Il super teste: “Visioni di Maria, lotta con Satana e gemelli mai nati, truffa da 2 milioni di euro”

In aula l’imprenditore che denunciò Paola Catanzaro: “Ero come se fossi ubriaco. Disse che avrebbe partorito i figli che non riuscivo ad avere con mia moglie. La prima volta che la vidi, era uomo: gli sanguinò la fronte. Per anni mi diede sonniferi”. Il professionista è a sua volta indagato

Paola Catanzaro

BRINDISI – “E’ stato come se avessi vissuto sotto l’effetto di una ubriacatura per 11 lunghi anni, arrivando anche a pensare al suicidio: Paola Catanzaro ha distrutto la mia vita con una stangata da due milioni di euro, prima con richieste di denaro sotto forma di doni per il progetto delle croci destinato a salvare l’umanità, poi con la storia dei gemelli che avrebbe partorito quando era ancora uomo, perché sosteneva di essere la reincarnazione dello spirito santo. E ancora con richieste di aiuti economici per interventi per due tumori, di acquisto case anche per un terzo bimbo che solo dopo ho scoperto non essere mio”.

difensori e pm processo Paola Catanzaro (1)-2

Il super testimone e la denuncia a suo carico

E’ stato sentito in Tribunale l’imprenditore di Bari che denunciò Paola Catanzaro, il 17 maggio 2017, sostenendo di essere rimasto vittima di una truffa consumata nel tempo, per almeno due milioni di euro. In apertura dell’udienza, si è appreso che lo stesso professionista è finito sotto inchiesta, per effetto della denuncia presentata da Catanzaro l’8 maggio dello stesso anno, tramite l’avvocato Cosimo Pagliara, sua attuale difensore assieme al penalista Fabio di Bello, entrambi del foro di Brindisi. (Nella foto in alto i penalisti Emilia Marinosci, Fabio Di Bello, Cosimo Pagoliara, Ernestina Sicilia, Giancarlo Camassa e Michele Iaia e in basso il pm Luca Miceli).

Copia di quell’esposto è stato depositato dal pm Luca Miceli ed è stato, quindi, acquisito al fascicolo del dibattimento dinanzi al collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli. L’imprenditore, parte civile assistito dall’avvocato Giovanni De Cataldis del foro di Bari, quindi, è stato sentito in qualità di indagato in procedimento connesso. Avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere. Non lo ha fatto: “Intendo dire tutto”. E ha iniziato a raccontare i suoi 11 anni di conoscenza con Catanzaro.

Le accuse e gli imputati

Il pm Luca Miceli-2A Catanzaro è contestato il “ruolo di promotore dell’associazione per delinquere finalizzata – si legge nel capo di imputazione – a commettere più delitti di truffa”. L’imputata non era presente in aula. Venne arrestata il 29 gennaio 2018, attualmente è sottoposta all’obbligo di firma. Sotto processo ci sono anche:  Giuseppe Conte (difeso dall’avvocato Pietro Viola del Foro di Lecce); Addolorata Catanzaro (difesa dall’avvocato Giancarlo Camassa del foro di Brindisi) e Giuseppa Catanzaro (difesa dall’avvocato Ernestina Sicilia del foro di Brindisi), sorelle di Paola Catanzaro; Stefania Casciaro (difesa dall’avvocato Gianfranco Palmieri del foro di Lecce); Anna Casciaro (stesso difensore); Lucia Borrelli (difesa dagli avvocati Felice Indiveri del Foro di Bari); Anna Picoco (difesa dall'avvocato Alfredo Lovelli del foro di Taranto). Per Francesco Rizzo, accanto all’avvocato Cosimo Pagliara, c’è la penalista Emilia Marinosci (sempre del foro di Brindisi).

Il primo incontro

“Lo conobbi nel 2005, tramite un amico (di cui ha fatto nome, ndr) che era stato nella chiesetta a Uggiò: c’era questo Paolo che sosteneva di avere visioni mariane, apparizioni da quando aveva 17 anni accadeva il 24 di ogni mese. Un giorno mi chiamò lui stesso”, ha detto in udienza. “Io e mia moglie avevano già intrapreso una esperienza di fede, nella chiesa cattolica, con la speranza di riuscire ad avere figli”.

“Il mio amico disse che sembrava Padre Pio perché gli sanguinavano le mani, aveva le stigmate. Pensai di incontrarlo di ritorno da Roma: mi fermai in autogrill e vidi una foto di Giovanni Paolo II, pensai di portargliela”.

