Elezioni regionali e usura con metodo mafioso: il pm chiede assoluzione per tutti

Anche per il presunto capo Scu, Francesco Campana. Il processo dopo denuncia dell’ex consigliere regionale Crastolla: ora rischia imputazione per calunnia. Unica richiesta di condanna per Mazzuti: 12 anni per associazione mafiosa

BRINDISI – Il pm della Dda di Lecce ha chiesto al Tribunale di Brindisi di assolvere tutti gli imputati accusati di usura e di tentata estorsione, in alcuni casi aggravate dal metodo mafioso, nel processo scaturito dalla denuncia sporta dall’ex consigliere regionale di Forza Italia, l’avvocato Danilo Crastolla, all’indomani della campagna elettorale del 2010 per alcuni prestiti contratti. E ha chiesto la trasmissione degli atti in Procura per valutare la posizione dello stesso Crastolla, in relazione al reato di calunnia ai danni degli imputati che “non hanno commesso i fatti” inizialmente contestati.

La requisitoria

Alberto Santacatterina, il pmIl colpo di scena è arrivato nella mattinata di oggi, 13 settembre 2019, nel corso della requisitoria che il sostituto procuratore Alberto Santacatterina (nella foto), ha consegnato dinanzi al collegio giudicante presieduto da Domenico Cucchiara. Il rappresentante della pubblica accusa ha rivisto in toto l’impostazione che il 18 settembre 2014 portò all’esecuzione di 16 ordinanze di custodia cautelare nell’inchiesta tenuta a battesimo con il nome di Fenus Unciarum. Crastolla, quindi, rischia di finire sotto accusa e sotto processo, dopo essere stato autore della denuncia che venne trasmessa per competenza all'Antimafia cinque anni fa.

Due richieste di condanna

La tesi accusatoria è stata confermata, con conseguente richiesta di condanna, per Roberto Mazzuti, di Oria: il pm ha invocato la pena di 12 anni con l’accusa di associazione di stampo mafioso. Per Crastolla è stata chiesta la condanna alla pena di un anno di reclusione per aver svolto attività finanziarie. I difensori avranno modo di replicare in occasione della prossima udienza, calendarizzata per ottobre.

Francesco Campana e gli altri imputati

Nei confronti degli altri 20 imputati, la conclusione del sostituto procuratore è stata aderente a quella sostenuta dai difensori, sin dalle prime udienze del dibattimento: “Assoluzione per non aver commesso il fatto”. A giudizio ci sono Francesco Campana, ritenuto al vertice dalla Sacra Corona Unita e Teodoro Tagliente, ex consigliere comunale di Mesagne. Gli altri imputati, sia pure a diverso titolo, sono: Roberto Antoniolli, di Manduria; Angelo Bellanova,  di Mesagne; Sandro Bruno,  di Mesagne; Oreste Luigi Secondo Devicienti, di Mesagne, imprenditore; Francesco Lavino, di Mesagne; Antonio Occhineri, di San Donaci; Pierpaolo Palermo, di Mesagne; Francesco Luigi Poci, di Mesagne; Vincenzo Primiceri, di Mesagne; Pietro Soleti,  di San Donaci; i fratelli Carmine e Pierpaolo Palermo, di  Mesagne; Rossella Antoniolli, di Brindisi; Giuseppe Diviggiano, di Torre Santa Susanna; Domenico Fioravante, di Fasano; Antonio Maizza, di Mesagne; Giovanni Pozzessere, di Brindisi, Pierpaolo Poci, di Mesagne.

L’ex consigliere regionale di Forza Italia e il prestito

carmelo molfetta e ladislao massari-2Conseguenza diretta della richiesta di assoluzione per gli imputati, è quella di trasmissione degli atti in Procura, a carico di Crastolla, per calunnia. Le valutazioni sulla sussistenza o meno della condotta sul piano penale spettano al Tribunale che dovrebbe pronunciarsi, con sentenza, prima della fine di dicembre.

L’avvocato, all’epoca in forza agli Azzurri, chiese un prestito per saldare le spese pari a 150mila euro, legate alla campagna elettorale per la rielezione nel consiglio regionale della Puglia, poi mancata nel 2010.  Denunciò di essere rimasto impigliato nelle rete di chi pretendeva, anche con minacce, la restituzione del denaro a tassi di interesse superiori al 400 per cento su base annua.

Crastolla in questo processo è parte civile: si è costituito in giudizio in occasione dell’udienza preliminare davanti al gup, con richiesta di risarcimento dei danni. Ma lui stesso, come si diceva, è imputato in relazione all’accusa di aver emesso false fatture: secondo la Dda avrebbe fatturato per due operazioni inesistenti per consentire a Teodoro Tagliente l’evasione delle imposte dei redditi, la prima il 19 dicembre 2010 per 16.795,23 euro e la seconda per importo identico il 24 gennaio 2011.

L'accusa iniziale

Nell’impostazione posta a base del processo, Francesco Poci avrebbe costretto Crastolla, insolvente, a restituire ai vari presunti usurai le somme che, per il suo tramite, gli avevano erogato per precedenti debiti elettorali. Poci, ritenuto figura di primo piano, ha sempre respinto le accuse con riferimento a minacce che sarebbero consistite nella prospettazione di “cose brutte” nel caso in Crastolla avesse denunciato perché c’erano persone “fiacche” e di essere stato convocato a San Donaci da Soleti “affiliato – si legge – a Pasimeni, Vitale e Vicientino". Il pm ha riconosciuto la tesi sostenuta da Poci, difeso dagli avvocati Carmelo Molfetta e Silvio Molfetta, così come quella degli altri imputati.

La difesa

Nel collegio difensivo, i penalisti: Cosimo Lodeserto, per Francesco Campana; Massimo Manfreda, Ladislao Massari, Rosanna Saracino,  Stefano Prontera,  Giancarlo Camassa, Luca Mangia, Giulio Bellanova, Gianfrancesco Castrignanò, Marcello Marasco, Gerardo Giorgione.
 

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