Corruzione Enel, indagini sul “livello superiore”: in Procura l’elenco delle gare

L’imprenditore ascoltato a breve sulla posizione di altri fra quadri e dirigenti della centrale di Cerano, alcuni nominati nell’ordinanza di arresto, diversi coperti da omissis. Per i pm altri sapevano e facevano parte del sistema. In un memoriale tutti gli appalti per i quali il titolare della ditta sostiene di aver pagato tangenti

BRINDISI – I pubblici ministeri della Procura di Brindisi sembrano aver spostato in alto, in direzione del cosiddetto “livello superiore”, lo zoom dell’inchiesta sulla presunta corruzione negli appalti banditi all’interno della centrale Enel di Cerano. Perché c’è il sospetto che più di qualcuno fra quadri e dirigenti non solo fosse a conoscenza del “sistema di tangenti” denunciato per la prima volta dall’imprenditore di Monteroni di Lecce e successivamente esposto dai vertici romani della società,  ma che ne facesse parte con richieste di mazzette.

Conferenza inchiesta appalti Enel

Le domande che, al momento, sembrano essere finite al centro delle indagini coordinate dai sostituti Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio, sono le seguenti: chi sapeva? E poi: c’erano altri della centrale Federico II coinvolti negli accordi di natura corruttiva per l’assegnazione degli appalti?

Alcuni nomi che si riferiscono ai vertici brindisini dell’Enel, tra dirigenti e quadri, sono leggibili per intero nell’ordinanza di arresto eseguita lo scorso venerdì dai finanzieri. Il provvedimento tiene ancora in custodia cautelare Carlo De Punzio, il solo in carcere per il pericolo di inquinamento delle prove, Domenico Iaboni, l’unico a essere stato licenziato, Fabiano Attanasio, Vito Gloria e Nicola Tamburrano.

Per altri, invece, ci sono gli omissis a coprire le generalità, ma non le qualifiche. Ed è per questo che si inizia a parlare del “livello superiore”, di personale in servizio nella centrale di Cerano che si troverebbe in posizione sovraordinata rispetto agli attuali indagati. Ruoli di responsabilità, a quanto si apprende. Anche perché non è mistero che l’imprenditore prima di ottenere un incontro a Roma con i vertici di Enel Produzione spa, abbia mandato mail e fatto sapere all’interno della centrale di Brindisi che intendeva “parlare”, nel senso di denunciare tutto alla magistratura. Cercava di salvare la sua azienda  un passo dal fallimento per i continui pagamenti e i ribassi.

La svolta all’inchiesta, a quanto pare, potrebbe arrivare a breve  dall’ascolto dell’imprenditore che tentò il suicidio agli inizi dello scorso mese di marzo, dopo essere salito in cima al nastro trasportatore della centrale. I pm hanno già chiesto al gip l’incidente probatorio per due ragioni: innanzitutto è necessario “fissare” le dichiarazioni già rese dal titolare della ditta, vale a dire le accuse che costituiscono non solo gravi indizi ma prove a carico dei cinque arrestati, per essere “usate” una volta che sarà ottenuto il processo; in secondo luogo per verificare la posizione di altri rispetto ai quali lo stesso imprenditore avrebbe detto qualcosa nel corso degli interrogatori.

Ai verbali dei mesi scorsi, l’ultimo dei quali risale alla fine di marzo, sarebbe stato aggiunto un memoriale che l’imprenditore ha consegnato in Procura di recente, contenente l’elenco dettagliato delle gare che sostiene siano state contaminate da richieste di tangenti sotto forma di pagamenti in contanti, per assegni o altre utilità. I militari della guardia di finanza, diretti dal colonnello Tiziano La Grua, hanno già acquisito una mole di documenti direttamente negli uffici della centrale Enel, potendo contare sulla collaborazione della struttura societaria, a cui si aggiungono copie di assegni e documentazione bancaria. Tutto materiale necessario al riscontro.

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