Omicidio Tedesco, imputati in Cassazione dopo l'ergastolo: “Non volevamo uccidere”

Udienza dopo i ricorsi dei difensori per Andrea Romano, per il quale in Appello era stata chiesta la derubricazione in omicidio preterintenzionale, e per Alessandro Polito e Francesco Coffa, per i quali era stata invocata l'assoluzione per non aver commesso il fatto

BRINDISI – “Non volevamo uccidere, nessuno voleva la morte di Cosimo Tedesco, né quella del figlio Luca. Ci doveva essere solo un chiarimento”. Ribadiscono la propria innocenza alla vigilia dell’udienza in Cassazione, i tre brindisini condannati anche in Appello all’ergastolo con le accuse di omicidio volontario e tentato omicidio, aggravati dai futili motivi, dopo la lite a una festa tra bambini, la mattina del primo novembre 2014: Alessandro Polito e Francesco Coffa hanno sempre sostenuto di "non aver commesso il fatto", mentre Andrea Romano che la tragedia avvenne "al di là delle sue intenzioni".

Omicidio Cosimo Tedesco, la Grande Punto e la Lancia Y delle vittime-2-2-2

Gli imputati

Rischiano tutti e tre la conferma del carcere a vita, in relazione alla morte di Cosimo Tedesco e al tentato omicidio del figlio, Luca, rimasto ferito a colpi di Beretta calibro 9, la mattina successiva alla festa di Halloween di cinque anni fa, organizzata per i bambini. Tutto avvenne nell’appartamento di Romano, in una palazzina popolare che si affaccia in piazza Raffaello, nel rione Sant’Elia, di Brindisi.

I difensori discuteranno i ricorsi partendo dalle motivazioni poste alla base della condanna al “fine pena mai”, inflitta ai tre dai giudici – togati e popolari – della Corte d’Assise d’Appello di Lecce, di fronte ai quali si è svolto il processo di secondo grado, arrivato a conclusione con l'affermazione della colpevolezza di tutti e tre, "al di là di ogni ragionevole dubbio". Lla difesa aveva chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto per Polito e Coffa e la derubricazione in omicidio preterintenzionale per Romano.

L’ergastolo

La Corte presieduta da Vincenzo Scardia, a latere Carlo Errico, con sei giudici popolari, è arrivata alla stessa conclusione del gup di fronte al quale venne  celebrato il processo di primo grado in abbreviato. E ha sottolineato da un lato, come si sia trattato di “un’azione omicida maldestra” arrivando ad escludere che ci stata la premeditazione, come invece sosteneva il rappresentante della pubblica accusa, dall’altro che quel fatto sia stato diretta conseguenza di un “banale litigio avvenuto alla festa dei bambini”, per affermare “l’onore offeso in quel contesto socio-culturale”. Party al quale parteciparono i piccoli e gli adulti delle famiglie dei tre imputati, parenti tra loro.

Secondo la sentenza d’Appello, “gli imputati avevano attirato Cosimo Tedesco a casa di Romano per un chiarimento dopo il banale litigio avvenuto la sera prima tra alcuni componenti delle rispettive famiglie, ma in realtà allo scopo di vendicare uno sgarro, organizzando una sorta di imboscata a casa propria, dove ad attendersi c’era un gruppo composto da Romano e dai cognati Coffa e Polito”.

In quell’abitazione “Tedesco venne ucciso con tre colpi di pistola, una Beretta calibro 9 corto. Poi fuggirono e durante la fuga spararono a Luca Tedesco che venne colpito lungo le scale del palazzo da tre colpi di pistola, non prima di aver minacciato un altro figlio di Cosimo Tedesco puntandogli contro l’arma e sparando un colpo in aria”. La vicenda, così come è stata letta dalla Corte, “vede contrapposti due gruppi: da una parte Cosimo Tedesco e i suoi familiari, dall’altra Andrea Romano con i suoi parenti”.

Omicidio Cosimo Tedesco, rilievi sul luogo della sparatoria 3-2-2-2

La festa dei bimbi e il litigio: aggravante dei futili motivi

“Non sono sorte contestazioni sull’antefatto”, è scritto nella sentenza. “Era il 31 ottobre 2014, festa di compleanno” di una nipotina di Cosimo Tedesco che compiva tre anni. Partecipa tutta la famiglia della mamma e ci sono anche alcuni parenti di Andrea Romano che “sono in buoni rapporti” con la donna. Mancano a quel party “Andrea Romano che è ai domiciliari e Francesco Coffa che è altrove”.  Nel corso della festa, una bambina, presente assieme alla mamma, “si avvicina più volte al passeggino in cui dorme il figlio neonato” di altri invitati. Iniziano i “rimproveri alla donna e da qui parte una discussione”.

