Coprirono la fuga dell'ex poliziotto attore condannato per mafia: 4 arresti

I carabinieri stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati di Ceglie Messapica (Brindisi) ritenuti responsabili d'aver favorito la latitanza di un esponente della Sacra corona unita brindisina,

BRINDISI - I carabinieri stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro indagati di Ceglie Messapica (Brindisi) ritenuti responsabili d'aver favorito la latitanza di un esponente della Sacra corona unita brindisina, condannato a pena definitiva di 14 anni di reclusione.

Gennaro SolitoSi tratta dell’ex poliziotto nonché attore, Gennaro Solito, che era stato arrestato in Germania a gennaio di quest'anno. L'ordinanza viene eseguita a dal Nucleo investigativo del comando provinciale di Brindisi ed è stata emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia (Nella foto, Gennaro Solito).

Roberto Valente-2L’ex poliziotto era stato rimpatriato in tempo per l’appello del processo nato dall’operazione Calypso, per cui c’è stata sentenza proprio la scorsa settimana. Per lui la condanna è stata riformata: era stato condannato a 14 anni in primo grado, sono divenuti 13 in secondo. Secondo Ercole Penna era il responsabile della sua zona nella gestione dei traffici illeciti della Sacra corona unita (Nella foto, Roberto Valente).

Le luci della ribalta cinematografica si erano accese su di lui con "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani insignito dell'Orso D'Oro nel 2012. In quel lungometraggio Solito, che all'epoca era recluso a Rebibbia, recitava nella parte di uno dei congiurati di Cesare. Il film vinse anche il David di Donatello e l'attore detenuto, tornato in libertà in attesa di giudizio, non si sottrasse ai riflettori. "E' il mio riscatto - disse - Si sbaglia, ma si può cambiare".

Francesco Barletta-2Dopo la fuga a Stoccarda la misura fu aggravata e tornò in carcere, dove si trova anche ora. La latitanza terminò il 2 marzo scorso con un blitz dei carabinieri che lo attesero al varco a Roma Fiumicino. Dalle indagini è stato possibile accertare che almeno in quattro a Ceglie messapica lo avevano aiutato inviandogli documenti e garantendogli il necessario per restare al riparo da chi lo stava cercando perché comunque responsabile di violazione degli obblighi imposti dall’autorità giudiziaria (Nella foto, Francesco Barletta). 

Nicola Barletta-2Ecco chi sono gli indagati: Angelo Barletta e Nicola Barletta, titolari di una scuola guida; Gino Martina, nipote di Solito; Roberto Valente e Francesco Barletta, parcheggiatori del club Da Rosa. Sono difesi dagli avvocati Aldo Gianfreda e Danilo Cito. Il favoreggiamento, perché di questo sono accusati, riguarderebbe il reperimento di documenti per agevolare la latitanza. L'attività di indagine si è basata soprattutto sul ricorso alle intercettazioni telefoniche. Angelo Barletta è indagato a piede libero. Gino Martina, che lavora fuori, è irreperibile (Nella foto, Nicola Barletta).

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Gli indagati secondo gli investigatori avrebbero anche mantenuto i contatti tra Solito e altri associati, ai quali avrebbero trasmesso le istruzioni del latitante informandolo delle ricerche e degli accertamenti che i carabinieri stavano svolgendo per la sua cattura. Valente, attraverso una falsa denuncia di smarrimento, avrebbe fornito a Solito tre suoi documenti di identità da lui utilizzati per sottrarsi alle ricerche. L’autorità Giudiziaria ha anche contestato agli indagati l’aggravante della finalità mafiosa. 

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