La casa data in affitto da un parroco

“Pochi giorni dopo andai a casa di Catanzaro, un’abitazione che mi disse che gliel’aveva data un parroco perché lui e la sua famiglia erano molto poveri. Sentii subito odore di fiori, rose, che aumentava man mano che salivamo le scale: ci aprì Francesco Rizzo, quello che poi sarebbe diventato suo marito. Lui era in un letto, c’era poca luce, il mio amico disse che era pure cieco. Vidi che aveva i polsi fasciati e macchie che sembravano sangue. Gli lasciai l’immagine del Papa e lui mi disse con voce angelica di aver pregato tanto per me”.

Il sangue dalla fronte e i diari di Gesù

“A un certo punto, vidi scendere sangue dalla sua fronte: non so come fece, resta un mistero”, ha detto il teste al Tribunale. “In quella occasione sostenne di parlare con il mio angelo custode che si chiamava Oriele, che vuole dire pace di Dio”. L’imprenditore ha ricordato al pm e al collegio giudicante di essere sempre stato una persona cattolica. “Aggiunse che custodiva i diari di Gesù e che li avrebbe dati a me quando lui sarebbe morto”.

Da quel giorno, ci sarebbero state una serie di telefonate e altri incontri: “Mi rivelò di lottare contro il demonio e pronunciava frasi profetiche del tipo che la terrà sarà messa a dura prova o che sarebbero caduti asteroidi dal cielo e che per questo era necessario innalzare croci”.

I doni e il progetto delle croci

“Il mio amico mi aveva già parlato del progetto delle croci: c’era una donna (di cui ha fatto nome, ndr) incaricata di raccogliere ogni mese duemila euro. Quel denaro serviva per mettere una croce in ogni nazionale per scongiurare cataclismi come terremoti o uragani. Diceva che quello era un progetto umanitario che serviva a contenere il demonio che lo faceva soffrire”.

L’imprenditore ha riferito di aver avuto inizialmente dubbi, tanto da aver chiesto spiegazioni al suo amico che di doni ne aveva fatto diversi: “Erano sei, per 12mila euro. Fatto sta che Catanzaro mi chiamò chiedendomi per quale motivo io non mi fidassi di lui. E rimasi colpito perché sapeva praticamente tutto di me in tempo reale”.

A distanza di poco, il professionista di Bari decise di andare da Catanzaro assieme alla moglie: “Vi avvicinò a lei, le prese le mano e – non so come abbia fatta – ma si formò una croce. Disse che era quella dell’angelo custode che si chiamava Gabriel. Rimanemmo impressionati”, ha sottolineato. L’imprenditore, quindi, continua a partecipare alle riunioni nella chiesetta: “Viene anche un avvocato di Bari, erano tutte persone che, oggi, dico essere benestanti ma allora non ci pensavo. Inizio anche io a versare soldi”.

Le assunzioni nella ditta

Un giorno Catanzaro avrebbe mostrato una cartina geografica: “Disse che tracciando una linea su tutti i luoghi in cui c’erano state le apparizioni, anche Brindisi, si formava una M che era quella di Maria. Diedi un dono per tre croci”. E’ stato anche fatto il nome della donna alla quale avrebbe dato la busta.

“Decisi poi di assumere nella mia unità locale a Brindisi, Francesco Rizzo come autista e poi lo stesso Catanzaro come impiegato. Entrambi si dimisero sei anni dopo per motivi personali”.

La litoranea, il mare e il battito del cuore

“Un giorno andai con Catanzaro verso il mare, ad Apani. Lui disse che qui non ci avrebbe ascoltato nessuno. A un certo punto uscì dall’auto, alzò le braccia e si alzò il mare. Non so come fece, il mare era tranquillo. Chiesi spiegazioni e mi disse che lui aveva poteri speciali sulle cose”.

Con il trascorrere del tempo, Catanzaro avrebbe chiesto all’imprenditore di occuparsi della sua famiglia. “Lo feci e presi anche in affitto una villetta a Santa Sabina. In quel periodo mi disse che mio nipote, un bambino di tre anni, era in demonio. Anche questo è un fatto strano, così come lo è il fatto che il cuore di Paolo si fermasse”.

In udienza, il teste ha ricordato cosa accadde un giorno, alla presenza di un medico: “Era la passione di Gesù e il cuore di Catanzaro per un po’ ha smesso di battere per poi riprendere. Assurdo, tanto che il medico di un ospedale disse che per lui era un santo”.

I gemelli Michele e Angelica e il testamento

Nel corso della deposizione, l’imprenditore ha riferito la storia dei gemellini mai nati: “Catanzaro un giorno mi disse che io e mia moglie saremmo riusciti a risolvere il problema che avevamo: non potevamo avere figli, non ci riuscimmo neppure con la fecondazione artificiale. Lui disse che, essendo la reincarnazione dello spirito santo, ci avrebbe pensato lui. Sarebbero nati i gemelli Michele e Angelica”.

