“Scu, nuove leve in gruppi tipo gangsteristico. Unione tra Brindisi e Lecce”

Nella relazione del ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività della Dia la mappa dei gruppi attivi a Brindisi e provincia: “Estorsioni, droga, rapine e spaccate. Contatti con i capi storici detenuti tramite le sfoglie per riorganizzazione delle frange”. Il ruolo delle donne

BRINDISI – Se da un lato la Sacra Corona Unita, in provincia di Brindisi, risente degli effetti delle collaborazioni di affiliati storici, da ultimo Antonio Campana, dall’altro continua a dimostrare capacità di resistenza al punto da riorganizzarsi avendo come obiettivo il superamento delle grange per la costituzione di un gruppo unico con Lecce.  Le direttive arrivano dai capi storici i quali, benché siano detenuti, restano in contatto con familiari e affiliati attraverso le sfoglie. E le attività di estorsione e traffico di droga, a cui si aggiungono rapine spaccate, sono affidate a nuove leve in gruppi tipo gangsteristico.

Antonio Campana tra gli agenti-2

La relazione semestrale al Parlamento

Le dinamiche interne all’associazione di stampo mafioso ancora attiva nella provincia di Brindisi sono state descritte nella relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia durante il secondo semestre del 2018 (la relazione completa è stata pubblicata sul sito della Dia).

“Le potenzialità militari ed economiche delle storiche consorterie aderenti al cartello della Sacra Corona Unita ed operanti nel circondario di Brindisi, continuano a risentire, anche nel semestre in esame, degli importanti successi investigativi e dell’efficace azione di contrasto, preventiva e repressiva, attuata su tutto il territorio salentino dalle forze di polizia e dalla magistratura”, si legge. “Le recenti evidenze investigative confermano, tuttavia, la perseverante attività criminale dei capi storici della sacra corona unita brindisina, che anche dal carcere tendono a gestire le attività criminali realizzate nei rispettivi territori attraverso parenti e affiliati in libertà”.

Il pentimento di Antonio Campana dopo l'arresto

Di rilievo è stata l’inchiesta tenuta a battesimo con il nome  “Oltre le mura”, conclusa il 15 maggio 2018 dalla Polizia di Stato di Brindisi gli arresti di 12 persone ritenute “esponenti della Scu”: “E’ stato ostacolato il tentativo di due irriducibili boss brindisini di ridare vitalità ad un sodalizio mafioso, chiamando a raccolta, a partire dal 2017, dal carcere di Terni nel quale erano rinchiusi, i sodali in libertà”. Le indagini hanno dimostrato come Antonio Campana e Raffaele Martena, detenuti per un periodo nella stessa cella, avrebbero voluto “costituire un nuovo gruppo criminale da assoggettare al loro esclusivo controllo, con una struttura interna gerarchica, attraverso l’uso di “sfoglie”, imponendo il “punto”, incidendo sul tessuto economico con estorsioni nel settore della pesca e della gestione dei parcheggi, stabilendo patti di non belligeranza con gli altri sodalizi, facendo ricorso “al pestaggio” o al “regolamento di conti” per placare eventuali incomprensioni e impedire ogni forma di ribellione, interna ed esterna, imposta con la “regola del silenzio”.

Campana, fratello dell’altro pentito Sandro e fratello di Francesco, considerato al vertice di un gruppo interno alla Scu, agli inizi dello scorso mese di aprile ha comunicato ai pm della Dda di Lecce la volontà di pentirsi  esta ultimando il periodo delle dichiarazioni. I primi verbali sono stati già ritenuti credibili.

I pizzini e il gruppo unico Brindisi-Lecce

“I “pizzini” sequestrati nel corso delle indagini hanno ampiamente documentato i rapporti di amicizia e collaborazione criminale tra differenti esponenti di vertice, che avevano concordemente progettato la riorganizzazione del clan della Sacra Corona Unita leccese e brindisina in un unico gruppo, con lo scopo di fare un salto di qualità”, si legge nella relazione del ministro degli Interni Matteo Salvini, consegnata in Parlamento nella giornata di ieri. “Tale proposito criminale sembrerebbe ancora nelle mire dell’organizzazione” che – evidentemente – ritiene che l’unione possa costituire un elemento di forza.

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Il traffico di droga

“Per quanto non si siano evidenziate particolari situazioni di criticità, il crimine organizzato e mafioso brindisino ha continuato ad esercitare la sua influenza sia in città che in provincia, attraverso le estorsioni, le rapine e il controllo dei traffici di stupefacenti. Analogamente al semestre scorso, numerosi sono stati i sequestri di droga. Il 29 agosto 2018, a Tuturano  è stato arrestato un motociclista: all’interno dello zaino aveva tre chili e 200 grammi  di marijuana. Il 29 settembre 2018, a Fasano  è stato arrestato in flagranza di reato un 52enne del posto trovato con un chilo e 700 grammi di  cocaina; l’11 ottobre 2018, ad Ostuni, all’interno di un casolare di campagna abbandonato, sono stati sequestrati  30 chili di marijuana.

