche l'ultimo dei pentiti riconosciuti, Francesco Gravina, detto Gabibbo: “Nel 1998 si determinò la composizione di un gruppo criminale, noto come il clan dei mesagnesi, capeggiato da Pasimeni Massimo, Vitale Antonio e D’Amico Massimo i quali dissero di scindersi da Rogoli e Buccarella a cui invece rimase fedele Francesco Campana”

“Nel tempo – però – D’Amico venne meno a seguito della sua collaborazione con la giustizia. I restanti vertici Pasimeni e Vitale vennero affiancati da Penna e Vicientino. Dopo la collaborazione di Penna, il suo posto è stato occupato da me (Gravina, ndr). Nel periodo pasquale 2011 presso la casa circondariale di Lecce è stata creata una sorta di nuova alleanza tra Daniele Vicientino e Francesco Campana, nel senso che quest’ultimo ha deciso di avvicinarsi al nostro clan, con la promessa che appena possibile si sarebbe affiliato ad Antonio Vitale.

Gli omicidi dell’operazione Zero. Gli omicidi di cui si parla nell’inchiesta appena chiusa, che potrebbe essere il preludio di un processo che dovrebbe celebrarsi dinanzi alla Corte d’Assise di Brindisi, se vi si giungerà, è quella che riguarda gli omicidi di Nicolai Lippolis, in Montenegro; il ferimento di Claudio Facecchia, nel 1997, l’omicidio di Antonio Molfetta, detto Toni Cammello, nel 1998; l’omicidio di Antonio D’Amico, il fratello del pentito, chiamato Uomo Tigre; poi il ferimento di Tobia Parisi, davanti alla discoteca Aranceto di Ostuni, nel 2009; il tentato omicidio di Francesco Palermo nel 2010, il ferimento di Franco Locorotondo, anch’esso nel 2010, il ferimento di Gabibbo, di Vincenzo Greco e il delitto Tommaso Marseglia.  Sono 22 gli indagati, più un 23esimo il cui nome è coperto da omissis.

Erano 11 i collaboratori le cui dichiarazioni erano state utilizzate per ricostruire fatti vicini e lontani. Indagini svolte da Squadra Mobile, commissariato di Mesagne e caraabinieri. Ma nell’elenco dei verbali prodotti con l’avviso di conclusione delle indagini a firma del pm Alberto Santacatterina vi sono degli ‘inediti’.

Le dichiarazioni di Pignataro. Fabio Pignataro è il primo. Non si sa quanto sia attendibile, ma ci sono dichiarazioni confluite nel fascicolo. E’ persona con precedenti vari, ritenuto un sodale della Scu. Nell’aprile dello scorso anno inizia a parlare. Aveva fatto pervenire un memoriale al comandante della stazione dei carabinieri di Mesagne attraverso la moglie. “La mia motivazione è quella di uscire dall’organizzazione”. Ma chi è Pignataro? E’ uno dei componenti del gruppo di quattro persone che nel dicembre 2012 riuscì a evadere dal carcere di Bellizzi Irpino (Avellino). Ha 40 anni. Era stato arrestato a gennaio 2012 per un furto con calvallo di ritorno. Ha precedenti per rapina e per traffico internazionale di droga.mFu intercettato dai carabinieri in provincia di Potenza, a bordo di un’auto rubata.

Cosa ha detto Pignataro, per quel che si può leggere perché non coperto da omissis: ha parlato dell’omicidio di Francesco Di Coste, nel 2004, nel corso di una festa patronale, dovuto a contrasti esistenti tra i Campana e i fratelli ‘Bruno’ di Mesagne.

Vincenzo Della Corte, l'imprenditore uccisoL’omicidio di Vincenzo Della Corte. Quindi il delitto Della Corte: “Sono a conoscenza delle modalità di un altro omicidio commesso in Francavilla Fontana (poi in un successivo interrogatorio si corregge, a San Michele Salentino, ndr) nel corso del quale è stato ucciso un imprenditore che mi sembra avesse una parentela con il sindaco che è stato in carica sino al 2009”.

