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"Caso 'Don Panino'? Mio solo il brand"

SAN DONACI - "Non sono proprietario di paninoteche, tanto meno di loghi chiamati "Don Panino". Sono solo un imprenditore che opera nel campo della pubblicità, che crea marchi su richiesta del cliente". parla il creatore del marchio che ha creato un caso.

Paola Bari10 giugno 2013

SAN DONACI - "Non sono proprietario di paninoteche, tanto meno di loghi chiamati "Don Panino". Sono solo un imprenditore che opera nel campo della pubblicità, che crea marchi su richiesta del cliente. Un anno fa mi è stato chiesto da alcuni imprenditori stranieri di creare un prodotto che funzionasse e io l'ho ideato sulla base di quello che loro avevano scelto e cioè sul tema della mafia".

Parla Marco, il cui cognome non è Marchetta, anche questa è una trovata pubblicitaria, l'imprenditore finito sotto i riflettori mediatici perché accusato di aver aperto a Vienna una paninoteca chiamata Don Panino che offre un menù di sandwich composto da nomi di personaggi mafiosi e di due personaggi che la mafia invece li ha uccisi "Don Falcone" e "Don Peppino", perchè hanno cercato di combatterla.

In realtà la paninoteca non è mai stata sua e aprirà a fine anno. Al momento esiste solo nel mondo del web, per farsi prima conoscere. Marco è olandese, "ma nelle mie vene scorre anche sangue italiano", precisa, vive insieme alla moglie, di origini siciliane, a San Donaci. La sua consorte si occupa di addestramento di animali, lui crea prodotti commerciali, ha un piccolo ufficio in centro.

"Mi spiegano cosa vogliono e io dopo aver studiato il mercato dove il prodotto dovrà essere piazzato e i desideri dei consumatori, invento quello che serve, tutto in base a specifiche richieste del cliente, ho sempre e solo fatto il mio lavoro, con dedizione e passione".

Nel caso della paninoteca di Vienna, che a quanto pare sarà la prima di una serie di attività simili che sorgeranno in diverse capitali europee, sono stati gli stessi clienti a chiedere su cosa doveva incentrarsi il nuovo marchio. Volevano lanciare un prodotto tutto italiano e con ingredienti made in Italy.

Il brand si chiama "Don Panino", sotto la sigla compare la scritta "Fratelli Marchetta". Non ci è voluto molto per risalire all'identità di questa gente. I fratelli Marchetta, però, non esistono.

È tutta una trovata pubblicitaria, è marketing. Marchetta è solo il cognome della moglie di Marco, preso in prestito. La donna lavora per conto suo e l'olandese impiantato a San Donaci il progetto "Don Panino", lo ha consegnato ai suoi clienti a gennaio scorso.

"A me il pane nemmeno piace", precisa mentre spiega il percorso che ha portato alla nascita di questo marchio che ha indignato mezzo mondo e che ha fatto muovere anche la Farnesina e la sorella di Giovanni Falcone.

"Mi dispiace per quello che è successo ma io non c'entro proprio nulla. E poi non è certo il primo prodotto che usa l'immagine della mafia italiana all'estero che è diffusa in Austria o in altri paesi d'Europa. A Vienna, ad esempio, c'è anche una catena di parrucchieri che si chiama Hair Mafia, ci sono ristoranti che si chiamano Al Capone, Camorra, linee di magliette con Al Pacino, con immagini dei film famosi sulla mafia italiana. Mettono anche dietro le auto il logo Cosa Nostra. Questi sono prodotti che vanno bene, non siamo certo noi che decidiamo cosa fa affari in un luogo, noi facciamo marketing e studiamo il mercato e i desideri delle persone".

La paninoteca al momento è solo stata "avviata" su internet, anche questo fa parte della strategia pubblicitaria. "Certo è che la mia soddisfazione è quella di aver creato panini finalmente con prodotti italiani, importati dall'Italia, non con prodotti di scarsa qualità spacciati per italiani. Abbiamo creato il brand e lo abbiamo venduto ai committenti. Ora pensiamo ad altri business, di tutt'altro genere".

Un lavoro che Marco svolge sempre nel rispetto di tutte le leggi: "Tutte le cose che non sono legali e non vanno bene per l'Italia, a me non piacciono. Anzi, mi fa male quando sfruttano l'immagine dell'Italia. In Austria fanno il pane pugliese con la farina austriaca. Noi amiamo l'Italia, (riferendosi a sua moglie, ndr) l'abbiamo scelta per vivere, abbiamo origini italiane e siamo delle persone oneste".

Oggi il telefono del pubblicitario olandese non smetteva di squillare, amici e parenti da tutto il mondo che gli chiedevano cosa avesse combinato: "Mi dispiace che è passato un altro messaggio, diverso da quella che è la realtà". Il locale a Vienna aprirà a fine anno. "Ho consigliato al committente di eliminare qualsiasi nome che possa risultare offensivo per gli italiani come Falcone don Peppino. Non era nelle mie intenzioni mancare di rispetto all'Italia, alle famiglie e alle sue storie. E' peccato che all'estero non si possa fare qualcosa di originale, cercano di copiare, non sanno cosa è veramente l'Italia, pensano sia solo mafia, pasta, pizza e Berlusconi".

 

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