“Carta di credito per shopping e vacanze”: pagava l’imprenditore

Al telefono parlavano di patate, per la Procura c'era un "sistema di tangenti": fatture gonfiate e tagli dei costi per creare i fondi neri. Tra le utilità anche acquisti all'Auchan, assegni circolari alle mogli dei quadri Enel e lavori edili nelle abitazioni. Trovata una pen-drive con copia dell'offerta da presentare per una gara. Muro di contenimento mai realizzato. Rischio di inquinamento prove

BRINDISI – Al telefono qualcuno parlava di “patate”. Improbabile se non impossibile che i funzionari della centrale Enel di Cerano potessero discutere di tuberi, ortaggi o verdure e non preoccuparsi del muro di contenimento per il pericolo di esondazione non realizzato.

Per la Procura di Brindisi quelle conversazioni sono stati indizi che, confrontati con appalti, fatture e stati di avanzamento dei lavori, hanno portato alla conclusione che fossero tangenti. Per di più non sporadiche ma espressione di un sistema imbastito almeno dal 2010, ma venuto a galla per effetto della denuncia della società Enel Produzione e delle dichiarazioni rese da un imprenditore, entrato a Cerano come subappaltatore e “avvicinato”.

Qualcuno tra gli indagati avrebbe persino cercato di inquinare le prove, per questo sono stati chiesti gli arresti: è successo, stando a quanto è emerso delle indagini, nel momento in cui è stata trovata e acquisita una pen-drive (una chiavetta) e si è scoperto che conteneva l’offerta che l’imprenditore avrebbe dovuto presentare per essere certo di riuscire a ottenere l’appalto dall’Enel, per lavori edili interni alla centrano Federico II.

Guardia di finanza-3

A scrivere i punti della proposta e i relativi prezzi sarebbe stato Carlo De Punzio, l’unico a essere finito in carcere: avrebbe chiesto la restituzione della chiavetta e avrebbe poi tentato di giustificare le dazioni di denaro spiegando che avvenivano in favore di una Onlus, di cui la moglie era responsabile. I sostituti Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio hanno ravvisato l’attualità delle esigenze cautelari, aspetto condiviso dal gip Stefania De Angelis. L’indagato avrà modo di chiarire la sua posizione in sede di interrogatorio di garanzia, al pari degli altri per i quali sono stati concessi i domiciliari.

“Per la Procura ci sono stati tutti gli estremi per contestare la corruzione perché Enel Produzione benché società per azioni, svolge e assicura un’attività di pubblica utilità e i suoi dirigenti, quadri compresi, sono incaricati di pubblico servizio”, ha spiegato il procuratore capo Marco Dinapoli, oggi nel corso della conferenza stampa. E’ stato il suo ultimo giorno di lavoro, prima della pensione.

Le tangenti espressione del rapporto do ut des avrebbero avuto diverse “forme”: la vecchia versione del denaro cash, preteso anche mensilmente nella misura del cinque per cento dell’importo dello stato di avanzamento dei lavori, e quella più moderna delle carte di credito ricaricabili per pagare shopping e vacanze. Più utilità sotto forma di lavori per le abitazioni private, compreso l’acquisto di arredamento. Costi a carico dell’imprenditore, quel titolare di una ditta di Monteroni che tentò il suicidio agli inizi di marzo una volta resosi conto che ossigeno la sua azienda non ne aveva più per garantire i pagamenti.

Non riusciva ad alimentare fondi neri da cui attingere per versare tangenti, pensare a sostenere gli acquisti che, secondo l’impostazione dell’accusa, sarebbe stati fatti da Carlo De Punzio, spesso all’Auchan di Mesagne né tanto meno per saldare i conti delle villeggiature. Costi che, stando alla contabilità tenuta dai finanzieri agli ordini del colonnello Tiziano La Grua, sarebbero arrivati a 12.500 euro. Tanto sarebbe stato sospeso con carta ricaricabile intestata all’imprenditore che denunciò, finendo lui stesso per essere indagato.

Riferì di fatture gonfiate di fronte a lavori mai svolti o comunque eseguiti in parte e di costi ridotti all’addosso, con l’acquisto anche di materiali di qualità scadente. Ne parlò prima con gli ufficiali della polizia giudiziaria, poi l’interrogatorio venne sospeso perché emergevano profili penalmente rilevanti anche a carico dell’imprenditore. Per questo il titolare della ditta venne ascoltato alla presenza del suo avvocato di fiducia, formalmente indagato per corruzione.

Enel produzione denunciò tutto già a gennaio, quando in Procura arrivò l’esposto firmato dall’amministratore delegato Giuseppe Molina. Passo necessario – spiega la società – perché c’erano sospetti che dovevano essere chiariti. “Enel , durante questo  periodo, ha costantemente fornito alla Procura della Repubblica ogni elemento utile per fare piena chiarezza sull'intera vicenda”, si legge nella nota diffusa alla stampa. “L'azienda ha peraltro adottato i provvedimenti disciplinari, incluso il licenziamento,  nei confronti dei dipendenti per i quali attraverso le verifiche interne erano stati già individuati elementi di responsabilità”.

La spa ha anche messo a disposizione della magistratura un colloquio tra i vertici della società e l’imprenditore, dopo che quest’ultimo venne estromesso dagli appalti per la centrale di Cerano. Si tratta di una conversazione registrata su chiavetta e depositata presso un notaio. “Circostanza che la Procura ha apprezzato perché chi subisce richieste di questo tipo deve rivolgersi alla magistratura”, ha sottolineato Dinapoli.

I dirigenti Enel, a quel punto, hanno avviato verifiche sul muro di contenimento per il pericolo di esondazione oggetto di appalto, ma non realizzato e comunque pagato. Nel teorema dell’accusa sarebbe servito per continuare a oliare gli ingranaggi del meccanismo: “Esisteva un sistema da tempo e se è vero che c’era un sistema, allora ci sono altri imprenditori coinvolti, per questo le indagini vanno avanti”. Al momento, quindi, è stato scritto solo il primo capitolo dell’inchiesta.

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