Chiazza nera nel porto: il Comune di Brindisi chiede ulteriori analisi

Chiesta disamina di possibili correlazioni fra la comparsa della chiazza e operazioni di movimentazione di carbone e cenere

BRINDISI – Il Comune di Brindisi chiede all’Arpa Puglia ulteriori analisi sulla chiazza nera che lo scorso 21 gennaio è stata rilevata nel porto di Brindisi, fra Costa Morena Est e la diga di Punta Riso. In particolare il sindaco Riccardo Rossi, l’assessore alle Politiche ambientali, Roberta Lobalco,e il dirigente del settore, Francesco Corvace, chiedono di effettuare delle verifiche su un eventuale collegamento fra la comparsa della chiazza e delle operazioni di sbarco di carbone e trasbordo di cenere da alcuni mercantili che si erano verificate poco prima, come attestato dalla Capitaneria di porto di Brindisi. 

Oltre all'analisi dei campioni prelevati in mare, nello specchio d'acqua antistante al molo Enel, presso i laboratori dell'Arpa, in presenza anche dei rappresentanti delle ditte che operano nel porto industriale, è stata effettuata anche una comparazione fra i medesimi campioni e quelli prelevati dalla tramoggia Enel. 

L’amministrazione comunale, come si legge in una nota stampa, aveva già “chiesto inizialmente ad Arpa Puglia opportune analisi per comprendere la natura dello sversamento, ed anche agli altri enti preposti, per quanto di loro conoscenza e competenza, se fossero correlati alle attività industriali che insistono nel porto”. Dalle analisi di laboratorio effettuate dall’Agenzia regionale è emersa “una forte contaminazione da particellato di natura carboniosa”, in relazione “all’acqua nerastra” che aveva creato una chiazza di circa 100 metri quadrati, lunga 50 metri e larga 2 metri.

Pertanto, con ulteriore nota a firma del sindaco Riccardo Rossi, dell’assessore alle Politiche ambientali Roberta Lopalco e del dirigente del settore Francesco Corvace, è stato chiesto di “operare un’opportuna disamina volta a stabilire possibili correlazioni tra l’evento e le attività logistiche e di movimentazione di merci delle attività” cui ha fatto riferimento quella stessa mattina la Capitaneria, “al fine di comprendere  - si legge ancora nel comunicato dell’amministrazione comunale - se le stesse fossero state oggetto di regolare autorizzazione secondo protocollo, quali fossero le autorità di controllo preposte al monitoraggio e alla validazione”. 

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“Il tutto volto all’accertamento delle responsabilità, ma anche per le opportune finalità di sicurezza sanitaria ed ambientale e per l’adozione delle necessarie azioni”. 

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