Caso Marrazzo, ricatto a luci rosse: condannato anche un carabiniere di Ostuni

Dieci anni di reclusione e multa di 50mila euro per Carlo Tagliente, riconosciuto colpevole assieme a tre militari di aver ripreso l’ex governatore del Lazio con un trans per chiedergli 20mila euro

Piero Marrazzo

OSTUNI – Anche un carabiniere di Ostuni, Carlo Tagliente, è stato condannato nel processo scaturito dall’inchiesta sul cosiddetto caso Marrazzo, l'ex governatore della regione Lazio che venne ripreso mentre era in compagnia di un trans e poi ricattato con richiesta di ventimila euro in cambio del silenzio.

La sentenza 

Al militare originario della Città Bianca sono stati inflitti dieci anni di reclusine dal Tribunale di Roma, a distanza di nove anni dall’irruzione nell’appartamento della Capitale in cui avvenne l’appuntamento tra Pietro Marrazzo, all’epoca alla guida della regione Lazio e  José Alexandre Vidal Silva, nota come Natali. Tagliente, inoltre, è stato condannato al pagamento di una multa di 50mila euro e al risarcimento dei danni, anche in favore del Ministero dell’Interno, da liquidare in separata sede.

Il Tribunale ha condannato a dieci anni di reclusione con 50mila euro di multa anche Nicola Testini. Sei anni e sei mesi sono stati inflitti a Luciano Simeone e a tre anni Antonio Tamburrino, tutti carabinieri finiti sotto processo a conclusione dell’inchiesta nata dalla scoperta di un ricatto a luci rosse contro Marrazzo. Per Testini, Tagliente e Simeone, la sentenza ha previsto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici con l’estinzione del rapporto di lavoro con l’Arma dei Carabinieri. Per Tamburrino invece l’interdizione dai pubblici uffici avrà una durata di cinque anni.

Il legale di Marrazzo

“La sentenza ha riconosciuto in pieno la piena colpevolezza degli imputati, che si sono resi responsabili di un ignobile sopruso e di un vile ricatto criminale”, ha detto Luca Petrucci, legale di Piero Marrazzo. “Marrazzo è stato vittima di una concussione molto grave, commessa da carabinieri in servizio”.

I quattro militari dell'Arma sono accusati a vario titolo, di concussione, rapina, violazione della legge sugli stupefacenti e ricettazione. I giudici della IX sezione di piazzale Clodio hanno sostanzialmente accolto la tesi del pubblico ministero Edoardo De Santis.

Il video

Il caso risale al 3 luglio 2009, quando i carabinieri della compagnia Trionfale, dopo aver ricevuto una soffiata da una fonte confidenziale, decisero di procedere con un un blitz e fecero irruzione nell'abitazione della trans José Alexandre Vidal Silva, nota come Natali. L’abitazione era in via Gradoli, zona Cassia: qui trovarono  Marrazzo.

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I militari iniziarono a girare un video che successivamente sarebbe stato usato a scopo di ricatto. Accusa che gli imputati hanno respinto, sostenendo che quelle riprese fossero state fatte solo per documentare l'operazione. Nel video Marrazzo era in boxer e si vedevano alcune dosi di cocaina, posizionate accanto al badge dell’ex governatore del Lazio. I militari avrebbero ricattato Marrazzo chiedendogli 20mila euro in cambio del loro silenzio. Ci fu un terremoto politico che costrinse il governatore della Regione Lazio a dimettersi.

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