Traffico di droga, otto brindisini sotto processo dopo verbali dei pentiti

Oggi udienza preliminare: saranno giudicati con rito abbreviato. Il blitz lo scorso mese di gennaio. Agli atti le dichiarazioni di Gioele Greco e Angelo Corrado

Un'immagine della conferenza stampa il giorno del blitz

BRINDISI – A conclusione dell’inchiesta su traffico e spaccio di droga, attività ricostruite anche dopo le dichiarazioni di due pentiti della Scu, otto brindisini sono finiti sotto processo: Giampiero Alula, 40 anni, e Cesario Filippo, 40, entrambi di San Pietro Vernotico; Josè Acquaviva Bruno, 36 anni, nato a San Pietro Vernotico, ma residente a Lecce; Antonio Giglio, 46; Antonio Sgura, 54, Antonino Signorile, 48, tutti di Brindisi;  Cesare Iaia, 43, di Tuturano; Gianluca Rubino, 37, di Mesagne.

L’udienza preliminare

I brindisini sono stati rinviati a giudizio questa mattina dal gup del Tribunale di Lecce, Sergio Tosi, dopo essere rimasti coinvolti nell’inchiesta della Dda salentina, chiamata Le Vele, che l’8 gennaio 2019 portò all’esecuzione di 16 ordinanze di custodia cautelare.

Per Cesario Filippo è stata depositata istanza di patteggiamento della pena, dopo il concordato con il pubblico ministero. Gli altri, invece, hanno chiesto e ottenuto di essere ammessi al rito abbreviato, puntando sulla riduzione di un terzo della pena, in caso di condanna. Complessivamente, gli imputati sono 46: 38 sono leccesi, la maggior parte dei quali ha scelto la strada del giudizio con rito alternativo al dibattimento.

L’inchiesta

Il fascicolo d’inchiesta venne convenzionalmente chiamato prendendo in prestito il nome della zona di Lecce in cui si sarebbe concentrato lo spaccio di droga. Attività sulla quale indagarono gli agenti della Mobile salentina, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Guglielmo Cataldi all’indomani di una serie di intimidazioni ai danni di alcuni familiari di Gioele Greco, di Lecce. Le  azioni di fuoco partirono quando si diffuse la notizia della collaborazione dell’affiliato della Sacra Corona Unita, versante leccese.

I verbali dei pentiti

Greco iniziò a rendere dichiarazioni, il 29 aprile 2015.  E fece i primi nomi, distinguendoli in affiliati al sodalizio di stampo mafioso e persone attive nel traffico di droga. Parlò anche di Angelo Corrado, diventato a sua volta collaboratore di giustizia, autore di verbali sulla rete commerciale degli stupefacenti creata tra Lecce e Brindisi.I verbali  dei due collaboratori di giustizia, assieme a una serie di intercettazioni telefoniche, per lo più sotto forma di Sms, costituiscono fonti di prova, secondo l’accusa.

Corrado, stando a quanto è stato dichiarato da Greco, era “affiliato a Maurizio Briganti, mentre prima era affiliato a Roberto Nisi”. L’11 gennaio 2016, lo stesso Corrado “validava le dichiarazioni di Greco”: “Ho chiesto di parlare poiché intendo chiudere con l’ambiente della criminalità organizzata”, si legge nel verbale depositato nel fascicolo del pubblico ministero. “Sono stato detenuto sino al 19 gennaio 2015 e da quel momento sono stato in detenzione domiciliare. Attualmente sono affiliato a Briganti con il grado di tre quartino, dopo essere stato affiliato a Nisi, passaggio che avvenne quando questi è stato fermato all’interno del carcere”.

Il ruolo dei brindisini

Corrado ha poi precisato il ruolo che avrebbero rivestito i brindisini: “Sgura mi ha proposto di rifornirmi di droga. Acquistavo cocaina al prezzo di 45mila euro al chilogrammo, la rivendevo al mio solito giro di clienti a 48-50mila euro”, è scritto nei verbali. Le forniture erano in conto vendita. Gli accordi con Sgura sono sempre avvenuti a casa mia, in occasione di numerose visite che lui mi fece, accompagnato da Giglio che non ha mai preso parre alle trattative anche se era sempre  presente”.

E ancora: “Sgura dopo le prime forniture di cocaina in mio favore, ebbe a chiedermi dell’hashish e così io l’ho rifornito di circa 40-50 chili che a lui vendevo al prezzo di 1.300-1.500 euro al chilogrammo, in quantitativi di circa dieci chili la volta, con modalità di pagamento che prevedevano un acconto e comunque un saldo entro una settimana”. La droga secondo il pentito era nascosta in un garage in viale dello Stadio.

“Nell’ultimo periodo, dopo l’estate del 2015, mi vennero restituiti tre chili di fumo perché a dire di Sgura non si vendevano, in quello stesso periodo Sgura mi consegnò circa 150-200 grammi di cocaina. Proprio per effetto di tale fornitura, io sono rimasto debitore nei confronti di Sgura di novemila-diecimila euro”.

Da Tuturano, “sono stato rifornito di cocaina da Cesare Iaia, nella misura di 550 grammi-un chilo alla volta per sei volte. A  San Pietro mi sono rifornito da Giampiero Alula, che è in buoni rapporti con Cesare tanto che è stato lui a indicarmelo come fornitore”, si legge nei verbali del collaboratore.

Le intercettazioni

Secondo l’accusa, “i messaggi intercettati il 12 ottobre 2015 tra Alula e Corrado documentavano esserci stata la fornitura di un chilo e mezzo di cocaina da parte di Iaia a Corrado, pagata da quest’ultimo a 55mila euro al chilo”. A fronte di quell’acquisto, “Corrado aveva versato a Iaia nel giro di poco più di un mese, la somma di 65mila euro e che a breve avrebbe estinto il debito con il versamento di 17mila euro restanti”.

I messaggi, inoltre, nella lettura data dall’accusa, “evidenziavano il trattamento di favore con riferimento al prezzo di cessione della sostanza stupefacente da parte di Corrado ad Alula e la proposta di smerciare due chili e mezzo di hashish che Alula non riusciva a piazzare per via della scarsa qualità essendo il fumo duro e secco”.

I messaggi intercettati il 4 gennaio 2016 documentavano l’aiuto che i familiari stavano dando a Corrado con la possibile vendita di beni immobili loro intestati per consentire di rientrare dei debiti con vari fornitori e in particolare nei confronti di Cesare Iaia”.

La difesa

Dal prossimo mese di ottobre, dopo la requisitoria del pm, parola ai difensori per le arringhe. Gli imputati brindisini sono assistiti dai penalisti Dario Budano, Pasquale Annicchiarico, Giuseppe Guastella, Ladislao Massari e Cinzia Cavallo. La sentenza è prevista per la fine dell’anno.


 

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