Nuove leve

L’attività svolta dalla Dia da giugno a dicembre 2018 ha permesso di delineare anche un quadro delle nuove leve: “Nell’area del capoluogo si mostrano fortemente determinate a organizzare nuovi gruppi di tipo gangsteristico, per acquisire nuovi spazi d’azione e per scalzare dalle posizioni di potere, i boss detenuti della sacra corona unita”.

“Con le stesse modalità operative, si registra l’attività di numerosi gruppi e sottogruppi che si contendono il territorio per assumere il controllo sul traffico di stupefacenti, agendo sotto l’egida dei vertici della “vecchia guardia” della Scu puntando comunque ad acquisire spazi di autonomia operativa. Si tratta per lo più, di piccoli sodalizi, spregiudicati e con una forte dimestichezza nell’uso delle armi”.

Le armi

Il 3 luglio 2018, in provincia di Brindisi, un uomo è stato gambizzato all’interno di un bar da uno vicino al clan Vitale-Pasimeni-Vicentino, di San Vito dei Normanni. L’11 novembre 2018, a Brindisi, un ragazzo ha esploso un colpo di arma da fuoco nei confronti di un ventottenne del posto, ferito ad una mano e al volto. Il 18 novembre 2018, a Brindisi, un uomo con il volto nascosto da passamontagna, giunto a bordo di autovettura, ha esploso un colpo di pistola contro un diciottenne incensurato del posto, ferendolo al gomito e alla gamba sinistra. E ancora il 6 dicembre 2018, a Brindisi, in due hanno esploso almeno due colpi di arma da fuoco nei confronti di un 20enne, ferendolo agli arti inferiori.

La mappa dei gruppi attivi a Brindisi e provincia

Stando a quanto si legge nella relazione, restano attive nella gestione di attività illecite a Brindisi, così come nei comuni della provincia, alcuni dei gruppi storici più volte coinvolti in inchieste e blitz. “ Nella città di Brindisi, i gruppi Brandi e Morleo si confermano attivi nel traffico di sostanze stupefacenti e nelle estorsioni, mentre il clan Bruno controlla il mercato della droga nell’adiacente comune di Torre Santa Susanna”.

Per quanto attiene alla provincia, “le evidenze investigative danno conferma di una perdurante pax mafiosa voluta dai due schieramenti, un tempo antagonisti, dei mesagnesi (gruppi Rogoli, Campana, Vitale, Pasimeni e Vicientino nel Brindisino) e dei tuturanesi (gruppo Buccarella)”. La “cessazione delle ostilità tra i due sodalizi ha portato ad una condivisione degli interessi criminali tanto che, nel periodo in trattazione, in provincia di Brindisi non sono stati registrati fatti di sangue di stampo mafioso”. L’accordo è stato riferito dal primo pentito della Scu contemporanea, Ercole Penna, per essere ribadito dagli altri della stessa frangia come Francesco Gravina, alias il Gabibbo, e ancora da Sandro Campana e da ultimo da Antonio Campana.

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Affari con l’Albania

Nei territori a Sud della provincia continuano a registrarsi relazioni d’affari per la compravendita di ingenti partite di droga, in particolare cocaina “tra bande organizzate locali e personaggi della mala leccese attivi nei territori a Nord della provincia.  Di rilievo è stata l’inchiesta chiama “Offshore” che il 17 novembre 2018 ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 6 persone  accusate di “aver acquistato, detenuto ed importato nel Salento, per la successiva vendita, ingenti quantità di marijuana e cocaina”.

Droga proveniente dall’Albania e destinata soprattutto allo spaccio nelle “piazze” della frazione di Tuturano, dei comuni di Torchiarolo  e Galatone. Droga spesso nascosta all’interno dei tubolari di gommoni. In un caso è stato scoperto l’uso di deodoranti al gelsomino per coprire l’odore della sostanza stupefacente. Gli sbarchi avvenivano sul litorale salentino nel tratto compreso tra Lendinuso, Tuturano e Casalabate. La vicinanza geografica delle coste adriatiche del Salento all’Albania favorisce, infatti, i gruppi criminali non solo nel mercato degli stupefacenti.