“In questo contesto, per compiere tale disegno, disse che era necessario comprare una casa che sorgeva su un terreno sul quale era passato l’apostolo Giovanni. Così andai da un notaio a Brindisi e firmai per la donazione. Quello che però ho scoperto solo dopo aver sporto denuncia, è che avrei firmato un testamento. C’era scritto una cosa del tipo dispensa di collazione di cui non sapevo neppure il significato”.

Le foto dei bimbi e l’anello

“Poco dopo, mi chiese di acquistare un anello che serviva per combattere il demonio: spesi 6.900 euro per quel gioiello”. Lui intanto chiedeva dei bimbi. “Disse che possedeva una natura femminile, pur essendo uomo agli occhi del mondo. E arrivò persino a dire che Dio, se vuole, partorisce anche nel muro. Contestualmente disse che aveva un tumore al cervello e che per l’intervento servivano 70mila euro”.

Dei bimbi viene a sapere dopo aver insistito: “Mi dice anche che c’è un video del parto, un evento miracoloso visto che a partorire era stato un uomo. Ma continua a sostenere che io non posso vederli perché non sono puro, che c’è il demonio che avrebbe potuto anche uccidere i gemelli”.

Il teste ha anche ricordato di aver rivolto a Catanzaro una serie di domande durante i nove mesi di gravidanza: “Non vedo la pancia e lui: la vedono solo gli angeli. Mi fece mettere l’orecchio sulla pancia e non so come fece, ma riuscii a sentire il battito”.

“Io non li ho mai visti di persona, solo in foto e a me sembrava avessero almeno due anni. Poi ho scoperto che erano i nipoti di una donna che faceva parte del gruppo di Catanzaro. All’epoca lui sosteneva che i gemelli erano cercato dalla chiesa perché destinati a salvare il mondo e a ricoprire posti di potere per realizzare una nuova democrazia”. Successivamente, ci sarebbe stata la richiesta di altri 150mila euro: “Per asportare un tumore al fegato. Mi disse che sarebbe morto e poi risorto e che per questo serviva un anello, del costo di 28mila euro”.

Il terzo figlio

Nella lunghissima deposizione, il professionista ha anche ricordato un’altra storia legata alla sua paternità: “Mi rivelò che sarei diventato padre per la terza volta e mi chiese di acquistare casa con denaro che, poi, in parte mi ha restituito, e un altro gioiello di 3.500 euro”.

“In quel periodo ebbi una relazione con una donna del gruppo e Catanzaro un giorno mi disse che era riuscita a interrompere la gravidanza come fanno le mamme orso in letargo. Solo dopo ho scoperto che l’ha indotta ad abortire sostenendo che la Madonna le aveva detto che il bimbo aveva la sindrome di Dowm”.

In effetti, durante il periodo della relazione, nacque una bimba: “Si chiama Michelle e l’ho riconosciuta come mia figlia, ma non lo è. Catanzaro convinse la mia compagna a raggiungere Madrid per la fecondazione eterologa”.

Il cambio di sesso e il film

Il patrono di parte civile, avv. De Cataldis-2“A un certo punto, Catanzaro mi annuncia la sua trasformazione a donna sostenendo che con lo spirito santo sarebbero stati assorbiti gli organi maschili e che poi ci saremmo sposati. In effetti diventò donna dopo intervento a Bangkok, cosa che seppi come sempre molto tempo più tardi. In quel periodo sparì e me la ritrovai improvvisamente a Pantanagianni: apparve e disse che i bambini stavano bene”. (Nella foto accanto l'avvocato Giovanni De Cataldis, legale di fiducia dell'imprenditore)

Nella deposizione, è stato anche fatto riferimento al matrimonio tra Catanzaro e Rizzo: “A Ravello, in costiera, nozze come una star di Hollywood, poi a Brindisi. Ma a me disse che erano una farsa perché saremmo stati insieme io e lei. A distanza di poco, mi chiese denaro per la distribuzione di un film, 250mila euro più 200mila: me ne parlò come un progetto importante perché avrebbe mostrato le croci e il parto”.

La verità sarebbe emersa una sera, parlando con una donna del gruppo e poi con sua moglie. “A quel punto ho sentito l’obbligo morale di avvisare i coniugi di Asiago”, ha detto l’imprenditore. Sono quelli che hanno comprato e intestato a Catanzaro un villino ad Asiago e che hanno dichiarato la volontà di adottarla come figlia.

Le gocce degli angeli

“La cosa più dannosa, al di là dell’aspetto economico, è quello che ancora accade alla mia salute: dal 2007 sino alla fine del 2016, ho assunto delle gocce che Catanzaro chiamava rimedio degli angeli. Non sapevo cosa fossero, erano benzodiazeprina, ossia sonniferi. Probabilmente sarei morto nel sonno: sapeva che soffro di cuore”, ha detto il testimone visibilmente scosso. “Sono stato come sotto l’effetto di una ubriacatura lunga 11 anni”.

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