Scu, rapina e tentata estorsione: chieste condanne per quattro brindisini

Il pm dell’Antimafia ha invocato 10 anni e sei mesi per Dario Fai, 10 anni per Vincenzo Bleve e Pierpaolo Fai, e 8 anni per Vito Bleve. La Provincia parte civile

Uno dei banditi in azione all'interno dell'ufficio postale di Merine

BRINDISI –  Il pm della Dda di Lecce ha chiesto la condanna di quattro brindisini per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore agricolo della provincia e rapina nell’ufficio postale di Merine, a distanza di quasi un anno dagli arresti della Mobile.

La requisitoria

Dieci anni e sei mesi di reclusione sono stati invocati per Dario Fai, 51; dieci anni per Vincenzo Bleve, 49, e Pierpaolo Fai, 45, e otto anni per Vito Bleve, 44. Sono tutti di Tuturano, sotto processo con rito abbreviato, alternativo al dibattimento, al quale sono stati ammessi su istanza dei difensori Danilo Di Serio, Giuseppe Guastella, Daniela D’Amuri e Maurizio Fisiola.

Le richieste di pena, al netto della riduzione di un terzo, sono state presentate dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Alberto Santacatterina, in occasione dell’ultima udienza dinanzi al gup del Tribunale di  Lecce, Simona Panzera. L’accusa legata al tentativo di estorsione aggravata dal metodo mafioso è contestata a Dario e Pierpaolo Fai e a Vincenzo Bleve, quella della rapina a tutti e quattro. La sentenza è attesa prima della fine dell’anno.

Parte civile

Parte civile è la Provincia di Brindisi, in relazione al capo di imputazione che attiene alla tentata estorsione, aggravata da modalità mafiosa, ai danni del titolare di un’impresa agricola della provincia.

Il rappresentante della pubblica accusa ha confermato il quadro accusatorio imbastito inizialmente rispetto al quale il Tribunale del Riesame di Lecce ha annullato solo per Pierpaolo Fai l’accusa di essere un affiliato alla Sacra Corona Unita, mossa  nell’ambito dell’inchiesta chiamata Rent a car. Il nome scelto per tenere a battesimo il blitz si riferisce al fatto che prima del colpo nell’ufficio postale di Merine, uno dei quattro prese a noleggio un’auto (rent a car, appunto) per un sopralluogo necessario all’organizzazione dell’irruzione.

La Scu e le affiliazioni

I quattro furono fermati dagli agenti della Mobile di Brindisi ritenendo concreto e attuale il pericolo di fuga. All’esito dell’interrogatorio, venne emessa ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Brindisi e successivamente gli atti furono trasmessi a Lecce per competenza funzionale essendo  contestata anche l’appartenenza – come affiliati – all’associazione mafiosa.

Sarebbero stati uomini della Sacra Corona Unita, espressione del gruppo presente e operante nella frazione di Tuturano, a pochi chilometri di Brindisi, stando a quanto svelato da alcuni pentiti, da Ercole Penna al più recente Sandro Campana.

La rapina

Nell’ufficio postale di Merine, in provincia di Lecce, i banditi fecero irruzione il  primo ottobre 2018 attorno alle 8,45, subito dopo l’apertura. C’erano pensionati in fila. Non esitarono a puntare un mitragliatore Kalashnikov Ak 47 e un fucile a canne mozze, dopo aver avuto il via libera del “palo”. Lo stesso che poco prima si era lamentato al telefono dicendo agli altri: “Non ha ancora aperto il cinema, che devo fare, devo aspettare?”. E’ una delle intercettazioni leggibili nel provvedimento di arresto. L’azione durò novanta secondi. Fuggirono con 1.231 euro.

La tentata estorsione mafiosa

Nello stesso periodo, stando all’accusa, ci sarebbe stato il tentativo di estorsione ai danni del titolare di un’impresa agricola della provincia di Brindisi: cinquemila euro a titolo di protezione, “per non fare danno”. Modalità mafiosa che avrebbe consentito, qualora la richiesta fosse andata a buon fine, di ottenere una somma da destinare ai detenuti.



 

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