"Bullone" e l'omicidio Maglie, slitta la perizia sul Dna

BRINDISI - Slitta il deposito della perizia genetica che dirà se quello ritrovato nel 2003 in Montenegro è il cadavere di Giuliano Maglie. Il perito chiede tempo fino a novembre, rinviando il verdetto atteso da uno su tutti gli imputati alla sbarra trascinati dal pentito-smemorato Vito Di Emidio, alias Bullone, primo accusatore del cognato Giuseppe Tedesco, additato come autore delitto consumato nel giugno 1999 a Bar, in Montenegro.

Giuliano Maglie, una delle vittime

BRINDISI - Slitta il deposito della perizia genetica che dirà se quello ritrovato nel 2003 in Montenegro è il cadavere di Giuliano Maglie. Il perito chiede tempo fino a novembre, rinviando il verdetto atteso da uno su tutti gli imputati alla sbarra trascinati dal pentito-smemorato Vito Di Emidio, alias Bullone, primo accusatore del cognato Giuseppe Tedesco, additato come autore delitto consumato nel giugno 1999 a Bar, in Montenegro.

La verità ultima potrà essere consegnata solo dall’esame del Dna, ma per il perito serbo incaricato di effettuare il primo esame necroscopico sul cadavere ritrovato a Bar, nel punto esatto indicato dal pentito Vito Di Emidio agli inquirenti, i dubbi sono pochi. Lo scrive nero su bianco nella perizia giunta solo ad aprile di quest’anno, undici anni dopo, per effetto di una rogatoria internazionale: “E’ Giuliano Maglie”.

Altezza, età, sesso, e soprattutto due dettagli, non lasciano dubbi sul fatto che si tratti della vittima predestinata da Bullone, che dopo la defaillance in aula, ha riacquistato vertiginosamente credibilità e  anche la libertà, dopo il colpo di scena della carcerazione. Che si tratti di Maglie, scomparso nel giugno del 1999 mentre si trovava in Montenegro, lo dicono due dettagli su tutti, un canino di porcellana e un callo osseo alla clavicola, frutto di una frattura riportata in seguito ad un incidente. Gli stessi riscontrati sullo scheletro, oltre a un ulteriore particolare.

Nessun dubbio che l’uomo trovato cadavere sia morto di morte violenta: sul cranio sono stati rilevati due fori, uno d’entrata sulla tempia destra e un altro d’uscita corrispondente. Larghezza del foro, nove millimetri. Di Emidio, accusando il cognato Giuseppe Tedesco, a dispetto del recente black out della memoria, aveva indicato anche l’arma dalla quale era stato esploso il colpo mortale, una calibro nove. Resta l’incognita della prova genetica, che farà la differenza anche sul futuro verdetto a carico di Tedesco, che rischia due ergastoli.

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