Brindisi, l'aeroporto e la Grande Guerra in un convegno di studi

Quinto appuntamento della serie "La Puglia, il Salento, Brindisi e la Grande Guerra", organizzato dalla sezione cittadina della Società di Storia Patria per la Puglia con il Rotary Club Brindisi, dedicato alla nascita della base aerea

Un equipaggio nell'aeroporto di San Vito durante il primo conflitto mondiale

BRINDISI - L’XI convegno nazionale di studi e ricerca storica, “La Puglia, il Salento, Brindisi e la Grande Guerra”, organizzato dalla sezione cittadina della Società di Storia Patria per la Puglia con il Rotary Club Brindisi, la Società Storica di Terra d’Otranto e l’adesione e collaborazione di Assoarma Brindisi, è giunto al suo quinto appuntamento. Il convegno ha approfondito un aspetto importante della storia locale, quello riferito alla base aerea di Brindisi.

La serata culturale, tenutasi martedì sera nella Sala Regia del Grande Albergo Internazionale, è stata aperta dagli indirizzi di saluto del presidente del Rotary Club Brindisi, Salvatore Munafò. “Il ruolo di Brindisi nella Grande Guerra, oggi visto come il ruolo della sua base aerea, rispecchia una conoscenza che dovrebbe essere alla base di uno spirito critico di ogni cittadino”, afferma Munafò. “Poter conoscere la nostra storia, quella più vicina a noi, ci permette sicuramente di poter vedere in maniera critica, ma anche in maniera molto più completa, quello che possono essere gli sviluppi che noi tutti stiamo quotidianamente vivendo”.

L'idroscalo di Brindisi durante la Prima guerra mondiale (collezione Valigia delle Indie)-4-2

Il secondo indirizzo di saluto è stato quello del professor Domenico Urgesi, presidente della Società Storica di Terra d’Otranto, che si è soffermato sullo sviluppo delle basi aeree di Brindisi, di San Vito dei Normanni e Otranto. “Il ruolo di Brindisi era fondamentale per contrastare la Marina austriaca e per coprire la parte meridionale dell’Adriatico”, evidenzia Urgesi. “La base navale e la base aerea successivamente, diventano fondamentali per contrastare la Marina e l’aviazione austriaca, perché dobbiamo ricordare che Brindisi fu bombardata subito dopo, nei primi giorni di inizio della guerra”.

Urgesi ha quindi ricordato le tre azioni di bombardamento partite da Brindisi sulla flotta austro-ungarica, lo sviluppo delle stazioni radiotelegrafiche e come l’aviazione diede un notevole contributo anche nelle operazioni di salvataggio dell’esercito serbo. Urgesi ha concluso il suo intervento ricordando la realizzazione a Brindisi di una serie di palloni aerostatici per la difesa dagli attacchi aerei nemici.

L'aeroporto di S.Vito

I lavori della serata sono stati introdotti e coordinati dal professor Antonio Mario Caputo, che ha ricordato come durante la prima guerra mondiale la Regia Marina realizzò a Brindisi una stazione provvisoria di idrovolanti. “La storia segna che siamo nel 1916. È una storia che si interseca con avvenimenti importanti di carattere internazionale”, afferma, “che avrebbe visto Brindisi e la sua base aerea coprire collegamenti e rotte commerciali con la Grecia, con i Paesi slavi e orientali”.

Poi Caputo si sofferma sul ventennio fascista, quando il capo del governo, Benito Mussolini, inaugurò l’aerostazione brindisina. “Durante la seconda guerra mondiale”, prosegue, “si progettano e realizzano nuove piste, adatte per lunghezza ed ampiezza a far decollare gli idrovolanti, che tuttavia sono costretti ormai a cedere il passo ai più potenti, dotati e più sicuri aerei, poiché questi hanno bisogno di piste adeguate al loro peso ed alla loro corsa di lancio prima del decollo”.

Da sinistra, Giuseppe Genghi, Giacomo Carito, Salvatore Munafò e Antonio Caputo-2

Di seguito il professore si è soffermato sullo sbarco del secondo corpo d’armata polacco guidato dal generale Wladyslaw Anders  nel nostro aeroporto.  “A Brindisi giunsero i mezzi, gli armamenti e la logistica, mentre nella vicina Taranto sbarcarono le truppe. Partendo da Brindisi le truppe polacche perseguirono lo scopo di risalire la costa adriatica per liberare le città dalle ultime guarnigioni tedesche”.

Dopo aver ricordato le gesta eroiche e i contributi delle truppe polacche per liberare l’Italia dal nazismo, il professore ha concluso la sua introduzione evidenziando come la base aerea di Brindisi si sia fatta onore “non solo in periodi e scenari di guerra, ma anche in plurime occasioni di grande emergenza in Italia e all’estero, quali terremoti, alluvioni, incidenti aerei e marittimi, trasporto di ammalati gravi e trapiantati, missioni di pace in zone di guerra e tanto altro”.

