Rapina Audi A4 in piazza Raffaello, processo immediato dopo gli arresti

Berardo Tedesco, 20 anni, e Samuele Protino, 18, optano per il rito abbreviato: il primo è in carcere dal 25 marzo, l’altro libero. Accusato di favoreggiamento Ruben Narcisi, 19: affronterà l’ordinario

BRINDISI – Sostenendo l’evidenza della prova, la Procura di Brindisi ha chiesto il giudizio immediato per i tre ragazzi arrestati in relazione alla rapina di un’Audi A4, in piazza Raffaello, il 12 dicembre 2018, dopo aver minacciato l’automobilista con una pistola: Berardo Tedesco, 20 anni, e Samuele Protino, 18, hanno optato per il rito abbreviato, mentre Ruben Narcisi, 19, accusato di favoreggiamento personale, affronterà il processo ordinario.

Gli imputati e le accuse

Tedesco (nella foto), difeso dall’avvocato Paoloantonio D’Amico, fece mea culpa dopo essere finito in carcere, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, all’esito delle indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile di Brindisi, dopo la denuncia del proprietario dell’auto di grossa cilindrata, un uomo residente a Ostuni. L’imputato, in sede di interrogatorio di garanzia, dopo aver confessato, chiese anche scusa ma non fornì al gip alcun elemento utile per il ritrovamento della pistola, usata per intimidire l’automobilista, né consegnò indicazioni per l’identificazione di un altro ragazzo che quella notte era con lui. Stando alle intercettazioni telefoniche, si tratterebbe di un minorenne, residente a Brindisi. Ma resta ancora senza nome e cognome.

Protino si professò innocente, sostenendo di non saperne niente.  Secondo quanto contestato nel capo d’imputazione, avrebbe “prelevato Tedesco” e l’altro ragazzo di Brindisi, “complice non ancora identificato” e li avrebbe “portati e lasciati sul luogo della rapina”. Il 18enne, difeso dall’avvocato Giuseppe Guastella, venne rimesso in libertà a distanza di qualche giorno dell’arresto, dallo stesso gip, dopo aver preso atto che il ragazzo si era “allontanato da ambiente criminali”, avendo “trovato lavoro in Germania”. Protino si consegnò agli agenti dopo aver saputo dell’ordinanza di custodia da notificare

Narcisi, difeso dall’avvocato Marcello Tamburini, è accusato di favoreggiamento personale, per aver aiutato Tedesco a “eludere le indagini, coordinando il recupero dello stesso Tedesco e del complice non identificato dopo la rapina e aiutandoli a individuare e a rimuovere il gps dell’Audi A4, per poi recuperare l’auto la mattina successiva”. L’imputato è sempre rimasto in libertà.

La rapina e la pistola

“Tedesco e il complice”, sempre secondo l’accusa, avrebbero “preso delle maschere bianche e una pistola, una calibro 7,65 per bloccare l’automobilista a scopo di rapina”. Volevano l’Audi A4. Per quale motivo? Probabilmente l’auto di grossa cilindrata serviva per fare altro. Ma tale aspetto non è emerso dalle indagini.

L’Audi venne lasciata in viale Grecia, quartiere Bozzano e fu ritrovata la mattina successiva dagli agenti della Mobile i quali, nella convinzione che prima o poi gli autori della rapina si sarebbero fatti vivi, aspettarono sul posto. Ebbero ragione perché a piedi arrivarono Tedesco e Narcisi.

La denuncia dell’automobilista

Il proprietario dell’’Audi riferì agli agenti della sezione Volanti che quella notte, fu costretto a rallentare la marcia perché c’erano due transenne sulla strada che bloccavano il passaggio: “Improvvisamente erano comparsi due uomini vestiti con abiti scuri”, si legge nel provvedimento di arresto. “Avevano maschere di colore bianco: uno, statura alta e corporatura robusta, impugnava una pistola e sparava all’altezza della parte superiore del parabrezza, lato passeggero, costringendo l’automobilista a fermarsi e scendere”. I due, a quel punto, “salivano sull’auto e si allontanavano imboccando via Modigliani”. Parlavano in “tipico dialetto brindisino”. 

Sul posto, gli agenti della Scientifica trovarono un bossolo di una pistola calibro 7,65. Il telefonino cellulare dell’automobilista venne ritrovato il giorno dopo da un addetto alla pulizia dei giardinetti pubblici.

Le intercettazioni

“All’1,16, immediatamente dopo la rapina, sull’utenza di Narcisi, arrivava la telefonata di una donna”, parente di Tedesco, la quale chiedeva al ragazzo di “chiamare subito Narcisi, lasciando intendere che fosse accaduto qualcosa di preoccupante”. Narcisi chiamava Tedesco “al quale riferiva di essere a casa di un amico a giocare a carte”. “La telefonata – secondo il gip – è da ritenere di importanza rilevante” perché “Giuseppe Tedesco dopo aver chiesto a Narcisi, dove fosse Protino, diceva testualmente ‘Io ho fatto una cosa’ e insisteva affinché rintracciasse Samuele, identificato in Protino”.

Tedesco a Narcisi: “Dove sei?. Narcisi: “Io sopra casa sto, fratello”. Tedesco: “Vieni urgente da Bozzano, vieni urgente”. E Narcisi: “A piedi sto, come ti devo aiutare?”Poi la telefonata a Protino e quest’ultimo dopo essersi spostato da via Ciardi a piazza Tranquillo Cremona e poi in via De Pace, “era in auto con due persone le quali facevano riferimento a Ruben Narcisi e poi uno dei due affermava preoccupato ‘se ci prendono, ci danno dieci anni”.

I retroscena e l’inizio dell’inchiesta

Pensava di non essere “ascoltato” da nessun altro, se non dai due amici che aveva fatto salire mezz’ora prima della rapina, Samuele Protino, 18 anni. Era “intercettato dal giorno successivo al 18 novembre 2018, quando qualcuno tentò di ucciderlo sparandogli colpi di pistola in piazza Licini, rione Sant’Elia”.

Sono partite da quella sparatoria, le  indagini che hanno permesso di scoprire la dinamica della rapina dell’Audi A4. Nulla su quel ferimento disse Protino agli agenti che lo interrogarono in ospedale, al Perrino, subito dopo essere stato ricoverato con due ferite, una al gomito sinistro e l’altra alla gamba sinistra, con prognosi di trenta giorni. Per questo furono autorizzate le intercettazioni, sia in ambientale, con una cimice nascosta nell’auto in uso al diciottenne, sia telefoniche, sulla sua utenza telefonica.

 

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