Assalti ai bancomat, confiscate polizze vita per 71mila euro

Provvedimento del Tribunale di Brindisi a carico di Vincenzo Schiena, già condannato con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al compimento di furti con esplosione, e di sua moglie: "Entrambi disoccupati, investimenti non giustificati"

CAROVIGNO - Tre polizze vita, per un totale di 71mila euro, sono state confiscate a carico di Vincenzo Schiena, 41 anni, di Carovigno,  attualmente ai domiciliari e di recente condannato con l'accusa di aver fatto parte di un'associazione per delinquere finalizzata alla comissione di una serie di furti, soprattutto ai danni degli sportelli bancomat, con la tecnica dell'esplosione, tra la Puglia e le Marche. A conclusione del primo grado del processo in abbreviato, è stato condannato a quattro anni di reclusione.

La confisca

Vincenzo-Schiena-2-2-2Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Brindisi, ufficio Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura, ed è stato eseguito questa mattina dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale. Sono stati bloccati i beni finanzieri conducibili anche alla moglie di Schiena, Francesca Fornaro, 38 anni, entrambi risultano disoccupati: si tratta tre polizze vita “Posta Futuro Special Plus”, per un valore complessivo di 71mila euro, finite sotto sequestro il 18 maggio 2018.

Le indagini patrimoniali

Le indagini patrimoniali condotte dai carabinieri hanno dimostrato che gli  "investimenti finanziari effettuati da Fornaro si presentano non in linea con i redditi dichiarati dal nucleo familiare nelle corrispondenti annualità ai fini dell’imposizione fiscale, in quanto provento di reati contro il patrimonio commessi dal marito".

Schiena,  sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, è attualmente sottoposto agli arresti domiciliari, dopo essere stato destinatario di ordinanza di custodia cautelare, con l'accusa di "aver costituito una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di assalti a sportelli automatici, commessi tra la Puglia e le Marche, in danno di svariati istituti di credito, uffici postali ed esercizi commerciali (tra cui, gioiellerie ed impianti di distribuzione di carburanti).

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L'inchiesta Cash Point

Schiena, risulta indagato in un secondo troncone scaturito dall'inchiesta chiamata Cash Point, parallelo al primo, che ha per oggetto colpi contestati, tra consumati e tentati, in provincia di Ancona, sempre con la tecnica dell'esplosione. Le azioni sono state tutte ricostruite nel decreto nel decreto di fermo eseguito il 25 settembre 2016 e poi puntualizzati nell’ordinanza di custodia cautelare ottenuta dal sostituto procuratore un mese più tardi.  Nel processo in abbreviato c'è  anche l'accusa di detenzione di esplosivi e armi e, infine, riciclaggio, quest’ultima imputazione legata all’uso di un’Audi risultata rubata, del valore di 130mila euro, e blindata come ai tempi di Marlboro city, con rinforzi agli schienali costituiti da lamiere d’acciaio.

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Il  primo fermo venne eseguito subito dopo l’esplosione del bancomat della filiale della Carifermo di Villa Musone di Recanati, in provincia di Macerata, a poca distanza tra i comuni di Loreto e Castelfidardo. Il colpo sfumò. Venti minuti dopo, nuova azione ai danni della Banca Monte dei Paschi di Siena, nel comune di Monte Urano e anche in questo caso l’esito non fu positivo.I carabinieri notarono e inseguirono un’Audi sino ad arrivare a un’abitazione a Sant’Elpidio che, per l’accusa, sarebbe stato il covo del gruppo in azione anche in precedenza nonché nella vicina provincia di Ancona. E' contestato anche il colpo riuscito avvenuto il 5 aprile 2016, quando venne preso di mira l’ufficio postale nella frazione di Trodica nel comune di Morrovalle.

una scena dell'assalto al bancomat-2-2-3

Le immagini delle telecamere

Fonti di prova sono state considerate le immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza, a cominciare da quelle dell’ufficio postale di Morrovalle che venne ripreso dalle telecamere esterne. Ci sono, inoltre, intercettazioni ambientali che nella prospettazione della Procura costituiscono elementi probatori importanti sul piano dei ruoli assunti dagli imputati e anche in questo caso rilevano i dialoghi ascoltati all’indomani dell’azione fallita al postamat di Morrovalle.

Le banconote macchiate di blu

In quella circostanza, l’esplosione determinò il getto automatico di inchiostro di colore blu che macchiò le banconote, come sistema antifurto e scasso. Risultato: cercavano un esperto in grado di candeggiare le banconote da 20 e 50 euro, altrimenti sarebbe stata tutta fatica sprecata. Schiena, secondo il gip, in quella occasione  “appare dispensare ai complici consigli e indicazioni sulle corrette modalità di uso dei componenti esplosivi micidiali” e in particolare “ossigeno e acetilene” da miscelare secondo determinate percentuali.

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