Catturato il latitante che fece anche l'attore

BRINDISI – Stava tentando di rifarsi una vita in una località vicino Stoccarda (Germania), dove conviveva con una straniera molto più giovane di lui. Ma la polizia tedesca lo ha sorpreso con documenti d’identità falsi nel corso di un normale controllo.

Gennaro Solito

BRINDISI – Stava tentando di rifarsi una vita in una località vicino Stoccarda (Germania), dove conviveva con una straniera molto più giovane di lui. Ma la polizia tedesca lo ha sorpreso con documenti d’identità falsi nel corso di un normale controllo. Così è finita la latitanza di Gennaro Solito, 60 anni, di Ceglie Messapica, considerato uno degli esponenti di spicco della frangia mesagnese della Scu egemonizzata dai clan Vitale-Pasimeni-Vicientino.

Solito, ex poliziotto balzato all’onore delle cronache anche per la sua partecipazione a un film dei fratelli Taviani sulla vita di alcuni detenuti del carcere di Rebibbia (“Cesare deve morire”) che nel 2012 vinse un Leone d’Oro al prestigioso Festival del cinema di Berlino, era stato condannato il 23 maggio del 2013 a 14 anni di reclusione nell’ambito del processo di primo grado scaturito dall’operazione “Calipso”.

Un mese dopo, il 18 giugno, i carabinieri della stazione di Ceglie Messapica si presentarono presso la sua abitazione per notificargli il provvedimento di sostituzione della misura cautelare dell’obbligo di dimora, cui Solito era già sottoposto, con quella della custodia cautelare in carcere. Ma il 60enne non venne trovato in casa. Solito è stato riconosciuto responsabile dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e tentata estorsione.

I carabinieri del Ros di Lecce lo arrestarono il 29 settembre del 2010. Insieme a lui, fra gli altri, finì in manette anche l’attuale collaboratore di giustizia Ercole Penna, all’epoca ai vertici della Scu. L’indagine fece emergere i nuovi assetti dell’organizzazione mafiosa. Sotto la guida di Daniele Vicientino ed Ercole Penna, in particolare, la Scu era riuscita a estendere la sua influenza da Mesagne anche ad Ostuni, Oria e Ceglie Messapica, imponendo nuove regole di divisione territoriale. E Solito si presume fosse uno dei referenti della Scu nel territorio di Ceglie.

Un mese dopo la mancata notifica del provvedimento restrittivo, venne emesso un decreto di latitanza nei confronti dello stesso pregiudicato. I carabinieri del Reparto operativo di Brindisi diretti dal tenente colonnello Alessandro Colella, grazie a una serie di accertamenti investigativi, sospettavano che il 60enne si nascondesse in Germania. I sospetti divennero certezze il 18 novembre del 2013, quando Solito venne fermato nella località di Breisgau (Friburgo) nel corso di un ordinario servizio di controllo del territorio espletato dalla polizia tedesca.

Il brindisino fu subito condotto presso il locale commissariato per aver esibito dei documenti di identità palesemente falsi. La collaborazione dell’Arma di Brindisi, poi, fu decisiva per risalire all’esatta identità del soggetto fermato. In quella circostanza, in assenza di un mandato di cattura europeo, Solito se la cavò con una denuncia a piede libero e fece nuovamente perdere le sue tracce.

Ma le informazioni raccolte quotidianamente dai carabinieri e dalle autorità tedesche permisero di stringere il cerchio intorno al latitante, individuato e arrestato lo scorso 24 gennaio. Solito si trova adesso recluso in Germania, in attesa dell’emissione di un decreto di estradizione. La straniera di 26 anni con cui il cegliese aveva stretto una relazione sentimentale non risulta indagata. Un nuovo fronte investigativo potrebbe invece scaturire dagli accertamenti sui documenti falsi esibiti da Solito.

E’ da chiarire, infatti, se questi siano stati rubati o al contrario contraffatti di sana pianta. Di certo, il cegliese poteva contare su notevoli disponibilità economiche che gli avrebbero permesso di mantenersi in latitanza. Basti ricordare che l’ordinanza di custodia cautelare disposta nell’ambito dell’operazione Calipso gli venne notificata presso l’aeroporto di Malpensa, appena sceso da un volo proveniente dalla Thailandia.

 

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