Caso Marrazzo: contro Tagliente & co la Procura vuole congelare le prove

Il gip di Roma Renato Laviola deciderà nei prossimi giorni se accogliere la richiesta di sentire sei transessuali ed altri tre stranieri già testimoni del caso Marrazzo tramite incidente probatorio. La decisione del gip dovrà tenere conto anche delle deduzioni e delle considerazioni che saranno proposte dai difensori di Luciano Simeone (30 anni, di Napoli), Antonio Tamburrino (28 anni, di Parete, in provincia di Caserta), Nicola Testini (37 anni, di Andria) e dell’ostunese Carlo Tagliente (31 anni): i quattro carabinieri chiamati a rispondere, a vario titolo, di estorsione, ricettazione, violazione della privacy e violazione del domicilio.

Carlo Tagliente

Il gip di Roma Renato Laviola deciderà nei prossimi giorni se accogliere la richiesta di sentire sei transessuali ed altri tre stranieri già testimoni del caso Marrazzo tramite incidente probatorio, la procedura che consente ad una atto istruttorio di assumere il valore di prova nell'eventualità di un processo. La decisione del gip dovrà tenere conto anche delle deduzioni e delle considerazioni che saranno proposte dai difensori di Luciano Simeone (30 anni, di Napoli), Antonio Tamburrino (28 anni, di Parete, in provincia di Caserta), Nicola Testini (37 anni, di Andria) e dell’ostunese Carlo Tagliente (31 anni): i quattro carabinieri chiamati a rispondere, a vario titolo, di estorsione, ricettazione, violazione della privacy e violazione del domicilio. Sono accusati in concorso di aver fatto irruzione il 3 luglio del 2009 nell'appartamento di via Gradoli, al cui interno si trovava l’allora presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, in compagnia di un transessuale, di nome Natalie. Incontro immortalato nelle riprese di un video, che sarebbe diventato poi oggetto di ricatto da parte dei quattro militari.

A sollecitare l'incidente probatorio sono stati il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli. I titolari dell'inchiesta giudiziaria ritengono necessario che la versione di questi testimoni sia acquisita per tempo alla luce del loro status di irregolari nel nostro paese (circostanza che potrebbe indurli a lasciare l'Italia) e anche dei possibili pericoli che potrebbero correre nella loro veste di testi. Tra le persone che i magistrati intendono far sentire dal gip ci sono Natalì, la trans sorpresa insieme con Marrazzo nel corso dell’anomalo blitz dei carabinieri in via Gradoli, e Jennifer, la convivente di Gianguarino Cafasso, il pusher morto all'inizio di settembre in seguito ad una overdose di eroina mascherata da cocaina. Per il suo decesso uno dei quattro carabinieri, ossia Testini, risulta  formalmente indagato per omicidio.

In sede di attività di indagine, Jennifer aveva dichiarato agli inquirenti: «Gianguarino conosceva Natalie, io personalmente li ho visti insieme solo una volta, molto prima che succedesse questo scandalo, prima della vicenda Marrazzo, ma per quanto ne so lui non era il pusher di Natalie, a lei non portava droga». Ed è solo uno dei passaggi dell'interrogatorio di Jennifer, la trans fidanzata con Gianguerino Cafasso, il pusher dei viados del giro di via Gradoli e via Due Ponti a Roma, morto il 12 settembre scorso in un albergo sulla Salaria. Jennifer fu sentita in procura a Roma, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli titolari dell'indagine sull'affaire Marrazzo e titolari del fascicolo aperto per omicidio volontario sulla morte di Brenda, l'altra trans deceduta, soffocata dal fumo di un incendio di un trolley nel suo appartamento. Jennifer ha confermato ai magistrati le circostanze della morte di Cafasso, spiegando di non aver assunto la sera del 12 settembre la droga, eroina tagliata con alcune sostanze perché assomigliasse alla cocaina: «Era stranamente amara».

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Il viado aveva peraltro confermato la circostanza che Cafasso non fosse il pusher di Natalie, complicando di fatto la posizione dei due militari Luciano Simeone e Carlo Tagliente, rispetto alla presenza della droga nell’appartamento di via Gradoli. I due militari avevano incolpato proprio Cafasso di aver girato il video. Versione che non ha mai convinto la Procura. Tagliente e Simeone, arrestati l'ottobre scorso, sono tuttora in carcere. Contro di loro anche le accuse di altri viado (tutti destinati ad essere ascoltati già in fase di incidente probatorio), che avrebbero parlato agli inquirenti di minacce e rapine subite, precedenti all’incursione nell’alcova di Natalie.

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