I saluti di Salvatore Munafò-2

Il primo intervento del convegno è stato quello di Giuseppe Genghi, presidente Assoarma Brindisi, che ha relazionato sulla storia dell’aeronautica a Brindisi e sui rapporti di volo scritti dai piloti della Stazione Aeronautica di Brindisi al rientro da una missione di guerra. Il generale prima di entrare nel vivo dell’argomento trattato, ha evidenziato l’importanza che ha avuto l’utilizzo, in servizio, del mezzo aereo durante la Grande Guerra ed ha concluso la sua relazione ricordando tre valorosi piloti che hanno operato presso la stazione aeronautica di Brindisi: Orazio Pierozzi, Francesco De Pinedo e Umberto Maddalena.

Il secondo intervento del convegno è stato quello del professore Giuseppe Teodoro Andriani della Società di Storia Patria per la Puglia che ha relazionato sul tema “La Stazione Aeronautica di Brindisi nella prima guerra mondiale. 1915-1918 ”. Lo storico ha ricordato che “con l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria- Ungheria, la Regia Marina italiana ampliò rapidamente il servizio aeronautico nel versante adriatico” ed ha evidenziato che “l’aereo si era dimostrato idoneo non solo nelle esplorazioni di vari settori di mare, ma anche e soprattutto nella ricerca e nella caccia dei sommergibili nemici, specialmente in una zona limitata come il canale d’Otranto”.

Da sinistra, Antonio Caputo e Giuseppe Teodoro Andriani-2

“I piloti”, prosegue lo storico, “erano in grado, se l’apparecchio fosse dotato di radiotrasmittente, di comunicare  tempestivamente con la base eventuali pericoli visti dall’alto, in modo da disporre la difesa”. Dopo un ricordo del pilota brindisino Oronzo Andriani, il professore ha descritto la stazione aeronautica di Brindisi all’inizio della guerra, che comprendeva la stazione degli idrovolanti sistemata sulla riva settentrionale dell’avamporto.

“Essa fu dotata di scivoli per la rapida ascesa in acqua e di una potente gru. Gradatamente furono innalzati alcuni hangar e costruite abitazioni per il personale. Il luogo rispondeva all’esigenza di un bacino marino sempre calmo ed ampio, abbastanza da permettere facilmente agli idrovolanti manovre sicure ed agevoli”, ricorda Andriani.

La base della Regia Marina durante la I Guerra mondiale

Il professore ricorda inoltre che “nell’immediato retroterra della stazione idrovolanti, sul lato ovest della rada esterna, a sinistra, uscendo dal Canale Pigonati, era dislocata la stazione aeronautica per le aeronavi, meglio conosciute come dirigibili” e che le missioni di esplorazione dell’aeronave consistevano “nell’esplorazione periodica delle acque circostanti la piazzaforte di Brindisi, la sorveglianza sistematica dei campi minati, la sorveglianza della rotta di sicurezza del porto, la scorta effettiva della rotta dei convogli eseguita in posizione avanzata rispetto alle navi. Le aeronavi che erano di stanza a Brindisi erano tre”.

Andriani si è quindi soffermato sugli attacchi aerei subiti dalla piazzaforte marittima di Brindisi nel corso della guerra. “Il contributo della stazione aeronautica brindisina fu notevole”, prosegue Andriani, “e contribuì, con la Marina Militare, al conferimento alla città di Brindisi, il 28 novembre 1923, della croce di guerra che fu aggiunta allo stemma della città”.

Bombardamenti di Brindisi attorno al comando Marina

Le conclusioni del convegno sono state affidate al professor Giacomo Carito, che ha evidenziato come ciò che è avvenuto durante la Grande Guerra ha avuto pesanti conseguenze per le scelte urbanistiche che allora furono fatte, “scelte urbanistiche che ancora oggi condizionano la nostra città”, afferma Carito, che ricorda la visita dell’ammiraglio Bettolo, “il quale rompe gli indugi e decide la creazione della base navale di Brindisi”.

Il vicepresidente regionale della Società di Storia Patria per la Puglia, ricorda quindi che la base navale di Brindisi servì a tenere confinata la flotta austro-ungarica in Adriatico e che “la base aerea costituì un efficacissimo supporto la cui importanza si rivelò in particolare durante la grande battaglia di maggio del Canale d’Otranto”.

Il tavolo dei relatori-8

Carito ha rilevato poi che la localizzazione della stazione idrovolanti suggerirà negli anni, “quando si svilupperà l’aviazione civile e quindi l’idroscalo di Brindisi diventerà un idroscalo essenziale per i collegamenti verso l’Egeo, di unirlo all’aeroporto. Quindi spostare, in sostanza l’aeroporto dalla localizzazione precedente, che era dove poi è sorta la base Nato, in agro di Brindisi, ma lungo la strada per San Vito, alla localizzazione attuale. Localizzazione che sì garantiva certamente il collegamento tra le due strutture, idroscalo e aeroporto, ma che ha condizionato ancora una volta, in maniera decisiva lo sviluppo urbanistico della città”.

Carito conclude affermando che: “le conseguenze delle scelte che allora furono fatte, hanno pesato e pesano ancora oggi sulla nostra città, sia in senso positivo ovviamente, che in senso negativo” e rilevando un altro aspetto molto importante, ossia lo sviluppo dell’industria metalmeccanica e i primi germi “di quello che poi sarebbe stato  ai giorni nostri il distretto aerospaziale brindisino”. 

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