L’8 luglio 2018, lungo il litorale di Ostuni, sono stati rinvenuti alla deriva, 50 chili  di marijuana, suddivisi in due pacchi; il 16 luglio 2018, lungo la costa di Brindisi, la Guardia di finanza ha arrestato uno scafista brindisino e sequestrato il gommone a bordo del quale sono stati rinvenuti in un doppio fondo 260 chili di marijuana; il 25 agosto 2018, lungo la costa di Brindisi, è stato intercettato un gommone con a bordo 535 chili di marijuana suddivisa in 26 colli e sono stati arrestati due scafisti albanesi. E poi l’1 settembre 2018, lungo la costa di Brindisi, sono stati arrestati un brindisino ed un albanese a bordo di un natante con 550 chili di marijuana ripartita in 67 colli; il 9 ottobre 2018, sempre lungo la costa di Brindisi, sono stati arrestati due scafisti albanesi a bordo di un gommone con  557 chili di marijuana divisa in 24 involucri; il 7 novembre 2018 sono stati rinvenuti e sequestrati all’interno di un cespuglio tre chili di marijuana; il 29 novembre 2018, nella frazione Torre Canne di Fasano sono stati sequestrati 1500 chili tra marijuana e hashish, scaricati da un gommone d’altura rinvenuto sulla battigia e sono stati arrestati due narcotrafficanti di Cisternino e il 17 dicembre 2018, lungo la litoranea Fasano/Ostuni , è stato rinvenuto e sequestrato un gommone, mimetizzato con un telo, probabilmente utilizzato in precedenza da narcotrafficanti. La collaborazione con le organizzazioni albanesi è fattiva anche nell’immigrazione clandestina e del contrabbando di tabacchi.

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Il ruolo delle donne

L’attività di spaccio nella provincia di Brindisi coinvolge anche minorenni e donne, ai quali spesso viene affidato il compito di recuperare i “crediti derivanti dalla vendita di droga, come  emerso in un’indagine che ha riguardato un giro di spaccio di stupefacenti tra Carovigno e San Vito dei Normanni”. Il 18 luglio 2018 i carabinieri di Brindisi hanno eseguito 15 arresti: tutti gli indagati erano accusati, in concorso tra loro, di aver ceduto cocaina e marijuana e per avere illegalmente detenuto e portato in luogo pubblico un’arma comune da sparo con il relativo munizionamento.

Le estorsioni

Le estorsioni e i correlati episodi incendiari sono stati rivolti, per lo più, alle attività commerciali e agli esercizi pubblici.  “Il fenomeno estorsivo assume connotazioni di particolare criticità nel periodo estivo, con la riapertura degli stabilimenti balneari e dei locali notturni, manifestandosi anche attraverso l’imposizione dei servizi di security e guardiania”, è scritto nella relazione. Il 6 novembre 2018, a Brindisi, una bottiglia incendiaria ha danneggiato un’attività commerciale; il 3 dicembre 2018, sul litorale di Carovigno, un incendio ha distrutto un chiosco.

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Furti, rapine e spaccate

“I furti e le rapine rappresentano un ulteriore business per la criminalità organizzata, come emerso dall’operazione “Rent a car” che ha disarticolato un gruppo criminale armato composto da brindisini collegati alla frangia operativa tuturanese della Sacra Corona Unita”. Il 2 novembre 2018 la Polizia di Stato ha eseguito decreti di fermo della Dda di Lecce nei confronti di quattro persone “perché in concorso tra loro e per procurarsi un ingiusto profitto, con violenza e minaccia armati di fucile mitragliatore, si impossessavano di 1231 euro”, sottraendoli agli impiegati di Poste Italiane con l’aggravante di aver commesso il fatto, oltre che con violenza e minaccia, con armi sia comuni che da guerra. Tra i reati contestati figura anche il tentativo di estorsione, ai danni del titolare di un’azienda agricola.

“I reati predatori risultano appannaggio di soggetti di giovane età, non ancora legati a forme associative stabili, che spesso si proiettano fuori provincia e fuori regione con eclatanti “spaccate”, assalti esplosivi e rapine in danno di banche, uffici postali e gioiellerie”. Il 21 luglio 2018 a Brindisi, durante l’ennesimo assalto ad una postazione bancomat, c’è stato un conflitto a fuoco tra rapinatori e poliziotti, nel corso del quale è rimasto ucciso uno dei componenti il gruppo criminale.2.foto.sequestro.scarpe-2

Il porto

Nella relazione letta al Parlamento, c’è stato anche un riferimento al porto di Brindisi: “In continuità con il passato, continua a costituire uno snodo nevralgico per l’importazione di merci contraffatte destinate al territorio nazionale o in transito verso altri Paesi europei”. Numerosi, infatti, sono stati sequestri: il 19 settembre 2018 4.400 motori elettrici per lavatrici e 39.000 giocattoli privi del certificato di conformità, scoperti su due differenti autoarticolati dalla Bulgaria e dalla Cina; il 28 novembre 2018 sono stati sequestrati 10.500 zaini e borse contraffatte di note marche, nascoste in un tir con targa bulgara, sbarcato al molo di Costa Morena proveniente dalla Grecia; il 14 dicembre 2018 sono state sequestrate 13 mila paia di scarpe sportive false, rinvenute a bordo di autoarticolato sbarcato da un traghetto proveniente da Igoumenitsa. Sequestri che sono andati avanti nel corso del 2019. L’ultimo è avvenuto ieri.

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