Marijuana dall’Albania a Brindisi, tre condanne ridotte in Appello

Un anno e otto mesi per Giovanni Rizzato e per i cugini Roberto e Antonio Ferlito rispetto a due anni e otto mesi inflitti dal Tribunale

La droga sequestrate nel periodo delle indagini condotte dai carabinieri

BRINDISI – L’accusa di traffico di droga, marijuana in particolare, è stata confermata dalla Corte d’Appello di Lecce, con una riduzione delle condanne per tre imputati: un anno e otto mesi sono stati inflitti a Giovanni Rizzato, 50, anni, di Brindisi, e ai cugini Roberto e Antonio Ferlito, 42 e 43 anni, originari di Catania.

Foto Thunder 06-2-2-2

La sentenza

Roberto e Antonio Ferlito hanno ottenuto il riconoscimento della sospensione della pena, essendo incensurati. I tre imputati erano stati condannati dal Tribunale di Brindisi a due anni e otto mesi, a conclusione del processo scaturito dall’inchiesta chiamata “Tuono”, condotta dai carabinieri delle compagnie di Brindisi e Fasano al comando rispettivamente dei tenenti Marco Colì e Daniele Boaglio. Il blitz del 7 febbraio 2018 portò all’esecuzione di 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere.

La difesa

I difensori Luca Leoci per Rizzato e Gianluca Scardaci per Ferlito hanno chiesto e ottenuto di concordare la pena. Per gli altri imputati che hanno appellato la sentenza di condanna di primo grado, l’udienza è stata rinviata a metà dicembre per la requisitoria del procuratore generale. A seguire le arringhe dei difensori.

L’accusa

Nei confronti dei tre è stata mossa l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti, partendo dalla ricostruzione fatta dal pm Valeria Farina Valaori.  “Emergeva che Antonio Roberto Ferlito era intenzionato a procurarsi 500 chilogrammi di marijuana che avrebbe dovuto pagare cedendo a sua volta a Giovanni Rizzato un quantitativo di hashish convenzionalmente definito con il termine di ciò”. A sua volta, stando a quanto si legge nel provvedimento di arresto, “dopo l’incontro Rizzato proponeva a Ferlito l’acquisto di 100 chili di marijuana che definiva amne”. Si sarebbe trattato, stando alle risultanze dell’inchiesta, di “amnesia, ossia una variante della marijuana ottenuta spruzzandola con metadone, eroina e sostanze chimiche per potenziarne l’effetto psicotropo”.

 

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