“Pagatemi l’auto, sennò vi sparo in testa”: gli indagati negano. Restano in cella

Interrogati Giuseppe Sergio e Stefano Coluccello, accusati di aver esploso un colpo di fucile prima dell'omicidio Carvone

BRINDISI – “Mai avuto un fucile, mai minacciato di morte nessuno”: hanno negato le accuse Giuseppe Sergio, 20 anni, e Stefano Coluccello, 28, entrambi di Brindisi, arrestati dalla Mobile in relazione all’esplosione di un colpo di fucile dopo aver minacciato di morte alcuni ragazzi, ritenuti coinvolti nel furto dell’auto alla base dell’omicidio di Giampiero Carvone, 19 anni, avvenuto in via Tevere, rione Perrino, la notte fra il 9 e il 10 settembre.

Gli interrogatori

I due indagati restano ristretti nel carcere di Brindisi, in attesa della pronuncia del Riesame, al quale presenteranno ricorso  i difensori Daniela D’Amuri per Sergio e Manuela Greco per Coluccello. I ragazzi sono stati interrogati nella mattinata di oggi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, alla presenza del sostituto procuratore Raffaele Casto.

La difesa

Sergio, il cui nome è comparso per la prima volta nell’inchiesta avviata dopo la morte di Carvone, si è professato innocente e ha tenuto a precisare che la vittima fosse un suo amico. Per questo motivo lo avrebbe contattato dopo aver saputo che fosse lui l’autore del furto: “Non ci credevo”, avrebbe detto al gip. L’indagato ha negato anche di aver minacciato con un fucile a canne mozzate due ragazzi legati a Carvone, dopo aver raggiunto nella piazzetta si trova tra via Bradano e via Adige, alle spalle della chiesa del Cuore Immacolato di Maria.

Coluccello in precedenza era stato arrestato ai domiciliari con l’accusa di tentata estorsione ai danni del padre di Giampiero Carvone, per aver provato a chiedere che fosse la famiglia a occuparsi della riparazione dell’auto rubata, risultata incidentata. Dopo aver respinto nuovamente questa accusa, si è dichiarato estraneo ai fatti contestati con riferimento alle minacce e all’esplosione di un colpo di fucile. “Quei ragazzi non li conoscevo neppure, non è vero che uno di loro è mio parente, è un cugino di un mio familiare”, avrebbe tenuto a sottolineare.

Le accuse

Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento di arresto, imbastita partendo dagli elementi raccolti dalla Squadra Mobile di Brindisi, tanto Sergio quanto Coluccello, si sarebbero resi responsabili dell’episodio avvenuto attorno alle 21,20. Il fucile a canne mozze sarebbe stato esibito “al cospetto delle vittime” poi sarebbe stato “esploso anche un colpo per minacciare due giovani”. Coluccello, in particolare, avrebbe detto: “Da te non me l’aspettavo, mi dovete pagare la macchina, altrimenti vi sparo in testa”. Avrebbe anche cercato di “colpirlo con un pugno”.

La pericolosità sociale

Secondo il gip, “la vicenda che si è conclusa con l’omicidio del diciannovenne Carvone, rende evidente la pericolosità sociale degli indagati e il collegamento con un contesto criminale di elevato spessore, riconducibile innanzitutto alla famiglia”.

“Le specifiche modalità e le circostanze dei fatti, la disponibilità di almeno un fucile a canne mozzate e la personalità negativa  di entrambi, consentono da un lato di ritenere concreto e attuale il pericolo che gli stessi commettano ulteriori reati con l’uso di armi o violenza e, dall’altro di ritenere che l’unica misura adeguata a tutelare le esigenze cautelari sia quella della custodia in carcere”, si legge sempre nel provvedimento di arresto.

“Si ribadisce, sul punto, che Giampiero Carvone ha perso la vita per aver rubato un’auto, mentre i suoi amici (ritenuti complici) sono stati gravemente minacciati”.

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