Si rifugiano in Canada per sfuggire alla Scu: "Ora vogliono espellerci"

Il giornale The Guardian racconta la storia di una coppia della provincia di Brindisi costretta a lasciare l'Italia con i figli. Lui è stato un informatore delle forze dell'ordine. Lei è cresciuta in una famiglia vicina alla Scu

BRINDISI – Si sono rifugiati in Canada con i loro figli per sfuggire alla Scu. Adesso le autorità canadesi, dopo la revoca della protezione e il rigetto della domanda di asilo politico, sono pronte a espellerli. E’ la storia di una coppia di coniugi della provincia di Brindisi raccontata dal quotidiano canadese The Guardian, in un articolo pubblicato venerdì (8 marzo) sulla versione online della testata. A entrambi sono stati dati nomi di fantasia.

L'articolo del The Guardian

Lei, Alessandra, ha sempre preso le distanze dalla malavita, pur essendo cresciuta in una famiglia che ha avuto legami con la Sacra corona unita. Lui, Fabrizio, è stato un informatore delle forze dell'ordine, con l’incarico di fornire notizie su una società in odor di mafia. I due si incontrano nel 2009. I problemi iniziano nel 2012, quando il referente di Fabrizio tra gli investigatori, stando alla ricostruzione dei fatti fornita al The Guardian, viene trasferito e per ragioni non specificate si apre una crepa nel velo di segretezza che avvolgeva la sua collaborazione con le forze dell'ordine.

A quel punto iniziano le intimidazioni, racconta la donna al Guardian. Un cane della coppia viene avvelenato. Uno dei due figli viene picchiato da un compagno di scuola, figlio di un detenuto. Decidono di trasferirsi al Nord, a più di mille chilometri da Brindisi. Ma la Scu riesce a scovarli anche lì. Se ne accorgono quando una persona, manifestando interesse per l’annuncio di vendita di un’auto pubblicato sul web, si avvicina alla coppia, dicendo di provenire dal cuore di Mesagne, uno dei Comuni in cui la presenza della Scu è stata più opprimente in passato.

Le vite di Alessandra, Fabrizio e dei bambini sono in pericolo. Nel 2013 vendono tutti i loro beni e si trasferiscono in Canada. Fabrizio ottiene un permesso di lavoro. La coppia pianifica di allargare la famiglia. Ma nel 2014 la domanda di asilo viene respinta. Per il giudice, infatti, la famiglia può tornare in Italia, senza correre alcun rischio. Circa un anno fa viene revocata anche la protezione fino a quel momento garantita dalle autorità locali. Nel frattempo nascono altri due figli, riferisce sempre il quotidiano canadese. Alessandra e Fabrizio hanno parlato al The Guardian dell’incubo in cui sono sprofondati. Per evitare di essere riconosciuti si camuffano con parrucche, barbe, piercing e tatuaggi finti. I figli nati in Italia sono stati colpiti da sindrome da stress post traumatico. 

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"Siamo stufi  - dichiarano - di nasconderci". Per questo hanno deciso di raccontare la loro vicenda, pur restando, per ovvi motivi di sicurezza, nell'anonimato. L’avvocato della coppia ha detto che quello dei suoi assistiti è il caso di rifugiati più avvincente degli ultimi 30 anni. The Guardian ha raccolto anche la testimonianza di un altro ex informatore della polizia il quale ha riferito come gli informatori, dopo aver svolto il loro lavoro, sarebbero spesso abbandonati. La deputata Piera Aiello, componente della Commissione parlamentare antimafia, già testimone di giustizia, ha spiegato al giornale canadese come la storia dei due rifugiati brindisini sia molto “molto comune in Italia, che ha bisogno di testimoni ma non è in grado di proteggerli”. 

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