I giudici di secondo grado hanno anche scritto: “In perfetta coerenza con il particolare contesto socio-culturale emerso dagli atti, è lecito ritenere che da entrambe le parti volarono parole grosse” che diedero il via “a una escalation di tensione fatta di reciproche telefonare notturne tra i vari soggetti a cui era seguito, la mattina dopo un incontro tra due coppie per prendere un caffè e chiarirsi”. In “tale occasione Polito ribadiva la necessità che Cosimo Tedesco si recasse a casa di Romano e Tedesco – prosegue la Corte – quella stessa mattina si reca a casa di Romano”. Prima si sarebbe “presentato a casa di “Polito, senza trovarlo” e poi da “Romano, pregando con voce agitata i figli di raggiungerlo lì”. Tutto questo emerge “dalle testimonianze e dall’analisi del traffico telefonico”. Cosimo Tedesco salì da solo a casa di Andrea Romano e trovò la morte.

Le parti civili

Moglie e madre di Cosimo Tedesco e lo stesso Luca Tedesco che rimase ferito nella stessa circostanza sono stati riconosciuti parti civili e sono rappresentati dall’avvocato Paoloantonio D’Amico di Brindisi. Al figlio anche la Corte ha riconosciuto la provvisionale di 50mila euro, alle due donne 30mila euro a testa.

Tenuto conto delle conclusioni alle quali è giunto il perito balistico e dei contatti telefonici, l’avvocato  D’Amico aveva chiesto alla Corte la conferma del carcere a vita per Romano e per Polito “per concorso morale” e la "non conferma dell’ergastolo", quindi l’assoluzione, per Francesco Coffa "non essendo emerso alcun profilo di responsabilità nei confronti dell’imputato: il penalista, dinanzi alla Corte d’Assise d’Appello, ha ricordato che il proiettile estratto dalla schiena di Luca Tedesco è stato sparato dalla stessa pistola con cui venne ucciso il padre Cosimo Tedesco”. Una sola pistola, quindi, per uccidere il padre e ferire il figlio. La stessa Beretta calibro 9 x17, stando ai risultati della perizia balistica che sono stati consegnati dall’ingegnere Riccardo Ramirez alla Corte.

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I motivi della difesa

Coffa, 38 anni, fu il primo a essere arrestato dai carabinieri di Brindisi: venne fermato il 7 novembre 2014, è attualmente ristretto nella casa circondariale di Trani, difeso dagli avvocati Agnese Guido e Massimo Murra, del foro di Brindisi i quali chiedono l’assoluzione perché il fatto non sussiste o per non aver commesso.  Andrea Romano, 33 anni, venne arrestato il 25 febbraio dell’anno successivo, è detenuto a Taranto ed è difeso dagli avvocati Cinzia Cavallo e Ladislao Massari, del foro di Brindisi, per i quali sussistono elementi tali da riqualificare il fatto in omicidio preterintenzionale, con conseguente rideterminazione della pena. Alessandro Polito, 38 anni, è ristretto a Taranto: venne arrestato, sempre dai carabinieri, il 3 aprile 2015, è difeso dagli avvocati Cinzia Cavallo e Giuseppe Corleto, quest’ultimo del foro di Lecce, i quali chiedono l’assoluzione per non aver commesso il fatto.“
Secondo i penalisti sono importanti alcune intercettazioni ambientali relative ai giorni successivi al primo novembre, nell’abitazione di Romano.  Le trascrizioni sono le seguenti: “Che cosa c’entra Checco? Quello non c’era proprio dentro casa. Sandro, poi. Quei due non c’entrano, quegli altri mi hanno rovinato la vita venendo a casa mia”. Romano parlava con i suoi familiari, non sapendo di essere intercettato. Confessò dopo essere stato arrestato dai carabinieri e in quella occasione scagionò Alessandro Polito (detto Sandro) e Francesco Coffa (Checco),

Quella conversazione, mai diffusa prima, venne “ascoltata” a distanza di due settimane dal fatto di sangue e secondo i difensori dei tre imputati è di rilievo per capire chi c’era quella mattina nell’appartamento di Romano e chi sparò. Romano non poteva neanche immaginare che i militari avessero sistemato una microspia tra il soggiorno e la cucina. Per questo, l’intercettazione è ritenuta determinante dagli  avvocati Cavallo e Guido per la posizione di Coffa e Polito. La conclusione, secondo i legali, non può che è essere una: l’assoluzione essendo estranei ai fatti, poiché non hanno commesso il fatto”, “non essendo presenti quel giorno sulla scena dell’omicidio”.

 Quanto alla posizione di Romano, l’avvocato Cinzia Cavallo, ha prodotto stralci di conversazioni intercettate sempre in ambientale, tra i familiari conviventi con Romano, il quale in quel periodo era agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico: “Andrea stava facendo il latte alla bambina”, dice uno dei parenti parlando di quel che accadde il primo novembre. “Se ha sparato, è perché è stato costretto visto che là c’era la figlia piccola”. E ancora: “A quelli chi è che ha detto, venite qui? Per quale motivo si sono presentati?”. La conclusione, in questo caso, è che “Romano e solo lui sparò alla parte inferiore del corpo, all’indirizzo di organi non vitali, così come disse in sede di interrogatorio precisando che vi era stato un alterco e una colluttazione”. Ultima parola, alla Cassazione.

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