Rapine con buco, processo immediato per tre brindisini

Imputati Giuseppe Roberto Niccoli, 61, Salvatore Quinto, 53 anni (cognati), e Oronzo Sgura, 55 anni: furono arrestati il 13 aprile. Per i colpi usarono due Fiat, una intestata a una concessionaria e l’altra gravata da fermo amministrativo

Un momento della conferenza dei carabinieri dopo gli arresti

BRINDISI – Processo immediato per i tre brindisini arrestati dai carabinieri dopo aver tentato una rapina con la tecnica del buco nella filiale della posta di Cannole, in provincia di Lecce: Giuseppe Roberto Niccoli, 61, Salvatore Quinto, 53 anni (cognati), e Oronzo Sgura, 55 anni sono imputati sulla base dell’evidenza della prova, anche con riferimento ad altri due colpi nel Salento.

Il processo

CANNOLE 2-3-2-2-2Testimonianze, tabulati telefonici e immagini delle telecamere dei sistemi di videosorveglianza hanno portato la Procura di Lecce ad esercitare l’azione penale saltando l’udienza preliminare. I difensori dei tre, gli avvocati Danilo Di Serio, Serafino De Bonis e Giacomo Serio non escludono la possibilità di chiedere riti alternativi. La decisione dei penalisti, tutti del foro di Brindisi, dovrà essere depositata in cancelleria, al Tribunale di Lecce competente per territorio, nei prossimi 15 giorni, a far data dalla notifica del decreto di giudizio immediato. La prima udienza è fissata per gli inizi di ottobre.

Le accuse

Tutti e tre gli imputati furono arrestati il 13 aprile scorso– in flagranza di reato – dai carabinieri  del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lecce, guidati dal capitano Flavio Pieroni e dal tenente Valerio Monte. Secondo l’accusa avevano organizzato un colpo nella filiale delle Poste italiane a Cannole. “Last hole”, l’ultimo buco per il quale il Riesame ha riconosciuto l’attenuazione della misura, con gli arresti domiciliari per Quinto e Sgura, mentre per Niccoli ha confermato il carcere.

Nel decreto, il pubblico ministero della Procura salentina contesta due rapine con analoga tecnica del buco nella parete di abitazioni disabitate, per lo meno temporaneamente: una il 23 gennaio 2019, nella sede delle Poste di Caprarica e l’altra nella filiale della banca Credem di Lizzanello il 14 marzo.

I ruoli e il riposo prima dei colpi

Nella ricostruzione dell’accusa, Salvatore Quinto, 53 anni, di Brindisi, è indicato come il rapinatore “più basso, armato di pistola”, mentre quello con il taglierino ha il nome di Oronzo Sgura, 55, di Ostuni. Il terzo, identificato in Giuseppe Roberto Niccoli, 61, di Brindisi (cognato di Quinto), sarebbe rimasto all’esterno a fare da palo, in contatto con il primo attraverso ricetrasmittenti, per non inciampare nelle intercettazioni. Ma la precauzione non è servita.

Prima di entrare in azione, stando a quanto sostenuto dai carabinieri, i tre avrebbero sempre riposato nelle abitazioni disabitate confinanti con la banca e con gli uffici postali presi di mira. In una circostanza avrebbero pernottato “nella stanza da letto”.

Le testimonianze

I primi elementi utili all’inchiesta arrivarono dalle testimonianze del direttore e dei dipendenti della posta di Caprarica: ricordi, precisi e concordanti. Tutti riferirono che il bandito che prese il responsabile per il braccio, era armato: puntò l’arma in faccia e disse di stare calmo e fermo. “Non ti succederà niente”. Nella mano sinistra aveva una ricetrasmittente. Il direttore venne poi fatto sedere su una sedia: “Fai entrare gli altri”, gli dissero. Subito dopo, sempre sotto la minaccia dell’arma, aprì la cassaforte. Il direttore rispose all’ufficio centrale di teleallarme di Bari dicendo che l’allarme era partito per un erroneo inserimento del codice. Non poteva fare altrimenti.

Sempre stando alle testimonianze, il “rapinatore con la pistola disse di avere delle fascette”: “Non vi leghiamo, sappiamo tutto di voi, anche che macchina avere, dove abitate, non chiamate nessuno se non passano dieci minuti”.Nel frattempo chiesero a tutti di spegnere i telefonini e di lasciarli sulla scrivania. Quello con il taglierino, invece, prelevò le banconote ma non si sarebbe accorto di due da 500 euro. Prima di andare via, il “rapinatore con la pistola” avrebbe voluto stringere la mano al direttore.

Le telecamere e l’auto della concessionaria

Una “inequivocabile svolta nelle indagini veniva dalla visione delle videoregistrazioni estrapolate da un sistema installato nei pressi di un’abitazione”. Quelle immagini hanno permesso ai carabinieri di individuare una Fiat Punto di colore grigio, vista più volte nei pressi della posta di Caprarica: risultava intestata a una concessionaria del Brindisino, ma la polizza assicurativa era a carico di Giuseppe Roberto Niccoli, volto noto alle forze dell’ordine perché venne arrestato in flagranza di reato il 6 settembre 2013 per rapina nella banca Carisbo di Reggio Emilia, assieme ad altri brindisini, accusati anche di sequestro di persona. Per queste accuse, Niccoli venne condannato in Appello alla pena di tre anni di reclusione il 5 gennaio 2018. La Fiat Punto fu trovata a Brindisi, di fronte all’abitazione di Niccoli, a conferma del fatto che l’avesse effettivamente in uso.

I tabulati telefonici

Conferma del fatto che Niccoli fosse a Caprarica il giorno della rapina, è arrivata anche dai tabulati telefonici. Gli stessi che hanno incastrato gli altri due. Lo stesso vale per la rapina organizzata nella banca Credem di Lizzanello. In questo caso, il gruppo avrebbe avuto la disponibilità di una Fiat 500 di colore scuro intestata a un familiare di Quinto (del tutto estraneo all’inchiesta) e gravata da fermo amministrativo dell’Abaco.

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