“Il movente dell’omicidio – prosegue - è da ricercarsi in una serie di contrasti tra la persona che poi venne uccisa e ‘omissis’. Quest’ultimo gestiva una catena di negozi, mi sembra alimentari, per conto del gruppo Barletta/Di Palmo ed ebbe dei contrasti con il predetto imprenditore il quale nel corso di una discussione lo colpì al capo con il calcio di una pistola”.

“Preciso – va avanti – che i contrasti dipendevano dalla disponibilità di alcuni locali nei quali voleva installarsi ‘omissis’ e che l’imprenditore non voleva cedergli. Preciso che quest’imprenditore era collegato al gruppo di Capobianco e quindi di Lino Penna”. Quindi, ecco la dichiarazione più rilevante: “Mimmo quazz, di sua iniziativa e per vendicarsi delle percosse subite, uccise il predetto imprenditore. Mi risulta che sia stato utilizzato un fucile e non so se ‘omissis’ abbia agito da solo oppure accompagnato da qualcuno. L’episodio mi è stato riferito da Di Palmo Carlo il quale rimproverò ‘omissis’ di aver agito di testa sua pure se tra i rispettivi gruppi di appartenenza i rapporti erano buoni”.

Pignataro ha poi parlato dei contrasti tra Gabibbo e Franco Locorotondo. Di lettere spedite per conto di Francesco Gravina (Pizzaleo) e di altra gente non in grado di leggere e scrivere. Ma veniamo alle dichiarazioni di Greco che spiega le ragioni del ferimento del fratello Vincenzo, avvenuto a Mesagne nel luglio 2010, episodio che è ormai unanimemente attribuito ai fratelli Francesco e Sandro Campana.

La collaborazione di Greco e il ‘tradimento’ di De Nitto. Greco parla il 27 febbraio 2012. E dice: “Il 19 febbraio è giunto presso la mia abitazione il fratello minore di Pizzaleo di Mesagne, con un’autovettura Fiat Punto di colore grigio. Insieme al predetto vi era anche Ronzino De Nitto che io conosco personalmente e di cui conosco anche il suo stato di latitante (lo era all’epoca, ndr). Nella circostanza il De Nitto ha posto in essere un tentativo di riappacificazione per le vicende pregresse, in particolare in ordine al ferimento di mio fratello da parte di Campana Francesco a cui questi era in passato formalmente affiliato. Nella circostanza era un tentativo suo di rinsaldare i suoi rapporti tra noi e al riguardo mi riferiva di aver abbandonato il vecchio padrino e di essere passato organicamente nelle fila di Vitale Antonio, a cui io già appartenevo. Il Ronzino mi ha riferito che aveva la disponibilità di sostanze stupefacenti del tipo cocaina per cui mi chiedeva di coadiuvarlo nelle attività di smercio di tale sostanza per il  tramite di alcuni miei affiliati. In merito gli ho fornito la mia disponibilità in attesa di raggiungere eventuali accordi più dettagliati. Successivamente a tale incontro mi sono premurato di verificare l’attendibilità di quanto asserito dal Ronzino e ne ho avuto conferma. Mi è stato riferito di un rito di affiliazione eseguito in località Campo di Mare nel corso del quale De Nitto Ronzino è stato affiliato direttamente a carico di Antonio Vitale con il grado di trequartini”.

Delitto di Lucia Pagliara. Greco dice questo: “Mi accuso di aver fatto parte della Sacra corona unita dal 1995 come promesso a Piero Soleti nel gruppo di Giovanni Donatiello con rito di affiliazione avvenuto, dopo l’omicidio di Pagliara Lucia, alla presenza dello stesso Soleti, e di altre persone tra cui il fratello Antonio Greco. Lucia Pagliara aveva 21 anni ed era la compagna di Gianfranco Presta. Era il 1998, la donna fu rapita. Il cadavere fu fatto trovare nelle campagne di Mesagne. Era stata lapidata. Leonardo Greco fu assolto su richiesta della Procura, dall’accusa di aver partecipato all’omicidio al termine del primo grado del processo Mediana. La sentenza è passata in giudicato. 

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