Aste giudiziarie: “Ci sono due forchette, facciamo una a testa”

Altri quattro indagati sono a piede libero. Il gip: “Elevata pericolosità sociale, capitali di dubbia provenienza non compatibili con i redditi”

BRINDISI – “Sentimi un attimo, a parte le chiacchiere, io mi devo muovere per quel fatto là. Basta che facciamo un discorso a testa, che se stanno due forchette, facciamo una forchetta a testa, è peccato no? Una ciascuna esce”.

Le intercettazioni e gli indagati a piede libero

mauro durante-6Per l’accusa, la conversazione telefonica tra Luigi Patisso, 35 anni di Brindisi, difeso dall’avvocato Mauro Durante del foro di Brindisi, e Diego Fimmanò, 47 anni, entrambi in carcere dal 15 luglio scorso nell’inchiesta sulle aste giudiziarie, è “molto rilevante” perché i “due impiegano convenzionalmente il termine forchette, un parafrasare criptico per alludere a offerte presentate  o da presentare alla partecipazione alle gare da svolgersi o svolte in procedure esecutive e per alludere a pregresse aggiudicazioni”. La telefonata è del 15 aprile 2018, attorno alle 13,45. Ordinanza di custodia in carcere anche per Raffaele Giuseppe Brandi, 64 anni, di recente condannato in via definitiva per associazione mafiosa, a conclusione del processo scaturito dall’inchiesta Berat.

I tre indagati affronteranno l’interrogatorio di garanzia nella giornata di domani davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Giuseppe Biondi, nell’inchiesta bis dopo gli arresti in flagranza di reato avvenuti il 18 ottobre 2018. In quella occasione gli agenti della Mobile, diretti da Antonio Sfameni, sorpresero Salvatore De Giorgi, 58 anni, e Cosimo Giosa, 57, entrambi di Brindisi, “mentre incassavano 900 euro da un debitore esecutato come anticipo di 7000 euro per assicurargli che nessun altro partecipasse all’asta giudiziaria”. Furono accusati di estorsione aggravata in concorso. L’arresto venne convalidato il 22 successivo e da allora sono ai domiciliari.

In questo nuovo troncone, per De Giorgi, difeso dagli avvocati Vito Epifani e Rosalba Carrozzo, e Giosa, assistito dai legali Roberto Marrazza e Gianvito Lillo, è stata disposta la custodia cautelare ai domiciliari. Obbligo di firma per  Pasquale Marangio, 59 anni. Quattro brindisini sono rimasti indagati a piede libero nelle indagini della Squadra Mobile: L.P, 62 anni, residente in città; P.P, 69 anni; P.P, 48, entrambi residenti a San Michele Salentino; e A.Z, 41, residente a Brindisi.

Le accuse e gli altri gravi indizi: immagini e conversazioni

Tutti sono accusati di condotte di natura estorsiva, tentate in un caso e andate a buon fine in altri, e turbativa d’asta. Per De Giorgi, Giosa e Marangio, il pm ha contestato l’associazione per delinquere indicando il primo nel ruolo di “promotore con compiti di direzione”, sulla base dell’ultima informativa di reato depositata dalla Mobile. Secondo il gip “l’assertita associazione non sembra assumere concretezza: è vero che non è richiesta una particolare complessità di mezzi e strutture, essendo sufficiente una rudimentale organizzazione; è tuttavia è pur sempre necessario qualcosa da cui desumere la stabilità del vincolo associativo”.

In questo caso, a parte i locali dell’agenzia di De Giorgi, non emerge alcuna particolare condivisione di mezzi o strutture” e per questo il gip, non ha emesso alcun provvedimento cautelare per questa accusa. Nella relazione, oltre alle intercettazioni telefoniche e ambientali, ci sono una serie di fotografie e i verbali di interrogatori di persone informate sui fatti, tra debitori esecutati e avvocati delegati dal giudice delle esecuzioni immobiliari.

