Castello Oria, per il sindaco era tutto ok

ORIA - Inaugurato l'8 novembre 2010 e sequestrato il 10 ottobre 2011. Finisce sotto sigilli dopo meno di un anno di attività il Castello Svevo di Oria. A sequestrare l'antico maniero i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi – guidati dal maggiore Gabriele Sebaste -, sulla base di ipotesi di reato legate a presunti abusi edilizi commessi dalla società proprietaria dell’immobile. Otto gli indagati tra imprenditori, professionisti e pubblici ufficiali, a vario titolo, coinvolti nei reati di abusivismo edilizio, abuso d’ufficio e tentata truffa aggravata in danno dello Stato.

Il pm Antonio Costantini

ORIA - Inaugurato l'8 novembre 2010 e sequestrato il 10 ottobre 2011. Finisce sotto sigilli dopo meno di un anno di attività il Castello Svevo di Oria. A sequestrare l'antico maniero i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi – guidati dal maggiore Gabriele Sebaste -, sulla base di ipotesi di reato legate a presunti abusi edilizi commessi dalla società proprietaria dell’immobile. Otto gli indagati tra imprenditori, professionisti e pubblici ufficiali, a vario titolo, coinvolti nei reati di abusivismo edilizio, abuso d’ufficio e tentata truffa aggravata in danno dello Stato.

Si tratta dei coniugi Caliandro-Romanin (Giuseppe Romanin e Isabella Caliandro titolari della società Borgo Ducale Srl proprietaria della struttura); del direttore dei lavori e progettista l'architetto Severino Orsan; dell'ex dirigente dell'ufficio tecnico comunale Pietro Incalza e di quattro responsabili della Sovrintendenza per i per i Beni architettonici e paesaggistici facenti capo a Lecce: il dirigente ad interim della soprintendenza Salvatore Buonomo, e i funzionari della stessa soprintendenza Antonio Bramato, Giovanna Cacudi e Attilio Maurano.

Ai quattro dirigenti viene contestato il via libera ai lavori di restauro eseguiti malgrado la difformità rispetto al progetto originario. I finanzieri hanno eseguito numerose perquisizioni domiciliari, nelle provincie di Brindisi e Lecce, nei confronti degli indagati per l'acquisizione di altro materiale. L'indagine – coordinata dal pm Antonio Costantini – è ancora in corso e non sono esclusi ulteriori sviluppi.

Dall’attività investigativa svolta su delega del pm, è emerso che, nell’esecuzione delle opere di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, consolidamento statico e riqualificazione turistico-culturale del manufatto storico, sono stati realizzati lavori (anche sul prospetto principale) in maniera del tutto difforme rispetto a quelli regolarmente autorizzati, nonostante tutti i vincoli esistenti, ciò in funzione della successiva variazione della destinazione d’uso della struttura.

Secondo gli investigatori oltre agli abusi edilizi si configura anche il reato di tentata truffa aggravata in danno dello Stato perchè a fronte dei lavori eseguiti, in base al decreto legislativo 42 del 94 la società proprietaria del bene aveva richiesto tre milioni di euro malgrado si trattasse di opere non autorizzate. E il parere dei funzionari della Sovrintendenza risulta fondamentale per la richiesta di finanziamento presentata dai Romanin-Caliandro al Ministero dei Beni culturali,  pari al 50 per cento circa del costo sostenuto per il restauro stesso. I difensori dei Romanin, gli avvocati Massimo Manfreda e Francesco Silvestre, hanno già chiesto l’incidente probatorio per dimostrare che i lavori sono stati eseguiti a per filo e per segno al contrario da quanto sostenuto dalla procura.

L'inchiesta era cominciata lo scorso 8 giugno quando, dopo un sopralluogo compiuto da parte della polizia municipale di Oria, era stata rilevata una serie di difformità - 17 in tutto - rispetto al progetto approvato per le quali si configuravano violazioni alle norme urbanistico-edilizie e di tutela dei beni culturali in diverse aree del castello: dal piazzale interno, al nucleo abitato, dal parco al cortile tra lo stesso castello ed il monastero di San Benedetto. L'ordinanza parlava anche di modifiche al prospetto con l'apertura di finestre non previste. Per tutti questi motivi, era stata imposta ai proprietari l'immediata sospensione dei lavori che, stando a quanto accertato dai militari della Guardia di Finanza, sono proseguiti ugualmente.

Custode giudiziale del castello sotto sequestro è stato nominato l'attuale sindaco di Oria, Cosimo Pomarico, che il 17 giugno scorso, subito dopo la notifica ai Romanin delle contestazioni da parte dell'Ufficio tecnico comunale, aveva organizzato una conferenza stampa per sostenere che era tutto  posto e che la società di gestione della fortezza sveva aveva provveduto ad inviare tempestivamente controdeduzioni e chiarimenti che avevano sistemato tutto. Forse per il sindaco, ma non la pensano così gli investigatori e il magistrato inquirente.

La faccenda era molto delicata già nelle fasi della gestazione del progetto, lo ancor più oggi. Si vedrà in fase di incidente probabotorio se sarà ammesso dal gip competente, e comunque nelle eventuali fasi di valutazione da parte di giudice terzo. L'obiezione principale mossa ai nuovi proprietari era quella della compatibilità tra gli usi progettati e la storia dei luoghi, nonchè l'utilizzo del castello a scopi culturali e turistici.

Fu assicurato, e ribadito in sede di inaugurazione alla presenza delle massime autorità istituzionali del territorio, incluso il presidente della Provincia e un sottosegretario, Alfredo Mantovano, che  parlò di un Sud non piagnone, che finalmente fa le cose senza chiedere nulla (non sapeva dei tre milioni, evidentemente), che sarebbe stato garantito l'equilibrio tra le due esigenze, quella dell'uso del castello come struttura ricettiva, location di eventi mondani e turistici, congressi e quant'altro relativo al business, non avrebbe intaccato l'altro uso, quello del castello come bene culturale e basta. Ora tutto è fermo, e tocca agli avvocati tentare di salvare l'investimento dimostrando che di abusi non ve ne sono

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