Corruzione Enel: l’ex dipendente conferma e accusa i dirigenti di Cerano

Domenico Iaboni, l’unico a essere stato licenziato, interrogato per un’ora con la formula dell’incidente probatorio in vista del processo: “Bassi e De Filippo non solo sapevano, ma dicevano di firmare i Sal anche per lavori non eseguiti”. Sulle mazzette: “Dall’imprenditore ebbi 1.250 euro, in contanti, due volte tra Pasqua e Natale”

BRINDISI – “I dirigenti della centrale Enel di Cerano sapevano delle tangenti: erano loro a chiedere di firmare i Sal anche se i lavori non erano stati realizzati per intero. Più volte feci presente che non potevano essere autorizzate le liquidazioni delle fatture, ma mi dissero di procedere ugualmente e dall’imprenditore, alla fine, io stesso ebbi 1.250 euro in due tranche in contanti, una in prossimità di Pasqua e l’altra verso Natale”.

Questa mattina in poco più di un’ora, Domenico Iaboni, indagato nell’inchiesta sul presunto sistema di corruzione dietro l’aggiudicazione degli appalti nella Federico II e nel frattempo l’unico a essere stato licenziato dalla società elettrica,  ha affrontato l’incidente probatorio rispondendo alle domande dei pm Milto Stefano De Nozza e Francesco Vincenzo Carluccio, del gip Stefania De Angelis e dei difensori degli altri sette indagati, tutti accusati di corruzione continuata per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Questa mattina erano presenti per Fabiano Attanasi, il penalista Massimo Manfreda; per Carlo De Punzio, Giovanni Brigante e Claudio Ruggiero; per Vito Gloria Gianvito Lillo e per Nicola Tamburrano Pasquale Angelini. Presenti anche i difensori dei dirigenti Fausto Bassi e Fabio De Filippo, nei cui confronti -  a quanto pare -  Iaboni avrebbe fatto alcune precisazioni rispetto non solo alla conoscenza dei fatti, vale a dire al pagamento delle tangenti, ma alla richiesta di firmare gli stati di avanzamento dei lavori anche se l’appalto non era stato terminato.

Iaboni, infatti, avrebbe fatto espressamente i nomi di Bassi e De Filippo, menzionati per la prima volta dall’imprenditore di Monteroni che tentò il suicidio per la disperazione. In tal senso, quindi, ci sarebbe coincidenza fra il contenuto delle dichiarazioni dell’ex dipendente, in linea con quanto sostenuto in occasione dell’interrogatorio di garanzia del quale è stato acquisito il verbale,  e quelle rese il 6 giugno scorso, in incidente probatorio, dal titolare della ditta.

Diversa, invece, la genesi del rapporto con quest’ultimo e l’ammontare delle utilità ammesse da Iaboni perché l’impiegato che, nel frattempo ha impugnato il licenziamento, avrebbe riferito di essere stato sollecitato alla firma dei Sal sebbene in diverse occasioni si fosse opposto avendo constatato che i lavori non erano stati ultimati. Sul quantum delle tangenti, i pm contestano a Iaboni la somma pari a 14mila euro sino a giugno 2016, mentre l’indagato ha ammesso di aver ottenuto 1.250 euro, versati in contanti dal titolare della ditta anche dopo essere stato trasferito da Cerano a Rossano Calabro.

Il trasferimento venne deciso dai vertici romani dell’Enel dopo che l’imprenditore fece ascoltare la registrazione di una conversazione con un dipendente di Brindisi: non svelò il nome dell’interlocutore con il quale parlava di patate. Quel nome arrivò in un secondo momento e scattò il licenziamento. A questo punto, i pm sono pronti a chiedere il processo per tutti, portando al dibattimento le dichiarazioni rese dal titolare della ditta e da Iaboni. Va ricordato che a suo tempo all'inchiesta si era aggiunta anche una denuncia presentata da Enel Spa.

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