L’agenzia immobiliare

“De Giorgi era già titolare di un’agenzia immobiliare con sede a Brindisi che opera nel settore della intermediazione immobiliare e nella compravendita tra privati e nella locazione e gestione di beni immobili, quando nel 2018 decide di far entrare in società (di fatto) Giosa”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. “Al fine di entrare nel mercato immobiliare della compravendita di beni da acquistare ai pubblici incanti e da rivendere per realizzare plusvalenze e quindi perseguire finalità speculative”.

“Le maggiori risorse finanziarie di cui dispose Cosimo Giosa si uniscono alle risorse di specifiche conoscenze ed esperienze nel settore di cui dispone De Giorgi e quindi viene costituita un’altra agenzia immobiliare”. Secondo l’accusa, “in molti casi a loro non interessava affatto il bene immobile, tanto che la visita preliminare (sempre per prassi effettuata assieme al professionista delegato alla vendita che li accompagnava) avveniva in maniera superficiale e rappresentava soltanto l’occasione e il preteso per agganciare gli esecutati e intraprendere il tentativo di estorsione”.

In tale contesto si sarebbero inseriti Patisso e Fimmanò, quest’ultimo condannato in via definitiva con l’accusa di omicidio preterintenzionale di Umberto Randino, avvenuto il 28 novembre 1998. “Nella stessa agenzia che fa capo a De Giorgi che accedono in più occasioni Diego Fimmanò, Luigi Patisso, A.F. e A.R.B, con i quali De Giorgi, Giosa e Marangio vengono a patti”.

Sul ruolo di Marangio, pm e gip hanno fatto valutazioni differenti: “La mera consapevolezza da parte di Marangio della circostanza che i due soci di fatto operassero del settore immobiliare e delle aste in maniera anche illecita, entrando in conflitto con altri personaggi che operavano nello stesso settore, non può significare una sua automatica adesione e partecipazione a una societas criminosa”, si legge nel provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari. “All’esito delle complesse indagini, risulta provata in concreto la partecipazione di Marangio a un unico episodio estorsivo di turbativa d’asta”.

aste giudiziarie arresti-2

Il patto di non belligeranza

Dall’ascolto delle telefonate, secondo il gip è possibile rilevare che “dopo l’approccio estorsivo iniziale del duo Patisso-Fimmanò nei riguardi di De Giorgi e Giosa”, c’è stato il “raggiungimento di una sorta di accordo di non belligeranza, nel senso che tendenzialmente i due gruppi avrebbero dovuto non calpestarsi i piedi reciprocamente nella partecipazione delle aste”. Tuttavia, “con riguardo alle procedure esecutive” finite agli atti di indagine, emerge l’interessamento esclusivo di Patisso e Fimmanò” e sempre secondo il gip “una sorta di imposizione a De Giorgi di non partecipare alla gara”.

La pericolosità sociale

“Non può tacersi che l’attività criminosa venisse portata avanti in maniera caparbia e pervicace per diversi mesi, con un disegno criminoso chiaro sin dall’inizio, approfittando dello stato di bisogno dei debitori esecutati”. Per questo motivo, il rischio di recidivanza è stato ritenuto concreto. Giosa e De Giorgi, inoltre, “non hanno mostrato un particolare atteggiamento di resipiscenza”, dopo essere stati arrestati lo scorso anno. “Hanno ammesso solo ciò che non poteva negare, fingendosi (specie Giosa) quasi estranei a tutto ciò che le indagini hanno dimostrato essere il loro habitat naturale”, si legge nella parte relativa alle esigenze cautelari.

“E’ anche vero che Patisso e Fimmanò hanno dimostrato di essere particolarmente avezzi rispetto ai meccanismi delle aste giudiziarie, tanto da turbarle con notevole disinvoltura” e “dispongono di capitale da investire nella partecipazione alle aste, di dubbia provenienza (non sembrando compatibili con i propri redditi” e “ciò rende evidente il loro inserimento in contesti delinquenziali ancora più ampi”. “Insomma – scrive il gip – la pericolosità sociale di questi indagati è alta e il rischio di recidivanza elevato. D’altra parte non è possibile pensare che  possano beneficiare di alcunché e che la pena irrogata sarà inferiore a tre anni di reclusione.

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